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Sul margine del visibile. Romanticismo visionario ...

Sul margine del visibile. Romanticismo visionario nelle opere di Marina Rheingantz in mostra all’ICA di Milano

Le opere di Marina Rheingantz, esposte in occasione della mostra Rodamoinho curata da Alberto Salvadori, sono panorami viscosi, opalescenti e impalpabili. I quadri alludono a una figuratività estremamente sintetica, frutto di una personale elaborazione della pittura di paesaggio. Nei suoi lavori la natura risulta parzialmente celata all’occhio. I luoghi dell’infanzia e gli spazi pianeggianti di Araraquara, regione natale di Rheingantz, sono sottoposti a un processo di decantazione nella retina e nella memoria dell’artista.

Marina Rheingantz, “Afresco”, 2025, oil on canvas, 210 x 300 cm, courtesy the artist and ICA Milano

Marina Rheingantz, “Afresco”, 2025, oil on canvas, 210 x 300 cm, courtesy the artist and ICA Milano

Nel contrasto tra velature atmosferiche e isole dense di materia sono rivelate le qualità sensibili e visive della pittura. Le superfici mostrano una stratificazione dal sapore geologico, argilloso, salmastro e alcalino. Rheingantz opera con strati densi e impasti grassi, ricercando la tridimensionalità e la naturalezza del colore. Nelle sue tele la composizione soccombe sotto la fisicità della pittura, l’orizzonte scompare e la visione si trasforma in epifania. Il risultato, come in Sand Storm (2025) e Afresco (2025), è la produzione di paesaggi inquietanti e affascinanti, dove l’occhio si perde, aiutato talvolta dal grande formato. Rheingantz, nel contrasto tra tono, spessore, luce e texture, nonché nella formulazione di una topologia eterea e fantastica, scopre l’architettura plastica del sublime. Nell’ordito pittorico l’occhio rintraccia arbusti sottili, paludi fantastiche, ecosistemi fragili e microcosmi sospesi. La pittura di paesaggio diventa spettro delle emozioni dell’artista, il turbinio della natura il luogo della vertigine estetica. La superficie del quadro è lo spazio dell’introspezione e dell’impressione.

“Marina Rheingantz. Rodamoinho”, installation view, curated by Alberto Salvadori. Ph. credits Andrea Rossetti Archive, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

“Marina Rheingantz. Rodamoinho”, installation view, curated by Alberto Salvadori. Ph. credits Andrea Rossetti Archive, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

Nelle opere di Rheingantz si ritrova la decostruzione dell’immagine operata dal tardo Monet, ma anche la resa atmosferica di Impression, soleil levant (1872). In Carrapicho (2025) l’incanto fiabesco e la palette cromatica rimandano alle texture di Peter Doig. Gli eleganti tocchi di colore di Bouquet (2025), ben distinti dal fondo diluito color cipria, ricordano per raffinatezza pittorica alcuni esempi di De Pisis. Il linguaggio monumentale e intimo elaborato da Rheingantz, capace di tradurre in immagini il sentimento del paesaggio, si presta al dialogo con opere di Joan Mitchell, come Evening on 73rd Street (1957), e di Helen Frankenthaler. In questo caso il confronto ricade su quadri degli anni Settanta e Ottanta, come Dream Walk Red (1978), Carousel (1979), Cathedral (1982) e Grey Fireworks (1982).

Marina Rheingantz, “Bouquet”, 2025, oil on canvas, 130 x 150 cm, ph. Eduardo Ortega, courtesy the artist and ICA Milano

Marina Rheingantz, “Bouquet”, 2025, oil on canvas, 130 x 150 cm, ph. Eduardo Ortega, courtesy the artist and ICA Milano

Il segno vibratile, unito alla tendenza di Rheingantz a lavorare la tela per grumi e sovrapposizioni di colore, è memore delle grandi tele di Cy Twombly, come Bay of Naples (1960), dove agglomerazioni cromatiche e sottili grafie emergono dal fondo lattiginoso. I due artisti sono accomunati da una radice romantica, che per Rheingantz conduce alla pittura di paesaggio e per Twombly dipende dell’eredità dell’espressionismo astratto. Entrambi operano una mappatura del ricordo, Twombly in senso materico-scritturale, Rheingantz affidandosi alla consistenza plastico-figurale della memoria. Nella forma bidimensionale dell’arazzo, l’elaborato pattern cromatico formulato dall’artista brasiliana apre a un confronto con le stratificazioni prodotte da Clyfford Still, ad esempio PH-960 (1960).

Marina Rheingantz, “Maritaca”, 2025, Oil on canvas, 250 x 370 cm, Ph. Eduardo Ortega, courtesy the artist and ICA Milano

Marina Rheingantz, “Maritaca”, 2025, oil on canvas, 250 x 370 cm, ph. Eduardo Ortega, courtesy the artist and ICA Milano

Ancora più che in Medusa (2025) è nelle stanze del piano superiore che il lavoro tessile di Rheingantz sorprende il visitatore. Il tessuto è intrecciato secondo elaboratissime trame jacquard dai motivi vegetali. Il riferimento agli affreschi delle Domus antiche, alle stanze papali di Avignone, fino agli elegantissimi orti conclusi medievali, conferisce al lavoro di Rheingantz un valore non solo visivo ma anche architettonico. La pennellata si fa struttura, il filato permette all’artista di decostruire i tocchi spontanei di colore in azioni meccaniche.

“Marina Rheingantz. Rodamoinho”, installation view, curated by Alberto Salvadori. Ph. credits Andrea Rossetti Archive, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

“Marina Rheingantz. Rodamoinho”, installation view, curated by Alberto Salvadori. Ph. credits Andrea Rossetti Archive, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

Se nelle opere pittoriche sembra regnare una temporalità decelerata, dettata da uno spazio entro cui le cose affondano o appaiono lontane, alla stregua di un miraggio, il passaggio alle quattro dimensioni dell’architettura aggiunge al progetto di Rheingantz la visionarietà dell’incontro tra l’arte e la vita. Lo studio sulla tela, che per definizione segna i confini di una spazialità immaginata, corrisponde al regno delle ipotesi, del teorema e del sogno. Il passaggio alla scala architettonica implica il salto allo stadio della dimostrazione, l’applicazione del linguaggio cromatico-plastico alla misura del reale.

Info:

Marina Rheingantz. Rodamoinho
a cura di Alberto Salvadori
20/11/2025 – 7/03/2025
ICA Milano
Via Orobia 26, 20139 Milano
www.icamilano.it


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