Alla Galleria Studio G7 le studentesse e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna compongono un percorso espositivo in cui le immagini si amplificano con il pensiero. In occasione di Opentour, la mostra The Image Thinking. Sulle possibili interpretazioni dell’immagine, curata da Giovanna Caimmi, artista e docente, e Leonardo Regano, storico dell’arte e curatore, restituisce i risultati di un workshop tenuto dai curatori nel contesto del biennio di Pittura, cattedra Luca Caccioni. Alla base dell’indagine, il concetto di image thinking riportato dalla video artista e teorica culturale Mieke Bal: una modalità generatrice di immagini-pensiero in cui le sfere della percezione e del concettuale sono condensate nel prodotto artistico.

AA.VV., “The Image Thinking”, 2025, installation view at Studio G7, Bologna. Courtesy Galleria Studio G7. Ph credit Francesco Rucci
Tra i lavori in esposizione, Agnese Oprandi spiazza con la serie Bambin* Sperdut* (2025). In linea con la sua poetica sfidante, invita a interrogare il tempo presente raccontando un’esperienza condivisa dalla propria generazione. Reimpiega un televisore da camper, strumento tecnologico che rievoca la sua infanzia, e chiede allo spett-autore di porsi dal suo punto di vista – lo schermo ad altezza di Oprandi – per osservare un loop in cui una figura si toglie e ripone una maschera di pelle di volpe. Si percepisce la frustrazione di un gesto simbolico che non trova tempo né spazio per essere finalizzato, una mancata conclusione che si fa metafora di una privazione di crescita e realizzazione. Così Oprandi si propone di redimere la generazione di bambin* sperdut*, i cui asterischi risaltano come stelle di desiderio di speranza, orientamento e possibilità riposte nel titolo giacché l’impresa di trovarle in questo mondo e momento storico è ardua per le generazioni del presente.

AA.VV., “The Image Thinking”, 2025, installation view at Studio G7, Bologna. Courtesy Galleria Studio G7. Ph credit Francesco Rucci
Capofortuna (2025) di Enrico Scapinelli si pone sullo stesso crinale di Oprandi, tra la speranza e l’impellenza, e si maschera con un mantello di giocosità: un distributore di palline giocattolo con cui l’artista vende, al parco prezzo di un euro, una monodose di terreno fertile. Un gesto apparentemente frivolo a un costo stranamente esiguo, la cui riflessione viaggia su due binari. Da una parte, la possibilità di accedere al possesso di terra, di prendersene cura e contribuire individualmente a un’emergenza globale; dall’altra, il rischio che tale gesto venga inghiottito dal circuito di acquisizione del consumismo, diventando in tal guisa un privilegio. Sotto forma di gadget, Scapinelli distribuisce il beneficio e l’onere di riflettere sulla condizione ambientale contemporanea e futura.

AA.VV., “The Image Thinking”, 2025, installation view at Studio G7, Bologna. Courtesy Galleria Studio G7. Ph credit Francesco Rucci
Dal suolo, e con ironia affine, si erge Chiedilo al mio ex (2025) di Chiara Niccoli, un cumulo di pneumatici da cui spuntano spine di chiodi. Il lavoro fa appello a un’esperienza umana e collettiva, una delusione d’amore in piena fase della rabbia per cui si cede a una vendetta compensatoria dei danni emotivi. L’immagine-pensiero si condensa nei materiali, nella durezza delle gomme e la forza lancinante dei chiodi: la fase finale di trasformazione della dolcezza e delicatezza del sentimento amoroso in un prodotto analogo della sua assenza – o distruzione.

AA.VV., “The Image Thinking”, 2025, installation view at Studio G7, Bologna. Courtesy Galleria Studio G7. Ph credit Francesco Rucci
Marco Mandorlini presenta sette opere appartenenti alla serie Lentiggini (2025). Si osservano lastre di vetro che intrappolano ciò che a primo impatto sembrano essere vetrini da microscopio ingranditi contenenti una coltura alchemica di terreni plumbei e aurei. Un’indagine più attenta e ravvicinata rileva e rivela porzioni di reti ombreggianti colonizzate da licheni. Lo sguardo si allunga, e gli organismi a loro volta nascondono qualcos’altro: sommità che si svelano nasi, immagini vitree di stati pre e post operatori stampate in UV. L’opera di Mandorlini accosta materiali e concetti distanti e li concentra creando cartografie di appezzamenti reconditi osservati su vetro.

AA.VV., “The Image Thinking”, 2025, installation view at Studio G7, Bologna. Courtesy Galleria Studio G7. Ph credit Francesco Rucci
Yunru Quan presenta il suo terreno d’interesse con l’opera Germogli (2025), tentacoli di feltro di lana che spuntano dal cemento come gemme inaspettate nelle origini e nelle forme. La poetica di Quan si nutre della connessione tra natura e femminilità ed è mosso da un lavoro di lentezza, meticolosità e ciclicità. L’opera nasce da un immaginario che si ispira al germoglio della patata come spunto di riflessione sulla fine e l’inizio di un ciclo: le ventose come strumenti per aggrapparsi alla vita, come quel germoglio che fa sia marcire sia rinascere la pianta solanacea, le cui foglie germinano e si reincarnano in vulve. I lavori sono frutto di indagini individuali che all’interno del percorso espositivo si innestano in un dialogo virtuoso fatto di ironia, speculazione e immersione immaginativa.
Ayleen Ivonne Liverani
Info:
Opentour 2025: The Image Thinking. Sulle possibili interpretazioni dell’immagine
Artists: Marco Mandorlini, Chiara Niccoli, Agnese Oprandi, Yunru Quan, Enrico Scapinelli
a cura di Giovanna Caimmi e Leonardo Regano, con il coordinamento di Maria Rosa Cuccitto
26/06 – 30/07/2025
Galleria Studio G7
Via Val d’Aposa 4a – Bologna
www.galleriastudiog7.it

Ayleen Ivonne Liverani, operatrice culturale negli ambiti dell’edu-curatela e della mediazione. Attiva tra Italia e Messico, indaga l’ambiente dell’arte in quanto spazio di esplorazione e interrogazione e come opportunità di creazione e narrazione di immaginari alternativi.



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