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Stefano Arienti: la vita delle cose in “Colt...

Stefano Arienti: la vita delle cose in “Coltivazioni erbacee” a Palazzo Marchi a Parma

Manipolare, camuffare e alterare una pagina, un libro o un’enciclopedia intera. Stefano Arienti (1961, Asola) da anni archivia e conserva libri e volumi sui quali interviene attraverso falsificazioni ironiche e rimaneggiamenti. Cancella e piega, dissimulando la realtà e attuando una modalità operativa rigorosa che attinge alla processualità tipica degli anni Settanta, in cui l’azione di (de)costruzione di un oggetto e la materialità dello stesso ne influenzano l’esito. Tagli, curvature della carta, flessioni minime o conquiste formali generano architetture inaspettate. I libri manipolati sono il risultato di questo procedere per tentativi e sequenze, che si ripetono in gesti replicati ma mai uguali, poiché frutto della manualità e delle intenzioni della materia.

Stefano Arienti, “Coltivazioni erbacee”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Ela Bialkowska OKNO Studio

Stefano Arienti, “Coltivazioni erbacee”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Ela Bialkowska OKNO Studio, courtesy Palazzo Marchi

“Coltivazione erbacee” è un’opera della fine degli anni ʽ80, risultato della manomissione di un vecchio testo universitario dal titolo omonimo, le cui pagine vengono piegate, pinzate e bloccate tra la facciata anteriore e posteriore del libro. Ma è anche il titolo della mostra pensata per l’elegante Palazzo Marchi a Parma, edificio privato e aperto al pubblico attraverso un programma di visite coadiuvate dall’associazione ArcheoVea, che fino al 14 dicembre 2025 ospiterà il progetto di Arienti. Curata da Elena Bray, è accompagnata da una pubblicazione con un testo critico della curatrice e i disegni dell’artista, l’esposizione è realizzata in collaborazione con Via Industriae Publishing. Arienti guarda il mondo recuperando una parte della sua “cultura materiale” (i libri) e lo reinventa, riproponendolo all’interno di un percorso in cui l’oggetto perde la sua natura originaria per seguire nuove configurazioni estetiche e significanti. Il libro-oggetto si inserisce in una narrazione storico-artistica che attinge alle avanguardie e che, nel tempo, si è trasformata assumendo una condizione di completa autonomia. L’artista, attraverso una modalità distorsiva, agisce sui libri sperimentando le caratteristiche della materia, la sua fragilità, la resistenza della carta alla piega, allo strappo e alla perforatura. Le sculture di carta sono il risultato di una sofisticazione intenzionale che porta a esiti inattesi.

Stefano Arienti, “Coltivazioni erbacee”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Ela Bialkowska OKNO Studio

Stefano Arienti, “Coltivazioni erbacee”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Ela Bialkowska OKNO Studio, courtesy Palazzo Marchi

Nella sala cinese con le pareti affrescate con palme e alberi, “Identificazione sistematica dei componenti organici” (1988), si dispiega come un’onda sismica, propagandosi lungo il pavimento in parquet mosaico con lamelle a quadrotte, creando una forma antropomorfa che pare colonizzare lo spazio.  In “Turbine” la carta si ripiega su sé stessa, fino a ottenere forme riconoscibili nell’apparato iconografico dell’artista, già a partire dalla fine degli anni ʽ80. Attraverso il gesto della piegatura, Arienti crea sculture che, pur rimandando a un immaginario industriale, si presentano nella loro leggerezza esecutiva, dialogando in un perfetto mimetismo con l’ambiente.

Stefano Arienti, “Libri cancellati”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Ela Bialkowska OKNO Studio, courtesy Palazzo Marchi

Stefano Arienti, “Libri cancellati”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Ela Bialkowska OKNO Studio, courtesy Palazzo Marchi

Quando non piega, Arienti sottrae immagini e testi agli oggetti usando la tecnica del collage e della cancellatura. Che si tratti di pittura muraria come in “Elenco telefonico dipinto” degli anni ʽ80, di cancellature con la gomma che sottraggono i testi ai libri, come nei libri pop-up o in quelli stampati su carta patinata di “7 libri di animali” e “Hide and Seek”, degli inizi degli anni ʽ90, o ancora di omissioni nell’enciclopedia di “Natura natura natura” (2009), in cui applica sovraccoperte di una medesima collana, omonima al titolo, a volumi dello stesso formato ma relativi ad altri argomenti. La contraffazione è reale nelle immagini, spesso ironiche, erotiche e horror, dei libri con opere d’arte sulle copertine e nelle dodici monografie dedicate agli artisti, tra cui Enzo Cucchi, in cui sostituisce le opere con i gatti, o le composizioni floreali al posto dei lavori di Giulio Paolini. Interpolazioni arbitrarie che invitano il pubblico a confrontarsi con gli oggetti nel tentativo di riconoscere l’inganno.

Stefano Arienti, “Coltivazioni erbacee, Composizione chimica degli elementi”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Domenico Buttafoco, courtesy Palazzo Marchi

Stefano Arienti, “Composizione chimica degli elementi”, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Domenico Buttafoco, courtesy Palazzo Marchi

L’installazione “Enciclopedia” (2025), che occupa gli ambienti della sala delle feste al piano nobile, è costituita da volumi sparsi su sedie bianche e sul pavimento, insieme a nuvole di lana cardata. I volumi diventano luoghi in cui cercare le intromissioni realizzate con la tecnica dello spolvero, tipica della decorazione muraria e per il recupero degli affreschi. Nel candore dello spazio con le pareti stuccate da Giocondo Albertolli con il foliage di gusto francese, Arienti costruisce una dimensione intima e poetica, con la luce naturale che attraversa le vetrate, creando la percezione di un luogo senza tempo. Camuffamenti più o meno evidenti, falsificazioni e distorsioni sofisticate, ma anche tagli che Arienti pratica sezionando con la stessa trancia impiegata per fabbricarli, come nei romanzi, nei saggi e nei testi scientifici di “Libri tranciati, 2006”; con le foto di ritratti in copertina  “Albert”, 2006, o ridimensionati nel formato (“Nomi al taglio”, 2007-2008) tagliando il bordo bianco, dedicati alle biografie di personalità che hanno vissuto traumi o morti violente.

Stefano Arienti, “Albert”, Palazzo Marchi, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Domenico Buttafoco, courtesy Palazzo Marchi

Stefano Arienti, “Albert”, Palazzo Marchi, installation view at Palazzo Marchi, Parma, 2025, ph. Domenico Buttafoco, courtesy Palazzo Marchi

Tagli, incisioni e perforazioni, fanno parte del linguaggio dell’artista come in “Studio per targa Anche-In/Arch 2006” del 2007, o nell’opera site-specific per il cortile del palazzo, “Orto di libri”, in cui ha inciso anche gli alberi di bambù, che insieme ai semi delle piante e ai tronchi (questi ultimi recuperati dal giardino di Anna Marchi), fanno da sfondo alle cassette di legno e di plastica contenenti i libri forati. Quelle di Arienti sono opere vive anche quando si tratta di libri. Nascono da un’azione di cura e di attenzione nel tentativo di recuperare oggetti, storie e memorie soggette alla temporalità e a una condizione di mutamento indotto e naturale. Forme che si arrendono a divenire altro, tra l’involontarietà della materia e il gesto artistico.

Elena Solito

Info:

Stefano Arienti. Coltivazioni erbacee
A cura di Elena Bray
19/10/2025 – 14/12/ 2025
Palazzo Marchi
Strada della Repubblica, 57 Parma
www.palazzomarchi.it


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