L’assegnazione del Possehl-Prize for International Art 2025 a Shilpa Gupta non è un semplice plauso, ma la celebrazione di una delle voci più urgenti e concettualmente penetranti del panorama contemporaneo. L’artista indiana, classe 1976 e di stanza a Mumbai, inaugura con l’occasione la sua prima, significativa personale museale in Germania: “We last met in the mirror”, allestita presso la Kunsthalle St. Annen di Lubecca. La rassegna, che riunisce circa venticinque lavori realizzati nell’arco di due decenni, non si limita a una retrospettiva, ma si configura come una profonda meditazione sulla fluidità del significato e sulla natura cangiante delle definizioni in un mondo in perenne dislocazione. Il titolo stesso allude a quella dislocazione percettiva che è il leitmotiv dell’opera di Gupta. L’incontro con l’opera non è una semplice constatazione, ma un confronto con l’immagine di sé filtrata da una realtà esterna, sempre negoziabile.

Shilpa Gupta, “Still They Know Not WhatI Dream”, 2021, installation view, motion flapboards 35 min. (loop), 2 parts: 23 x 237 x 12.5 cm each, Kunsthalle St. Annen, 2025, Courtesy: the artist and neugerriemschneider, © Shilpa Gupta, Photo: André Leisner
Il nucleo focale della ricerca di Shilpa Gupta è l’indagine sulla parola, concepita come materia instabile, un corpo vibrante, capace di agire, ferire o proteggere. La sua arte si sviluppa come un paesaggio mentale in cui il linguaggio perde la sua funzione strumentale per trasformarsi in esperienza pura, non descrivendo il mondo, ma mettendolo radicalmente in crisi. L’artista opera sulla soglia sottile tra visibilità e cancellazione, tra presenza e oscuramento. Questa dialettica si manifesta con urgenza nella sua indagine sulla censura e sulla repressione del potere. L’artista non solo denuncia, bensì espone le architetture stesse della coazione e ne restituisce il residuo poetico. Questa tensione tra silenziamento e sopravvivenza del verbo è drammaticamente incarnata in opere come For, In Your Tongue, I Cannot Fit (2017-18).

Shilpa Gupta, “Stars on Flags of the World”, 2012/2023, installation view, stars cast in wax in proportion to the volume of artist’s body, dimensions variable, Kunsthalle St. Annen, 2025, Courtesy: the artist, © Shilpa Gupta, Photo: André Leisner
Un centinaio di microfoni pendono silenziosi sopra fogli di testo trapassati da punte metalliche, evocando i versi di poeti imprigionati o perseguitati per ciò che hanno scritto. Le voci si sovrappongono, si rincorrono, si frammentano. La parola sopravvive, anche quando viene messa a tacere. La mostra di Lubecca include anche opere che portano avanti questa battaglia contro il controllo statale e sociale, come Spoken Poem in a Bottle (2018), che raccoglie i testi di autori banditi provenienti da secoli diversi, e l’installazione Untitled (2018-2023), anch’essa dedicata al tema della parola negata. Il linguaggio si configura in Gupta come un vero e proprio campo di battaglia dove si confrontano incessanti memoria e controllo.

Shilpa Gupta, “Untitled (Spoken Poem in a Bottle)”, 2018- ongoing, installation view, wood, glass bottles, light bulbs, 174 x 331.5 x 30.5 cm, Kunsthalle St. Annen, 2025, courtesy: the artist and neugerriemschneider, © Shilpa Gupta, photo: André Leisner
La ricerca di Gupta è profondamente nutrita dalle osservazioni sulla complessa realtà di Mumbai, un microcosmo di disuguaglianza sociale, fratture post-coloniali e dinamiche globali, che si sposta immediatamente in questioni universali. Il tema del confine emerge come concetto chiave, esplorato nelle sue declinazioni geografiche, ideologiche e psicologiche. L’artista, nata a Mumbai nel 1976, fonde le osservazioni radicate nel subcontinente indiano con interrogativi di portata universale. L’artista rende il confine tangibile e fragile al contempo attraverso oggetti e misurazioni minimali, ma densi di senso. Ad esempio, la scultura al neon 2652 mappa la tensione religiosa di Gerusalemme traducendo in un numero i passi tra il Muro del Pianto, la Moschea Al-Aqsa e la Chiesa del Santo Sepolcro. Altrove, l’opera 1:14.9 (2011/12) materializza il confine recintato tra India e Pakistan in una scultura costituita da una sfera di filo avvolto, un materiale elastico che ne evoca la precarietà e l’illusoria solidità.

