VILLAE ricerca 7 performer volontari di sesso maschile

VILLAE ricerca 7 performer volontari di sesso maschile da coinvolgere nella performance dell’artista visivo Ruben Montini, dal titolo Did you ever fall in love again?, che si terrà presso il Teatro Marittimo a Villa Adriana il 19 settembre 2019 nell’ambito del progetto LEVEL 0, in collaborazione con Art Verona.

Si richiede interesse per le arti visive e forte desiderio motivazione, è gradita ma non necessaria esperienza in ambito performativo o teatrale.

È richiesta la disponibilità a tempo pieno per l’intera giornata del 19 settembre 2019.

È possibile candidarsi inviando una email entro domenica 8 settembre 2019 all’indirizzo: villaexhibitions@beniculturali.it

Modalità per candidarsi
La mail dovrà avere come oggetto: OPEN CALL PERFORMER
E contenere nome, cognome, età e altezza.
È possibile allegare lettera di presentazione (max 2000 battute)
Gli esiti delle selezioni e la conferma per la convocazione saranno comunicati via email.

Info
Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – VILLAE
Villa Adriana – Largo Marguerite Yourcenar, 1 00019, Tivoli (RM)
email: villaexhibitions@beniculturali.it

Ruben Montini
Nato a Oristano nel 1986, vive e lavora tra il Lago di Garda e Milano.
Nel 2008 ha conseguito un BA in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 2010 un MA in Fine Arts presso il Central Saint Martin’s College of Art & Design di Londra.
La sua mostra personale “MADRE” è in corso fino a Marzo 2020 presso la Aleš South-Bohemian Gallery, Hluboká nad Vltavou, nella Repubblica Ceca.
Ha partecipato a numerose mostre internazionali, sia in istituzioni private che in istituzioni pubbliche come: NOMUS Nowe Muzeum Sztuki, Danzica (upcoming); Kunsthalle West Eurocenter Lana, Merano (upcoming); The Brno House of Arts, Brno (2018); Museum Europäischer Kulturen, Berlino (2017); MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro (2017); Zisa, Palermo (2016); Tenuta dello Scompiglio, Lucca (2016); Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castel, Varsavia (2015); Museo Ettore Fico, Torino (2015); Fargfabriken, Stoccolma; Oratoire du Louvre, Parigi (2015); Bienal del Fin del Mundo, Buenos Aires (2014-2015); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2014); Co Ca Znaki Czausu, Torùn (2013 – 2012); Castello di Rivoli, Torino (2008); MKG, Belgrado (2008). Il suo lavoro è stato recensito in diverse riviste internazionali ed è stato recentemente pubblicato nel libro “Queer in Art: 1969-2019” a cura di Evert van Straaten e Anton Anthonissen (Amsterdam). La sua ricerca artistica si caratterizza per l’uso di un linguaggio visivo che è al contempo radicale, romantico e nostalgico, con riferimenti alla storia della performance e soprattutto a quelle opere realizzate dalle artiste femministe dell’Europa Centrale fra gli anni ’60 e gli anni ’70. Il suo lavoro si focalizza su argomenti urgenti in riferimento a comunità che stanno cambiando la geografia sociale europea, sviluppando un’analisi su cosa significhi per lui essere un cittadino dei nostri giorni, un migrante all’interno dell’Unione Europea e essere parte della popolazione LGBTQI.




Il Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino cerca artisti

Open call per artisti che lavorano con la fotografia e l’immagine contemporanea indetta dal Museo Nazionale della Montagna a Torino. Selezione di 3/4 artisti.
Deadline candidatura 25 settembre 2019
Premio produzione 8.000 euro (al netto di IVA e contributi previdenziali di legge)
Oggetto Il Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino (di seguito Museomontagna) nell’ambito del progetto iAlp “Musei Alpini Interattivi” procederà all’organizzazione di una mostra multimediale avente come tematica la fotografia di montagna. L’esposizione sarà realizzata sotto la responsabilità scientifica e organizzativa del Museo e con la curatela di Veronica Lisino, conservatore della Fototeca del Museo, e di Giangavino Pazzola, curatore esterno.

A tale fine, il Museomontagna lancia il bando per la selezione di 3/max 4 artisti da invitare a ideare un progetto espositivo inedito da includere all’interno di una mostra multimediale collettiva che, attraverso lo sguardo contemporaneo, valorizzi il ruolo degli archivi fotografici nella produzione di nuova conoscenza.

A partire proprio dallo studio e dalla valorizzazione delle raccolte e dei fondi storici conservati dall’istituzione torinese, infatti, la mostra indagherà le diverse rappresentazioni della montagna nel corso degli anni attraverso l’esplorazione dei suoi stereotipi più classici, nel tentativo di decolonizzare, riscoprire e rileggere l’immaginario montano. Preconcetti non solo paesaggistici dunque, ma anche sociali e culturali, consolidatisi nel tempo grazie all’utilizzo dell’immagine fotografica come strumento di comunicazione sempre più spesso collegata a dinamiche di crescita economica a base turistica e di brand identity. Allo stesso tempo, la mostra sarà una riflessione sullo statuto della fotografia, i suoi usi e significati, dalle prime esplorazioni alpine al giorno d’oggi. In questo senso, tale ricognizione indagherà quali stereotipi sono stati creati, quanti accanto a questi se ne sono aggiunti e quanto essi sono diffusi nella rappresentazione contemporanea.

La mostra sarà realizzata nel maggiore dei due spazi dedicati alle mostre temporanee presso il Museomontagna di Torino a partire da inizio marzo 2020 e rimarrà allestita sino a ottobre 2020.

Il premio produzione per ogni artista è di 8.000 euro e include la progettazione e la realizzazione di un lavoro inedito, l’eventualità di prestito di opere aggiuntive precedentemente realizzate ma pertinenti con il tema in oggetto, la disponibilità a interagire a livello comunicativo per la diffusione del progetto (es. possibili TakeOff o curatela dell’immagine di Instagram per un periodo di tempo concordato) e a confrontarsi con i curatori e il comitato di selezione di questa call per l’allestimento delle proprie opere. I lavori dovranno essere realizzati entro metà febbraio 2020, prima della fase di allestimento e montaggio della mostra. I candidati selezionati saranno supportati nello sviluppo dei loro progetti dai curatori, con cui potranno confrontarsi durante tutto il periodo di ideazione e realizzazione dei propri lavori. La consultazione dell’archivio sarà possibile e supportata per l’intero periodo di sviluppo del progetto. Entro 30 giorni dalla comunicazione dell’esito della selezione, sarà effettuata una prima visita esplorativa agli archivi e, a seguire, entro la medesima scadenza, dovrà essere consegnato il progetto nelle sue linee principali di ideazione e realizzazione. Ai partecipanti selezionati è pertanto chiesto un approfondimento della prima ipotesi di lavoro presentata nella candidatura, per l’approvazione del progetto da parte del comitato di selezione, a cui seguirà la fase di messa a punto definitiva. Sarà criterio preferenziale di selezione la disponibilità a lasciare le opere prodotte, parte di esse, o la documentazione del processo creativo che ne ha portato alla realizzazione, in proprietà al Museo committente, firmate e autenticate, anche in forma di prove d’artista o di esemplari senza vincoli di tiratura. Il Museo intende così perseguire l’attività di incremento e aggiornamento delle proprie collezioni, con particolare attenzione al contemporaneo, in vista anche di un riallestimento futuro dell’esposizione permanente. È intenzione del Museo far circuitare la mostra grazie alle collaborazioni nazionali e internazionali che l’istituzione intrattiene con altri enti e spazi espositivi. A tal fine si richiede ai partecipanti la disponibilità di un comodato gratuito di tutte le opere prodotte per un periodo di 4 anni. L’intero processo sarà restituito per mezzo di una pubblicazione trilingue (italiano, francese e inglese), corredata sia da schede opere sia da testi di approfondimento dei curatori del progetto.

Tema La diffusione massiva delle immagini che riproducono la montagna fondano un’idea – al contempo estetica ed etica – di uno spazio non solo geografico, ma anche economico, sociale e culturale ben definito e – per contrasto – limitato. In una rappresentazione spesso retorica e stereotipata concetti quali autenticità e altezza caratterizzano la montagna, contrapponendola fatalmente, in una visione troppo assolutista e superficiale, alla dimensione urbana, soggetto privilegiato di generi fotografici, quali la street-photography per esempio, che restituiscono di frequente una rappresentazione spaziale e umana del contesto urbano bassa e degradata, adatta agli ultimi e ai reietti. In Simboli della montagna (2017), lo studioso Franco Brevini individua tre stereotipi diffusi sui quali si impernia la rappresentazione della montagna:

a) la “montagna incantata”, uno spazio ancora meravigliosamente suggestivo, corrispondente al diffuso bisogno di ritorno alla natura;
b) la “montagna che cura”, ovvero un territorio che può offrire all’uomo una possibilità di rigenerazione, in linea con lo stereotipo salutista che si è imposto a partire dai primi anni del Novecento; c) la “montagna della conoscenza corporea”, dove le cime diventano un’occasione di sperimentazione personale, nel senso di una piena presenza con il proprio corpo in un ambiente, e di continuo confronto con il limite.

Il ruolo dell’immagine e del linguaggio fotografico è in questo senso determinante, sia per la generazione sia per il consolidamento dei modelli preconfezionati (cfr. gli studi di Marie-Ève Bouillon). E, a sua volta, il preconcetto contribuisce alla definizione stereotipata dell’identità dei luoghi, in maniera così efficace da fornire una rappresentazione capace di sostituirsi a quella reale. Il nostro processo visivo non è più frutto di una selezione originale e soggettiva, ma è la riproduzione di quanto si è preventivamente assimilato.
In virtù di tale riflessione preliminare, si richiede che ogni singola candidatura abbia come pratica o tema di ricerca almeno uno dei seguenti aspetti:
– l’uso degli archivi e le raccolte fotografiche del Museomontagna; – la decolonizzazione dello stereotipo visivo della montagna.
Il primo tema potrà essere declinato sia in un uso dell’archivio come fonte di suggestione e ispirazione orientato alla documentazione di aspetti inesplorati, inediti o sconosciuti oppure come materiale in sé per concepire nuove rappresentazioni. Per quanto riguarda la decolonizzazione dell’immaginario, invece, i progetti presentati potranno impattare sulla rilettura iconografica e morfologica della montagna, sui simboli ricorrenti (animali, architetture, vedute), sulle narrazioni e sui protagonisti che abitano i racconti che in tali luoghi vengono collocati.

Gli estremi geografici dell’indagine artistica (sia che essa venga compiuta sugli archivi sia con nuove produzioni) saranno le Alpi Occidentali, con particolare attenzione all’asse Torino – Monte Bianco – Chamonix, con possibilità di estensione alla zona del Monviso e, proseguendo sull’arco alpino, al Cervino e al Monte Rosa, cercando di individuare i luoghi più rappresentativi per il tema prescelto, in relazione anche ai soggetti presenti nelle collezioni del Museomontagna.

Archivio Fotografico Museomontagna Una selezione ridotta e non esaustiva per tipologia e soggetto del materiale conservato nell’archivio fotografico del Museo si può consultare sul sito del Museomontagna all’indirizzo http://www.museomontagna.org/it/area-documentazione/fototeca.php e sul catalogo online https://caisidoc.cai.it. Per maggiori informazioni sul catalogo CAISiDoc e la sua consultazione è possibile scrivere all’indirizzo PEC progetti.museomontagna@pec.it.
L’archivio fotografico del Museomontagna nasce con le prime donazioni che i soci del Club Alpino Italiano e degli altri club alpini fecero dopo il 1874 al neonato Museo Alpino. Già nel 1898, sulla Guida di Torino, l’autore Emilio Borbonese lo descriveva come dotato di una «ricca collezione di fotografie, riproducenti vedute e costumi delle Alpi». A partire da quelle prime donazioni il Museo incrementò le proprie collezioni fotografiche, diversificandole per tipologie di materiali e soggetti riprodotti, allargandosi dalle Alpi alle cime extraeuropee. Oggi la Fototeca conserva 350.000 fototipi con una cronologia databile dai primi anni Cinquanta dell’Ottocento agli anni Duemila. Un excursus che documenta, con intrecci e rimandi, la storia della fotografia di settore. I soggetti sono documentazione di tutte le principali montagne del mondo, nei loro più eterogenei aspetti. Dalle raccolte primigenie che, secondo la dichiarazione di intenti contenuta nel primo Statuto del Club Alpino, intendeva «far conoscere le montagne, più specialmente italiane, e di agevolarvi le escursioni, le salite e le esplorazioni scientifiche», tra nuove acquisizioni, donazioni e assestamenti di varia natura, le collezioni fotografiche si sono enormemente ampliate, non solo per consistenza, ma anche per contenuto, riflettendo il cambiamento interno al CAI e al Museo, e della concezione stessa della montagna da parte degli enti a essa legati e della società in generale. All’eterogeneità dei soggetti (paesaggi e panorami, spedizioni, mestieri e costumi tradizionali, ritratti, infrastrutture, tecniche di scalata, architettura alpina, vulcanologia, geologia e speleologia, foto di scena da film, ecc.) e alla cronologia così ampia corrisponde una ricca raccolta di materiali fotografici differenti per tecniche e supporti. Infine, tra le ultime acquisizioni, la donazione dell’Archivio dell’alpinista Walter Bonatti, in cui, oltre a corrispondenza, ritagli di giornali, diari, attrezzatura alpinistica etc., sono comprese poco meno di 200.000 fotografie tra stampe, negativi, provini e diapositive.

Candidature

La candidatura dovrà essere inoltrata entro e non oltre le ore 12,00 (ora di Torino) del 25 settembre 2019, pena la non considerazione della stessa, al seguente indirizzo PEC: progetti.museomontagna@pec.it o all’indirizzo postale Piazzale Monte dei Cappuccini, 7 – 10131 Torino (TO) Italia c/o uffici amministrativi nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 15.30. La busta/e-mail dovrà contenere la seguente documentazione: – un curriculum vitae aggiornato, comprensivo di autorizzazione sottoscritta al trattamento dei dati personali (d.lgs. 196/2003, GDPR UE 2016/679); – un portfolio aggiornato con una selezione di massimo 10 lavori (peso max 10 MB). Sarà motivo di attenzione che i lavori presentati considerino almeno uno dei seguenti aspetti: a) rappresentazione della montagna come oggetto indagato nel progetto; b) archivio come materiale di lavoro o come stimolo alla creazione; – un artistic statement che racconti sia i temi di ricerca dell’autore sia un’ipotesi di lavoro per il bando in oggetto; – una dichiarazione firmata della disponibilità o meno a lasciare le opere prodotte, parte di esse, o la documentazione del processo creativo che ne ha portato alla realizzazione, in proprietà al Museo committente, firmate e autenticate, anche in forma di prove d’artista o di esemplari senza vincoli di tiratura.

Modalità Il comitato di selezione sarà composto da una commissione interna al Museo e dai curatori della mostra. Le candidature verranno considerate secondo la seguente griglia di valutazione: – max 25 punti per il curriculum vitae; – max 25 punti per il portfolio; – max 25 punti per l’artistic statement; – max 25 punti per la dichiarazione relativa alla cessione opere.

L’esito della selezione sarà comunicato a tutti i partecipanti il 2 ottobre 2019.

Cover image: WK [Wehrli AG Kilchberg], Riffelalp u. Matterhorn, 1905, fotocromia




JOBS Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale. Concorso fotografico per fotografi Under 35

JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale è il concorso fotografico organizzato dall’associazione Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea che si propone di selezionare ed esporre le ricerche autonomamente svolte da autori under 35 in Italia ed in Europa, con la finalità di dare visibilità alla sensibilità e all’interesse che le giovani generazioni mostrano ai temi della trasformazione del lavoro e degli spazi della produzione.
Con l’economia circolare e la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata, in questi decenni, di sottolineare la scomparsa del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi, tuttavia, da più parti, si avverte la necessità di una visione più approfondita sui cambiamenti che interessano il lavoro e gli spazi della produzione.

Entro il 12 ottobre, i giovani autori potranno presentare le proprie ricerche che saranno selezionate da una commissione composta da Antonello Frongia (storico della fotografia, Università Roma 3), William Guerrieri (fotografo, curatore Linea di Confine), Guido Guidi (fotografo), Stefano Munarin (urbanista, IUAV) e da Andrea Pertoldeo  (fotografo e coordinatore Master fotografia IUAV).

Le ricerche selezionate saranno esposte all’Ospitale di Rubiera (RE), nel contesto di una giornata di studio e di una mostra di fotografie di autori di rilevanza internazionale a cura di Linea di Confine, che inaugurerà in data 16 novembre 2019.

Modalità di partecipazione

Per partecipare al concorso i canditati dovranno inviare via email, entro e non oltre il 12 ottobre 2019, all’indirizzo dell’associazione (L’Ospitale, Via Fontana 2 42048 Rubiera, RE info@lineadiconfine.org) un portfolio di un minimo 13 e un massimo di 30 fotografie, in formato digitale, oppure in formato cartaceo, inerente le tematiche del concorso, oltre ai dati anagrafici e fiscali, il curriculum e i propri recapiti postali ed email e una breve presentazione del progetto.

I partecipanti dovranno versare una quota di iscrizione di 20,00 Euro a Linea di Confine, tramite bonifico bancario (IBAN: IT07C0538766470000001031239). Tutti i partecipanti riceveranno una email di conferma del materiale ricevuto. Tutti i progetti pervenuti in regola con le norme concorsuali saranno sottoposti al giudizio della Commissione.

La Commissione selezionerà un minimo di 10 progetti che saranno esposti, con modalità definite da Linea di Confine nelle sale espositive dell’Ospitale di Rubiera, in concomitanza con la giornata di studio e la mostra collaterale di fotografie e documenti che inaugurerà il 16 Novembre 2019. I materiale fotografici, o video o altro, pertinenti ai progetti selezionati saranno prodotti ed inviati a cura dei partecipanti nelle quantità e nelle dimensioni richieste dalla commissione esaminatrice. I materiali inviati dai partecipanti ed esposti nella mostra, rimarranno di proprietà degli autori e saranno rispediti a cura di Linea di Confine ai partecipanti che ne faranno richiesta esplicita, al termine della mostra.

Il bando e maggiori informazioni e materiali di approfondimento sono disponibili sul sito:

www.lineadiconfine.org

Linea di Confine
per la Fotografia Contemporanea
L’Ospitale
Via Fontana 2
42048 Rubiera, RE

info@lineadiconfine.org




Nuove Utopie Urbane: Open call per artisti per il coinvolgimento della comunità locale in Friuli Venezia-Giulia

È aperto fino al 30 settembre 2019 il bando di concorso DELLE NUOVE UTOPIE URBANE promosso da Kallipolis e Creaa nell’ambito di LARU Laboratorio di Rigenerazione Urbana 2019: in palio la possibilità di realizzare un workshop partecipativo in uno dei sei comuni del Friuli Venezia-Giulia coinvolti nel progetto. La partecipazione è aperta ad artisti di ogni disciplina, età e nazionalità (con un’ottima padronanza della lingua italiana).

