The New Abnormal | straperetana 2021

Per la quinta edizione della straperetana, presentata dal 17 luglio al 22 agosto, la mostra all’interno del borgo medievale di Pereto (AQ) è stata curata da Saverio Verini con la collaborazione di Matteo Fato. L’esposizione parte dai concetti di strano e di inquietante, interpretandoli attraverso i lavori di circa 30 artisti, disseminati nei vari spazi coinvolti. The New Abnormal si ispira all’album dei The Strokes, uscito in pieno lockdown, e soprattutto al saggio di Mark Fisher The Weird and the Eerie (2016), in cui si cerca di definire questi due aggettivi rapportandoli al contemporaneo, grazie al confronto con la produzione culturale di questo periodo.

Le due sedi principali sono Palazzo Maccafani e Palazzo Iannucci, idealmente collegate da una serie di installazioni, mimetizzate tra le pareti e le strutture presenti lungo il percorso in discesa all’interno degli stretti vicoli del borgo. Nella prima location le stanze espositive vengono attraversate dal visitatore passando da un piano all’altro del Palazzo, in un addentrarsi che crea da subito uno straniamento.

Le opere di Francesca Banchelli, Carol Rama, Giulia Poppi, Gabriele Silli ed Enzo Cucchi, allestite al piano dell’entrata, grazie ai diversi materiali, soggetti e forme, stimolano il riferimento ai temi della metamorfosi e del perturbante, che si precisano scendendo ai piani inferiori. Qui troviamo i Cafoni (2014 – 2016) di Luca Francesconi, sculture con ortaggi inseriti come teste su corpi d’acciaio (intercambiabili a seconda della stagione), e nella profonda cisterna l’installazione site specific BHULK (2020) di Oscar Giaconia. L’artista propone un enigmatico scaffale ricoperto di elementi misteriosi, a metà tra edicola sacra e laboratorio, che al tempo stesso attrae e respinge lo sguardo.

Uscendo dal Palazzo e scendendo gli scalini subito dopo la piazza, ci si imbatte in alcuni oggetti inaspettati, tra cui gli ambigui festoni di Letizia Scarpello (Idiótes, 2020); le piccole e delicate fotografie di Silvia Mantellini Faieta (Protezione visibile, 2019) e la targa di Mattia Pajè (Ragnetto, 2020). Le tre opere giocano efficacemente su tre contrasti: la celebrazione di un evento, ma senza il tipico fermento dei festeggiamenti; la grandezza reale di un paesaggio e la sua miniatura incastonata nella pietra; la banalità eccentrica della liberazione di un ragno resa solenne con una targa commemorativa.

Poco dopo si individua in un angolo l’intervento Malutta ripara e sostituisce (2017), realizzato da due artisti del collettivo Fondazione Malutta (Thomas Braida e Valerio Nicolai). Il paradosso risiede nel voler riparare in modo maldestro aiuole e grondaie del borgo, con una parodia del concetto stesso di restauro e riqualificazione.

Il cortocircuito innescato da questi accostamenti di significati prosegue fino a Palazzo Iannucci, quando la nostra attenzione viene attirata da uno strano assemblaggio di Giovanni Termini. Oasi (2021) è un’atipica fontana in cui l’acqua sgorga da un lampione, riversandosi nel cilindro sottostante, che a sua volta contiene un ombrellone da spiaggia chiuso. Il tono è ironico e allo stesso tempo nostalgico, permettendogli di imporsi come una scultura nell’assetto della piazza.

L’allestimento all’interno del Palazzo ospita un gruppo di lavori che riflettono sul rapporto tra naturale e artificiale: salendo dal piano terra al secondo piano c’è un climax che parte da una connessione più stabile con la realtà e la natura, per poi abbandonarle del tutto, sconfinando nell’ignoto e nel mistero. Daniele Di Girolamo con l’installazione Voci discrete di vecchie canzoni (2021), propone una commistione tra i suoni prodotti dagli insetti nell’impollinazione, che accolgono il visitatore in una dimensione instabile, e alcuni oggetti contaminati da piante e fiori, simbolo del contesto evocato dai suoni.

Nelle stanze successive i lavori di Paride Petrei (Tripode anfibio monopinnato, 2020) ed Edoardo Manzoni (Richiamo Vivo, 2020; Senza Titolo, Figure, 2021) alludono a una natura irriconoscibile e camuffata da oggetto, o addirittura scomparsa, creando un clima di assenza spettrale. Salendo al piano superiore le opere, incentrate sulla figurazione del corpo, ci mostrano una realtà trasfigurata e deforme, che rimanda a ricordi oscuri.

Nella cucina i due rombi di Giuditta Branconi, tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, dialogano con Biotope #0 (2012) di Claudia Losi, in un’alternanza inquietante che fa oscillare lo sguardo tra i dipinti e la scultura posta sul tavolo. All’ultimo piano il Pinocchio (2021) di Andrea Salvino, emblema per eccellenza di metamorfosi e duplicità, chiude idealmente il percorso della mostra nel segno dell’ibrido e dello straniante.

Muovendoci dall’alto in basso e viceversa all’interno degli spazi interni ed esterni della mostra, percepiamo chiaramente questo senso di incongruenza, precarietà e crisi continua, che inevitabilmente ci porta a riflettere sul contemporaneo e sulla natura stessa della realtà che viviamo.

Cecilia Buccioni

Info:

www.straperetana.org

Palazzo Maccafani, Stanza delle Muse (da sinistra): Carol Rama, Feticci, 2002. Grafite, acquerello e smalto su carta intelata (progetto), 24,5 x 34,5 cm. Courtesy: Collezione Renato Alpegiani; Giulia Poppi, sffsssshh, 2021. PETG vergine, dimensioni variabili. Courtesy: l’artista. Progetto in collaborazione con Ultravioletto e pPastopiave

Straperetana 2021: Palazzo Maccafani, stanza della Nicchia: Gabriele Silli, Untitled, 2021. Tecnica mista (ferro, legno, corde e cime (45 m circa), colle, resine, pigmenti vari, carta, cuoio, lino, canapa, mucillagine marina, alghe e altri materiali organici), dimensioni variabili. Courtesy: l’artistaPalazzo Maccafani, stanza della Nicchia: Gabriele Silli, Untitled, 2021. Tecnica mista (ferro, legno, corde e cime (45 m circa), colle, resine, pigmenti vari, carta, cuoio, lino, canapa, mucillagine marina, alghe e altri materiali organici), dimensioni variabili. Courtesy: l’artista

Palazzo Maccafani, Cisterna: Oscar Giaconia, BHULK (Caput Casei), 2020; Olio su carta lubrificata e caseina in teca di PLA 3D print e silicone, 40 x 30 cm (50 x 40 cm incorniciato) installata in struttura di legno, fibra poliuretanica e lattice, inserti 3D in PLA, polietilene lubrificato e oggetti di scena, 216 x 250 x 50 cm. Courtesy: OG STUDIO e Monitor, Rome/Lisbon/Pereto

Palazzo Iannucci, primo piano: Claudia Losi, Biotope #0, 2012. Feltro in lana e tessuti tecnici, imbottitura, sabbia, 40 x 40 x 130 cm circa. Courtesy: l’artista e Galleria Monica de Cardenas; Giuditta Branconi, Pericoloso e lusinghiero languore (che fai? Vedi o domini?), 2021. Olio su lino, 212 x 212 cm. Courtesy: l’artista

Per tute le immagini: Photo Credit Giorgio Benni


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