Shilpa Gupta, “I Live Under Your Sky Too”, 2004 – ongoing, installation view, time-based light installation, 434 x 991 cm, Kunsthalle St. Annen, 2025, Courtesy: the artist and neugerriemschneider, © Shilpa Gupta, photo: André Leisner
Con l’installazione Stars on Flags of the World, l’artista sfida le nozioni preconcette di affiliazione invitando i visitatori a prelevare stelle di cera da bandiere mute, un gesto sottile e poeticamente sovversivo contro i simboli nazionalisti rigidi. Questa ricerca si basa sulla convinzione che l’arte debba tradurre questioni globali in un linguaggio universale. L’approccio multidisciplinare di Gupta, che abbraccia installazioni, sculture, opere sonore e video, culmina nell’invito allo spettatore a un confronto empatico, come nell’opera sonora I have many dreams (2007-2008), dove la voce di giovani ragazze che narrano i loro desideri per il futuro dimostra l’universalità delle speranze adolescenziali.

Shilpa Gupta, “I have many dreams”, 2007 – 08, installation view, archival print on canvas, sound, 4 parts, each 168 x 137 cm, Kunsthalle St. Annen, 2025, courtesy: the artist, © Shilpa Gupta, photo: André Leisner
L’esposizione trova una risonanza particolare nella sede di Lubecca. La Kunsthalle St. Annen è uno spazio architettonico unico, sorto sull’area dell’ex chiesa del monastero agostiniano, dove la struttura prismatica contemporanea incontra e ingloba le rovine storiche. Questo dialogo tra il moderno e la stratificazione del passato si sposa perfettamente con l’arte di Gupta, che lavora per stratificazione e implicazione, creando zone di interrogazione anziché illustrazioni. Il Possehl Prize, dotato di 25.000 euro, è erogato dalla Possehl Foundation, un’istituzione nata dalla volontà del fondatore Emil Possehl affinché «i frutti della mia vita di lavoro andassero a beneficio della mia amata città natale». La Fondazione si dedica a riconoscere esponenti dirompenti dell’arte contemporanea internazionale, con l’obiettivo esplicito di costruire ponti culturali e tematici tra Lubecca e il mondo. L’opera di Gupta, con la sua sensibilità socio-politica e la vasta gamma di espressioni formali, incarna perfettamente questa visione, offrendo al pubblico tedesco la possibilità di riflettere sulle proprie esperienze nello specchio degli sviluppi globali.

Shilpa Gupta, “Listening Air”, 2019-2022, installation view, multi-channel sound installation, speakers, microphones, lights, printed text on metal stands, Kunsthalle St. Annen, 2025, courtesy: the artist and neugerriemschneider, © Shilpa Gupta, photo: André Leisner
In ultima analisi, l’opera di Shilpa Gupta non consola, ma disorienta. Non fornisce risposte definitive, ma stimola l’osservatore a un exercitium di ascolto e di dislocazione sensoriale. La sua forza risiede nella capacità di far emergere l’urgenza politica dell’invisibile attraverso forme minimali e silenzi eloquenti. L’artista rovescia il discorso, invitando lo spettatore a un confronto empatico con l’altro. Di fronte all’imperante condizionamento esterno e interno, l’opera di Gupta pone una domanda ineludibile, che risuona come un mantra concettuale: non “questo è il senso”, ma “sei disposto a perderti?”. È in questa vertigine che risiede l’atto supremo di un’arte che amplifica l’esistenza e si fa sensoriale presenza che rovescia il significato, vedendo, sentendo e parlando senza negazioni.
Info:
Shilpa Gupta. We last met in the mirror
27/09/2025 – 01/03/2026
Kunsthalle St. Annen
Possehl Prize for International Art 2025
Beckergrube 38-52, Lübeck (DE)
kunsthalle-st-annen.de

Art Curator e Art Advisor, laureato in Arti Visive e Mediazione Culturale, con Master in Pratiche Curatoriali, classe ’95, vive a Napoli. Collabora con Gallerie e Spazi Indipendenti, la sua ricerca è incentrata principalmente sulla Pittura Emergente, con uno sguardo attento e propenso anche su altre forme di linguaggio estetico.



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