Kallipolis è un’associazione di promozione sociale con personalità giuridica, con sede a Trieste, Torino e Bologna, nata nel 2006 per migliorare la vivibilità degli insediamenti umani sia in Italia che all’estero, con l’obiettivo di rendere le città più inclusive, sane, responsabili e partecipate, attente ai bisogni dei cittadini ed in particolare di quelli più vulnerabili. Creaa è un’impresa culturale, un ufficio creativo on-demand che propone innovazione attraverso le arti visive. La sua attività si articola nella curatela, comunicazione, progettazione e organizzazione di eventi culturali, nonché nell’ideazione di servizi e interventi artistici destinati alle imprese.

LARU Laboratorio di Rigenerazione Urbana, promosso da Kallipolis con la collaborazione di diversi partner e cofinanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (L.R. 16/2014), giunge quest’anno alla sua quarta edizione, consolidando la propria presenza sul territorio regionale. Attraverso ricerche ed azioni che vedranno partecipare i cittadini a fianco di esperti nel campo della rigenerazione urbana, il progetto coinvolgerà alcuni luoghi del Friuli Venezia Giulia che richiedono oggi una riflessione e una speciale immaginazione per la loro rigenerazione. In questo processo, anche gli artisti sono chiamati a trasmettere le proprie visioni e pratiche artistiche, coinvolgendo le comunità del territorio in alcuni workshop partecipativi della durata di un giorno, che si terranno tra novembre 2019 e febbraio 2020 nei comuni di Trieste, Gorizia, Udine, Pordenone, Casarsa della Delizia, Marano Lagunare.

L’edizione 2019 di LARU è dedicata al tema DELLE NUOVE UTOPIE URBANE: nei secoli il concetto di Utopia ha alimentato moltissime riflessioni e immaginari inediti, stimolando nuove visioni di società ideali in diversi ambiti del pensiero, dalla filosofia alla politica, dall’architettura, all’urbanistica e all’arte. Quale ruolo possono assumere oggi gli artisti nell’ideare nuovi modi in cui le persone possono pensare, agire, immaginare e vivere all’interno della società, e in particolare nei contesti urbani e in luoghi marginali?

La giuria di selezione, oltre ad includere i componenti dello scorso anno, Nadia Vedova, project manager di Kallipolis, Elena Tammaro, Art Director di Creaa snc, Elena Cantori, curatrice e gallerista, Paola Colombo, curatrice del festival Vicino / Lontano, Rachele D’Osualdo, cultural manager, Manuela Farinosi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli studi di Udine, si arricchirà della presenza di Eva Comuzzi, curatrice, e Borut Jerman, vice presidente di PiNA (Slovenia).

Gli artisti coinvolti nell’edizione 2018 sono stati: Caterina Comingo, Gruppo MMGC (composto da Gabriele Del Pin, Cesare Diana, Riccardo Michielin, Matteo Vettorello), Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo, Yuri Romagnoli, Paolo Muzzi e Paolo Gianola, g. olmo stuppia.

La partecipazione al bando è gratuita. I risultati saranno resi noti entro il 15 ottobre 2019.

Per visionare il testo completo del bando clicca qui

scheda di iscrizione.

Contatti:

contatti@creaa.it

0432 1793868




IV edizione del Premio di Pittura Giuseppe Casciaro

Sino al 5 luglio 2019 è possibile partecipare alla quarta edizione del Premio di Pittura “Giuseppe Casciaro”, istituito dall’Associazione Turistica Pro Loco Ippocampo Vignacastrisi-Ortelle e dall’Associazione Culturale De La Mar. Centro Studi sulle Arti Pugliesi. All’opera vincitrice verrà assegnato un premio-acquisto finale di 1000,00 Euro conferito da una giuria composta da esperti del settore.

Il Premio di Pittura “Giuseppe Casciaro”, giunto alla quarta edizione, è patrocinato dell’Assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, del Comune di Ortelle e dell’Accademia di Belle Arti di Lecce. L’artista vincitore, oltre al premio-acquisto del valore di 1000 euro, avrà la possibilità di esporre la sua opera alla Gigi Rigliaco Gallery di Galatina.

Una giuria altamente qualificata premierà il vincitore in occasione del finissage della collettiva allestita nelle sale del Centro Polivalente di Vignacastrisi (LE) il 6 agosto 2019.

Con la manifestazione si intende stimolare la riflessione sull’arte contemporanea nonché il recupero e la valorizzazione della figura del noto pittore salentino Giuseppe Casciaro, originario di Ortelle.

Le edizioni precedenti vedono tra i vincitori, nel 2016 Gianfranco Basso con l’opera Queen of the world, nel 2017 Giuseppe Ciracì con l’opera RL 12409 r (temporale su una vallata alpina) dal Codice di Windsor, mentre l’ultima edizione, quella del 2019, ha visto come vincitrice Evita Andùjar con l’opera Synthesis o Selfie.

Per visualizzare e scaricare regolamento e scheda di adesione cliccare qui.

Giuseppe Casciaro è stato un pittore paesaggista italiano nato a Ortelle, in provincia di Lecce il 9 marzo 1863, morto a Napoli il 25 ottobre 1941.

Inizia gli studi classici, che interrompe per frequentare i corsi di disegno del professor Paolo Emilio Stasi. Frequenta l’Istituto di Belle Arti di Napoli, seguendo i corsi di Toma e Lista.

Frequenta gli studi artistici di Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Dopo aver sperimentato diverse tecniche, approccia la tecnica del pastello. Pur continuando a produrre, se pure in misura ridotta, rari dipinti ad olio, la sua tecnica preferita è il pastello, diventando uno dei migliori, se non il migliore, tra i pastellisti italiani dell’epoca.

È principalmente paesaggista e produce con grande fecondità ritraendo soprattutto i dintorni di Napoli, l’Irpinia (Nusco) e la Puglia. Ha rapporti di amicizia con alcuni tra i migliori pittori napoletani del periodo, quali Francesco Paolo Michetti, Edoardo Dalbono, Francesco Mancini, Attilio Pratella.

Espone sia in Italia che all’estero e lavora, nei primi anni del Novecento, anche per il noto mercante parigino Goupil. Nel 1899 partecipa alla III Esposizione internazionale d’arte di Venezia.

