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The Searchlights: 18 giovani fotografi raccontano ...

The Searchlights: 18 giovani fotografi raccontano le urgenze del nostro tempo alle Gallerie d’Italia Torino

La scorsa settimana, in occasione di EXPOSED Torino Photo Festival, si è tenuta alle Gallerie d’Italia The Searchlights, la public portfolio review che ha visto protagonisti diciotto studenti e studentesse dei Trienni di Fotografia IED di Torino, