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Solitudine senza aria: immersione nell’acqua...

Solitudine senza aria: immersione nell’acquario pittorico di Sergio Fiorentino

Una certa forma di solitudine viene evocata da una dimensione pittorica senza aria, con soggetti solitari, da accostare pindaricamente alle vibranti parole di una nota canzone che intona queste due parole: “siamo soli”. Ormai viviamo in una società fatta di immagini, media, informazioni continue, applicazioni e collegamenti wifi, a tutte le ore del giorno e della notte. Eppure nella parte più industrializzata del mondo c’è un altissimo numero di persone smarrite e sole.

Magari vi chiederete dove voglio arrivare, parlando di solitudine e di pittura? Ma non riesco a non tessere collegamenti che partono dall’arte contemporanea per riflettere sulle nostre vite e capire verso dove stiamo andando. Così approdo alla parola “solitudine” e al concetto chiave di “isolitudine”, in modo insolito, facendovi traghettare verso un’isola come la Sicilia per scoprire un artista notevole che racconta, con la sua pittura, quella sensazione di vivere o di morire fuori dal tempo.

Lui si chiama Sergio Fiorentino, classe 1973. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Catania, inizia a interessarsi anche al design e alle arti decorative del XX secolo, ma ciò su cui mi voglio focalizzare sono i visi, gli sguardi dei suoi soggetti sospesi, quasi nuotatori di un mondo invisibile. Volti grandi e, nonostante la loro grandezza, su di essi linee che tracciano la fragilità del vivere e una certa forma di dolore intriso nello sguardo spento e assente. Potrebbero essere già morti ma le pennellate di Fiorentino li riscattano, resuscitandoli a nuova vita dentro la sua pittura, a tratti, embrionale. Pittura che vi presento come fosse un acquario pittorico dove i soggetti solitari galleggiano, navigano su sfondo monocromatico fluido. Senza aria.

Immersi in una dimensione priva di tempo e di età, nella simbolica “isolitudine” che non è certo Itaca ma un’isola lontana dalla vita terrena, i soggetti ritratti sono soli e ognuno di loro appartiene a questa visione corale di solitudine che accomuna i respiri soffocanti. L’umanità dell’acquario pittorico di Fiorentino ci riguarda tutti perché segna la distanza che ognuno di noi crea tra sé e i mondi che non ci appartengono, tra noi e gli altri, tra noi e la solitudine degli altri. Pittura presente in un qui e ora metafisico che annulla le categorie di spazio-tempo in nome dei disagi e dei solchi dell’anima. Senza tempo, appunto.

Si resta turbati e attratti, colpiti da una inquietudine, appartenente più ai vortici dell’esistenza e al mistero del morire soli. Questa è la potenza della pittura di Fiorentino: ci porta lì dove nessuna applicazione, nessun media può farci andare. Siamo nel regno dei vivi o dei morti? Forse di entrambi, ma è ciò che compete alla Pittura e a un’alta forma di Poesia, impressionarci ed emozionarci in modo forte affinché lo sguardo sopito e bulimico dei nostri tempi possa essere attratto da visioni urgenti.

Nonostante la sua pittura sia come un’apparizione che potrebbe improvvisamente sparire alla visione dell’osservatore, i volti dei suoi soggetti sono lì ad attendere di essere visti da molti di voi. Se ogni pittura ha un messaggio segreto da consegnare, davanti ai visi di Fiorentino la percezione è di vedere galleggiare staticamente questi sguardi nelle acque della segretezza silenziosa, dolente e urgente. Rimarrete con lo sguardo attonito e impressionato perché questi soggetti ci ricordano che sì, “Siamo soli”. Siamo immersi nel mistero della vita e della morte e se ci fosse una vita dopo la morte, questa sarebbe un acquario senza aria.

Nilla Zaira D’Urso

Info:

www.sergiofiorentino.it

Sergio Fiorentino di fronte a “Ritratto con fili blu”, olio e acrilico su tela, 2019, collezione privata

Sergio Fiorentino,”Volto”, olio e acrilico su tela, 2020, collezione privata


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