È stato professore onorario delle Accademie di Belle Arti di Napoli, di Urbino e di Bologna. Molto nota la sua collezione privata e raccolta d’arte, andata poi dispersa con disegni da Canova a Fattori.

Info:

Facebook: Premio Casciaro

Ufficio stampa
premiocasciaro@gmail.com
Delia De Donno – 3289163372

Gianfranco Basso, Queen of the world, 2016

Evita Andùjar, Synthesis o Selfie, 2019




Ennesimo contest: 3mila euro per un video del Museo Bertozzi e Casoni

Dopo il successo dell’Ennesima Borsa di Studio che ha portato alla produzione del cortometraggio Salse Connection girato da Francesco Barozzi e Natalia Guerrieri alle Salse di Nirano, Ennesimo Film Festival torna al fianco degli autori under 35 con un nuovo contest insieme a Scarabeo Entertainment che ne ha sostenuto idea e montepremi.

Sceneggiatori, registi e case di produzione potranno infatti partecipare da oggi fino al 15 luglio all’Ennesimo Contest realizzato da Ennesimo Film Festival e Scarabeo Entertainment. I partecipanti dovranno inviare la propria idea per girare un video promozionale della durata massima di 60 secondi del Museo Bertozzi e Casoni di Sassuolo (Mo). Il Museo, situato all’interno della Cavallerizza Ducale restaurata grazie all’intervento di Franco Stefani e dello Studio Pincelli, è la prima mostra permanente d’arte contemporanea dedicata alla ceramica. All’interno sono infatti raccolte le opere di Bertozzi e Casoni che dagli anni Ottanta utilizzano la ceramica come esclusivo mezzo espressivo a fini scultorei arrivando ad esporre in musei e gallerie.

«Siamo molto contenti della collaborazione intrapresa con Scarabeo Entertainment che ha dato vita a questo nuovo contest – spiegano Federico Ferrari e Mirco Marmiroli, organizzatori dell’Ennesimo Film Festival – che darà l’opportunità a un giovane sceneggiatore o regista di poter vincere il premio in palio di 3000 euro per continuare a coltivare la propria passione. Il Contest si inserisce appieno nelle attività che stiamo portando avanti in questi anni che mirano alla promozione del territorio e alla creazione di nuove opportunità di crescita per l’intera comunità. Dopo aver reso possibile la produzione del primo cortometraggio girato a Fiorano Modenese, questo Contest contribuisce a provare a rendere il nostro territorio appetibile anche per nuove imprenditorialità, tra cui appunto la produzione cinematografica».

«Nuove collaborazioni, nuove partnership locali dal respiro internazionale. È questo lo spirito e l’approccio che come Direzione Artistica desidero portare avanti con il team Scarabeo Entertainment – spiega Alessandra Stefani Founder & Art Director Scarabeo Entertainment srl – che ci vede impegnati in diversi progetti culturali e artistici. L’energia impiegata è sostanziosa, vorticosa e collaborativa. Nuove idee prendono vita ogni giorno, lieti di poter premiare il vincitore di Ennesimo Contest nella cornice della 3 giorni del Festival della Filosofia durante i quali il Museo esporrà un’opera d’arte dirompente, ad oggi top secret al pubblico, degli artisti Bertozzi e Casoni».

La partecipazione al Contest è gratuita e ogni autore potrà presentare più di un’idea. Saranno ammesse soltanto idee originali scritte in lingua italiana o inglese. Il vincitore, che sarà scelto da una Giuria costituita da Scarabeo Entertainment, dovrà realizzare il video promozionale entro il 10 settembre 2019.

Info, bando e regolamento su contest.ennesimofilmfestival.com




Bridge Film Festival: Urbs Picta open call per artisti

Per il secondo anno consecutivo, Urbs Picta partecipa a Bridge Film Festival, concorso cinematografico ideato da Diplomart e giunto quest’anno alla sua 6^ edizione: quattro giorni di lungometraggi, cortometraggi, performance teatrali, musicali e di sound and digital art, workshop, esposizioni, degustazioni, con ospiti internazionali e una giuria specializzata.

Per la sezione arti visive Urbs Picta lancia una call for artists che prevede una residenza di 15 giorni presso Spazio Bedeschi, partner dell’iniziativa, finalizzata alla realizzazione di un’installazione site specific presso l’Antica Dogana di Fiume ai Filippini e una mostra a Spazio Bedeschi.

GO BEYOND, GO SLOW – ANDARE OLTRE, ANDARCI LENTAMENTE

Una doppia caption da parte del Bridge Film Festival alla sua 6^ edizione: il 2019 è sia l’anno Leonardiano sia l’anno del turismo lento e sostenibile.

La sede della manifestazione si conferma, come ormai da tradizione, l’Antica Dogana di Fiume ai Filippini, messa a disposizione da Canoa Club Verona, direttamente in riva all’Adige: non potevamo allora non citare la lentezza antica del suo fluire nonostante i cambiamenti caotici della città che gli è cresciuta intorno. Il fiume resta un riferimento costante nella storia della città di Verona, pur mutando continuamente nel suo scorrere incessante. Sempre uguale eppure in costante mutamento. Se ci si sofferma a osservarne le acque, a sentirne la voce, si riesce quasi ad avvertire il sapore di quel tempo sospeso, ma bisogna fermarsi per goderne a pieno, rallentare. Invitiamo a riscoprire il piacere dell’attesa che dilata le ore, a tornare col pensiero all’antica navigazione fluviale in cui per raggiungere qualsiasi luogo andava rispettato il ritmo del fiume e il tempo da lui dettato. Invitiamo a riscoprire quella capacità di aspettare che noi tutti, nelle nostre vite frenetiche, abbiamo perduto. Allo stesso tempo intendiamo aderire alle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, un uomo che di pazienza deve averne avuta tanta: ogni ricerca, ogni invenzione, richiede dedizione, studio, progettazione ed è un percorso fatto di successi e fallimenti, di molteplici e reiterati tentativi. Chissà quante volte ha cancellato e ripercorso i propri passi per sfondare le barriere di dogmi passati verso la costruzione del suo “Uomo nuovo”. Artista, letterato, inventore, Leonardo ha inoltre avuto un rapporto privilegiato con le acque e i loro ritmi ancestrali quando, al servizio degli Sforza di Milano, venne incaricato di realizzare la rete dei Navigli. Lo scorrere delle acque, l’addomesticarne il corso attraverso la costruzione di chiuse, dighe, letti artificiali, erano materie di cui Leonardo ben sapeva e di cui si fece interprete magistrale. Amava ogni aspetto della natura, la contemplava lentamente per scoprirne i segreti e riuscire poi a dominarne la forza.

