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Soglie. La fotografia di Martina Esposito

Soglie. La fotografia di Martina Esposito

Al limite del distanziamento, della chiusura sociale e fisica a cui siamo stati sottoposti durante l’emergenza sanitaria iniziata lo scorso marzo, ci sono gli artisti, da sempre sensibili alle vicende di cui siamo testimoni. Oggi ho incontrato una fotografa, Martina Esposito, che col suo progetto Soglie ha aperto uno spiraglio durante i mesi del lockdown nelle barriere che in questo periodo ci hanno accompagnato.

I suoi scatti sono ispirati alle sperimentazioni condotte da fotografi come Vera Lutter e Abelardo Morell a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e risultano molto lontani dai lavori d’indagine sociale già realizzati da Martina. Le riprese del resto testimoniano, in questo caso, il lavoro introspettivo di un’artista che, nella costrizione all’immobilità, riflette sul silenzio e l’attesa attraverso un amalgama di visioni d’interno ed esterno.

Alcune immagini hanno un taglio largo, documentaristico, altre si soffermano su un dettaglio intorno al quale si sovrappongono proiezioni e oggetti reali in una combinazione che interroga l’occhio sui confini oggettivi, fisici, che ci limitano dall’esterno, e quelli individuali o collettivi, autoimposti e interiori.

Racconta Martina: «Le pareti della mia casa cominciavano a farsi strette e pesanti, come mai le avevo sentite prima. Ho trasformato le mura che ci rinchiudono nel mondo che c’è fuori, quel mondo a cui vogliamo tornare. Ho trasformato le stanze, i corridoi in camere oscure».

La serie infatti comprende nove riprese d’interno eseguite con Nikon d750-obiettivo 24-70 2.8 e l’ausilio di un foro stenopeico che trasporta, capovolte, sulla parete opposta le immagini che penetrano dal foro, proprio come in una camera oscura a misura l’uomo. Sorprende notare la fortuna con cui questa procedura semplice e rudimentale, quasi una passeggiata archeologica nella storia della fotografia, si presta al reportage moderno.

La fotografa è stata così in grado di registrare, lenta, l’atmosfera di silenzio e sospensione che i negozi chiusi, le strade di Napoli deserte e gli sguardi annoiati del vicinato hanno conferito alle settimane di arresto pandemico. Nata come risposta fotografica ai diari di quarantena, Soglie è infatti una serie decisamente lontana dalla brulicante realtà partenopea. Il progetto registra l’impronta insolita di un mondo esterno troppo silenzioso e statico col quale l’artista cerca di mantenere un contatto necessario.

La composizione rifiuta la vacuità delle stanze riversandovi scenari tratti dall’esterno in una sovrapposizione che predilige i toni del bianco, del marrone fortemente contrastati e talvolta dell’azzurro. A interferire coi netti contorni degli oggetti la stratificazione delle immagini che spinge l’osservatore al di fuori dei confini dei locali. «L’evasione che fa da spinta al progetto è totale: riguarda lo spazio domestico, le abitudini che abbiamo imparato a considerare scontate, la condizione della generazione senza futuro per eccellenza, i millennials» conferma l’artista.

Martina Esposito (Napoli, 1991, vive a Napoli) è vincitrice di molti premi tra cui il premio Tiziano Campolmi in occasione di Setup Contemporary Art Fair 2018. Ha inaugurato la sua prima personale nel marzo 2018 presso il Castel dell’Ovo di Napoli. Per la prossima stagione ha in programma un appuntamento espositivo con Area35mm.

Sara Fosco

Info:

martinaespositoph20@gmail.com

martinaespositoph2.wixsite.com

Le immagini appartengono alla serie Soglie,  courtesy Galleria FadiBé, Messina e Area35mm, Napoli

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