“Go beyond, go slow – andare oltre, andarci lentamente” si riferisce proprio a questo: alla riscoperta di ritmi naturali anche e soprattutto nelle pratiche artistiche, sottraendosi alla frenesia del mondo contemporaneo per superare ogni limite.

L’installazione site specific

L’artista o gli artisti selezionati saranno chiamati a proporre un progetto concettualmente vicino al tema del flusso temporale come attesa e sospensione, che sappia dialogare con gli spazi dell’Antica Dogana di Fiume, tenendone presenti le peculiari caratteristiche: location all’aperto di cui si possono utilizzare gli spazi del terrapieno sopraelevato a destra dell’ingresso per una superficie massima totale di 4 mt x 4 mt senza toccare le pareti.

L’installazione dovrà essere pronta per il giorno 10 luglio e sarà esposta per tutta la durata del Bridge Film Festival.

La residenza

Spazio Bedeschi mette a disposizione uno studio con letto matrimoniale, bagno, cucina, zona lavoro, zona espositiva nel quartiere centrale di San Zeno per una durata di 15 giorni. Non è compreso il vitto.

La mostra

Al termine della residenza è prevista la realizzazione di una mostra i cui contenuti saranno da concordare con la Direzioni Artistica e i curatori del progetto.

Per tutte le immagini: Meri Tancredi e Piero Chiariello, Zone di galleggiamento, 2018, installazione site-specific

Requisiti di ammissione

La call è dedicata a tutti gli artisti che intendono candidarsi, di qualsiasi età e nazionalità.

Modalità di candidatura

Inviare via mail un unico allegato di max. 10 MB un file PDF con:

– Application Form compilata e firmata;
– Progetto espositivo (descrizione del progetto; scheda tecnica dettagliata; immagini, schizzi o render);
– CV e Portfolio.
– Un’immagine in formato jpg ad alta risoluzione (300 dpi) esemplificativa del progetto.

Non saranno ammessi candidati che inviino documentazione parziale o in formato diverso rispetto a quello indicato.

I materiali dovranno essere inviati all’indirizzo opencall@urbspicta.org con oggetto: “Candidatura Bridge Film Festival 2019 + nome dell’artista” entro e non oltre i termini di scadenza della presente call.
Non saranno ammessi candidati che inviino la propria candidatura ad altri indirizzi diversi da quello indicato.

DEADLINE

Giovedì 6 giugno 2019 ore 24.00
La comunicazione del progetto selezionato avverrà entro sabato 8 giugno 2019.

RESIDENZA

Dal 29 giugno al 13 luglio 2019 presso Spazio Bedeschi (Verona)

FEE

L’Associazione Culturale Urbs Picta mette a disposizione una borsa di studio del valore di 1.000,00 per la realizzazione dell’opera + alloggio gratuito in residenza e realizzazione di una pubblicazione.

COMMISSIONE

Jessica Bianchera, Presidente di Urbs Picta, critico e curatore indipendente; Ginevra Gadioli, Presidente Diplomart e Direttore artistico di Bridge Film Festival; Tiziano Bellomi, artista; Manuela Bedeschi, artista, collezionista e direttrice di Spazio Bedeschi; Luigi Spellini, responsabile Antica Dogana di Fiume ai Filippini, Canoa Club Verona.




Sussulti: Palomonte (SA) cerca artisti

Dal 15 aprile al 10 maggio è aperta la call for artists di «Sussulti. Storie di terra e umanità»: il Comune di Palomonte, in provincia di Salerno cerca cinque artisti che vogliano sovrascrivere gli spazi pubblici del paese per farli riappropriare, o perlomeno osservare di nuovo, da parte della cittadinanza. L’obiettivo è rimarginare le ferite del terremoto con l’arte, dare nuova veste agli scempi architettonici e urbanistici, colorare i centri abitati con nuove storie di terra e umanità.

Quegli spazi sono stati per decenni dimenticati e forse un po’ negati all’immaginario collettivo dopo la ricostruzione. Come in tanti altri territori vittima del terremoto, si è pensato alla ricostruzione in termini di spazio privato; la dimensione pubblica è stata inevitabilmente secondaria e trascurata dal discorso sul post terremoto e dai progetti di riqualificazione. Attraverso l’arte, vogliamo dare un primo segnale di reazione a questa tendenza.
Cinque spazi pubblici, scelti insieme alla cittadinanza, saranno oggetto delle opere: a ogni artista sarà assegnato uno di questi spazi e richiesto di realizzare un intervento durante la settimana di residenza, tra il 3 e il 9 giugno 2019.

Non sarà un graffiti event ma un progetto di arte pubblica in senso lato, agli artisti selezionati sarà chiesto di lasciare a Palomonte cinque opere permanenti, cinque tracce di questa prima sovrascrizione e interazione tra arte e spazi pubblici. Attraverso l’arte, si intende agire sulla qualità del paesaggio per valorizzare la cultura, la creatività e la stessa identità della comunità di Palomonte. In questo modo, si vuole attivare una strategia di sviluppo locale guidata dalla cultura. In questo approccio, la bellezza non è un semplice abbellimento del reale, ma un dato strutturale, che deriva dalla diversità e pluralità delle inter-relazioni tra uomini, comunità e spazio fisico, che compongono il paesaggio.

Le opere dovranno prendere ispirazione dalle “storie di terra e umanità” provenienti dai diari e dai testi sul post sisma selezionati insieme ai partner. Non si vuole raccontare storie di terremoto sullo spazio pubblico, ma prendere spunto dalla memoria del Novecento italiano – attraversato da ripetute scosse – e dare agli artisti in residenza contenuti da cui prendere ispirazione per dare le mosse a un nuovo immaginario sul dopo sisma.
Il paese di Palomonte diverrà dunque una quinta per l’esposizione dei diari autobiografici degli italiani, custoditi dall’Archivio di Pieve di Santo Stefano sulla storia del Novecento: la Grande Guerra, il Sessantotto, la Rivoluzione femminile, l’emigrazione saranno i temi di questa prima edizione.

Il 20 maggio saranno ufficialmente comunicati gli artisti selezionati, gli spazi coinvolti e i diari scelti; il periodo di residenza sarà dal 3 al 9 giugno durante una settimana di arte, cibo, mostre e concerti, per festeggiare una comunità che, nel racconto, finalmente ritrova se stessa.

Palomonte è un paese di poco meno di quattromila abitanti della provincia di Salerno, al confine con l’Irpinia e la Basilicata. Sin dalla sua fondazione, Palo (com’era chiamato fino a 1862) fa i conti con calamità naturali e eventi che l’hanno reso fragile luogo di confine, che spesso sussulta, come una faglia tellurica.
Se una leggenda, raccontata minuziosamente da Frà Giovan Battista da Palo nel 1681, narra che il paese odierno sia sorto per fuggire dalle macerie di una città mitica, Tratuolo, distrutta per volontà divina, l’incastellamento del borgo è datato all’epoca longobarda. Dal IX secolo arrivano le prime notizie documentate dello stanziamento di una comunità di monaci italo-greci che hanno lasciato in eredità, in un’area interessata dalla presenza di numerose cavità naturali diventate laura, un prezioso scrigno di arte bizantina: il santuario di Santa Maria di Sperlonga.
Le tracce medievali del centro storico, attualmente impercettibili, hanno subito trasformazioni e stravolgimenti a causa di terremoti ed epidemie. È del XVII secolo la poderosa opera di ricostruzione sul versante sud-est della collina, testimoniata dalla Chiesa Madre intitolata alla Santa Croce dalla maestosa facciata aragonese. Baroni e Signori di Palo dotarono il paese di cappelle e palazzi gentilizi che facevano il paio con le umili case dei contadini e artigiani. Nell’elenco cronologico degli eventi Palo può vantare la baronia di Carlo Gesualdo e moti rivoluzionari liberali, cronache di matrimoni nobiliari e controversie con i paesi vicini per questioni di confine. La sua storia, incardinata prima nei fatti del borbonico Principato Citra (l’odierna provincia di Salerno), non è dissimile da quella di altri paesi meridionali, arrivarono poi il brigantaggio e le grandi ondate migratorie, le guerre novecentesche e il boom economico. Cambiate le esigenze abitative e lavorative dei palomontesi, il centro storico è stato man mano abbandonato. Si sviluppano Bivio, Valle e Perrazze, frazioni fornite dei principali servizi e anche le campagne, mancando uno strumento di gestione urbanistica, si popolano, costruendo, su un territorio perlopiù collinare (con l’eccezione di quello che fino al XIX secolo era il Lago di Palo e oggi è una pianura), un paesaggio densamente antropizzato in cui le abitazioni dialogano con i campi e gli elementi naturali.
Oggi Palomonte deve fare i conti con la sua identità e affrontare definitivamente la ricostruzione della sua comunità, per fare pace con il cemento e riprendere a raccontarsi dev’essere consapevole che la sua fragile storia di confine nutre e dà forma al paese di ieri, di oggi e di domani. La forma attuale del paese è stata profondamente influenzata dalla ricostruzione post-sisma 1980, che ha stravolto le modalità dell’abitare e l’uso degli spazi pubblici. Il centro storico e le frazioni, oltre alle tracce ancora visibili della scossa (un ingente patrimonio immobiliare diventato pubblico non è stato ancora ricostruito), ereditano dal boom edilizio degli anni ’80 e ’90 una serie di vuoti urbani e veri e propri non-luoghi.

Per partecipare alla call, è sufficiente mandare, entro il 10 maggio 2019, una e-mail all’indirizzo sussulti@comunepalomonte.sa.it contenente:

• nell’oggetto, l’indicazione “Manifestazione di interesse a partecipare alla call for artists – PROGETTO “SUSSULTI – STORIE DI TERRA E UMANITÀ” I EDIZIONE. BENEFICIARIO COMUNE DI PALOMONTE. “PROGRAMMA REGIONALE DI EVENTI PER LA PROMOZIONE TURISTICA E LA VALORIZZAZIONE DEI TERRITORI PERIODO GIUGNO 2018 – GIUGNO 2019” – D.G.R. N. 364 DEL 12/06/2018 – D.D. N. 7 DEL 21/06/2018 D.G. 12 – Direzione Generali per le politiche Culturali ed il Turismo. CUP G59F18000570006 – CIG Z0A281FED4”;

• in allegato, un portfolio dell’artista;

• in allegato, una lettera motivazionale dove specificare i motivi del proprio interesse a partecipare alla residenza e alla realizzazione di una delle cinque opere a Palomonte;

• in allegato, l’INFORMATIVA AI SENSI DELL’ART. 13 REGOLAMENTO UE 2016/679 PER LA PROTEZIONE DEI DATI (GDPR) firmata.

I lavori della giuria saranno svolti tra l’11 e il 19 maggio 2019. I due giurati scelti per questa edizione sono Fabiola Naldi e Claudio Musso.

Il premio previsto per la partecipazione alla residenza e realizzazione dell’opera è di € 800 per ciascun artista. Le spese di vitto e alloggio durante la residenza non saranno a carico degli artisti, che saranno ospitati nelle case dei palomontesi.

Info:

www.sussulti.it




URBAN 2019 Photo Awards

Sono aperte le iscrizioni alla decima edizione del concorso fotografico internazionale URBAN Photo Awards, promosso dall’associazione culturale dotART di Trieste con la media partnership di Photographers.it.

In palio oltre 7.000 € di montepremi: 1.500 € riservati al vincitore assoluto scelto dal Presidente della Giuria Martin Parr, 1.000 € al primo portfolio, 500 € al miglior autore, una mostra collettiva dei vincitori nell’ambito del festival Trieste Photo Days 2019, premi messi a disposizione dai partner del concorso, pubblicazione delle foto su magazine fotografici e sul quinto volume di URBAN unveils the City and its secrets.

Diverse novità rispetto alle edizioni passate: quattro nuove aree tematiche all’interno delle quali sarà possibile assegnare categorie alle foto, nessun limite alle opere in gara, una rinnovata Area Utente da cui caricare e gestire le foto, una promozione “Early Bird” per chi si iscrive entro il 31 marzo, nuova classifica e nuovi premi, tra cui la cena di gala dei vincitori nell’ambito di Trieste Photo Days assieme a Martin Parr, Nick Turpin e agli ospiti del festival.

Come al solito, URBAN 2019 Photo Awards si divide in due sezioni incentrate sulla fotografia urbana, un tema che esplora la contemporaneità attraverso tutte le forme di fotografia ambientate nel tessuto cittadino. Denominatore comune è la Città, l’ambiente urbano e l’umanità che lo popola.

La prima sezione è dedicata alle Foto Singole (4 aree tematiche: Streets, People, Spaces, Creative), la seconda ai Projects, Portfolios & Series, nella quale i fotografi potranno presentare sequenze di immagini che condividano un elemento comune (progetti, fotoreportage, portfolio), e vere e proprie “storie” narrate attraverso le fotografie.

Per candidare foto e progetti basta registrarsi nell’Area Utente (attiva dal 1 marzo) e seguire la procedura sul form.

Le foto, che dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 maggio 2019, saranno valutate da una giuria presieduta da Martin Parr, celebre street photographer britannico membro della prestigiosa agenzia Magnum Photos.

In qualità di presidente della giura, Martin Parr sarà ospite d’onore alla sesta edizione di Trieste Photo Days e, nell’ambito del festival, sceglierà personalmente il vincitore assoluto di URBAN 2019 e lo premierà durante la cerimonia di premiazione del contest, che si terrà sabato 26 ottobre 2019. Inoltre, Martin Parr terrà a Trieste Photo Days un’imperdibile conferenza.

Gli altri giurati di URBAN 2019 confermati finora: Nick Turpin (fotografo inglese, ospite confermato a Trieste Photo Days 2019), Agata Stoinska (fondatrice della piattaforma BLOW Photo), Graziano Perotti (fotoreporter con oltre 200 reportage alle spalle), Angelo Cucchetto (direttore artistico di Trieste Photo Days) e Fulvio Merlak (esperto di fotografia e Presidente Onorario FIAF). Altri giurati verranno comunicati a breve.

Oltre ai premi principali, URBAN da la possibilità ai migliori fotografi classificati di entrare a far parte di un circuito di mostre fotografiche itineranti, che rappresentano il reale valore aggiunto di questo concorso. Dal 2011, infatti, URBAN ha allestito mostre in Polonia (Cracovia, Łódź, Varsavia, Raciborz, Gliwice), Ungheria (Budapest, Pècs e Miskolc), Serbia (Belgrado), Austria (Klagenfurt), Germania (Berlino e Amburgo), Cipro (Limassol, Paphos e Nicosia), Lettonia (Riga), Croazia (Fiume e Parenzo), Slovenia (Capodistria), Ucraina (Sumy), Colombia (Bucaramanga) e Italia (Milano, Venezia, Trieste e Roma).

Iscrizioni aperte fino al 31 maggio 2019 su https://urbanphotoawards.com.

Info:

Associazione culturale dotART
Sede operativa: Via San Francesco 6 – Trieste
Tel. 040/3720617 – Cell. 338/3261943 – info@dotart.it

www.urbanphotoawards.com
www.facebook.com/UrbanPhotoContest
www.twitter.com/urbanlifephoto

Viet Van Tran – Playing

Mathias Wasik – Yellow Cape

Roy Deba Prasad – Innovative Way Of Boarding

Rebecca Wiltshire – Sculptures By The Sea, Perth 2018




Lenz Fondazione cerca performer over 65

La Direzione Artistica accoglie proposte di Visual & Performing Arts per la sezione autunnale, che si svolgerà a Parma dall’1 al 30 novembre. I progetti saranno connessi al tema concettuale Liscio/Striato, nell’ambito del triennio 2018-2020 Toccare. Ispirazioni da Jean-Luc Nancy.

C’è tempo fino al 30 aprile per presentare proposte, afferenti alle Visual & Performing Arts, che la Direzione Artistica di Lenz Fondazione valuterà in vista della XXIV edizione del Festival Natura Dèi Teatri, la cui sezione autunnale avrà luogo a Parma dall’1 al 30 novembre 2019.

Il tema concettuale del triennio 2018-2020 è Toccare. Ispirazioni da Jean-Luc Nancy, con la tripartizione Tenero nel 2018, Liscio/Striato nel 2019 e Sforzo nel 2020: «Nessun vivente al mondo può sopravvivere un solo istante senza il tatto, cioè senza essere toccato» scrive Jacques Derrida in Le toucher. Jean-Luc Nancy «Non necessariamente da un altro vivente, ma da qualcosa = x. Si può vivere senza vedere, udire, gustare, “sentire” (almeno nel senso olfattivo), ma non si sopravviverà un solo istante senza essere a contatto, in contatto […] È per questo che, al di qua o al di là di qualsiasi concetto della “sensibilità”, il tatto significa “essere al mondo” per un vivente finito».

Alla call sono invitati specificamente artisti over 65 o formazioni in cui l’età media dei componenti sia superiore ai sessantacinque anni.

Le proposte andranno presentate inviando entro il 30 aprile 2019 all’indirizzo natura@lenzfondazione.it un unico documento (word o pdf) contenente titolo, data di nascita e nota biografica degli artisti coinvolti, presentazione/sinossi del progetto, link a video (sia trailer che, ove possibile, integrale), n. 6 immagini, esigenze tecniche, recapiti utili.

I referenti dei progetti selezionati saranno contattati entro il 31 maggio 2019.

Per i lavori selezionati sono previsti compenso e assistenza tecnica.

Info sul Festival Natura Dèi Teatri: http://lenzfondazione.it/natura-dei-teatri/.

Info su Lenz Teatro, lo spazio che accoglierà i lavori (con immagini e planimetrie):
http://lenzfondazione.it/spazio/lenz-teatro/.

Per altre informazioni: Michele Pascarella, comunicazione@lenzfondazione.it, 346 4076164.

Le attività 2019 di Lenz Fondazione si avvalgono del sostegno di MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, AUSL Parma, Fondazione Monteparma, Università degli Studi di Parma, Instituto Cervantes, Chiesi Farmaceutici, AuroraDomus, Koppel A.W., della collaborazione di Complesso Monumentale della Pilotta, Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma, Fondazione Arturo Toscanini, Associazione Ars Canto, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma, Associazione Segnali di Vita_Il Rumore del Lutto, KNAP – Pešćenica Culture Centre e Loose Associations Contemporary Art Practices NGO di Zagabria, del patrocinio di Arcigay Associazione LGBTI+ Italiana e del Goethe-Institut Mailand.

Lenz Teatro si trova in via Pasubio 3/e a Parma. Tel. 0521 270141, 335 6096220. Email: info@lenzfondazione.it. Web: www.lenzfondazione.it.

Per tutte le immagini: Festival Natura Dèi Teatri – Liscio Striato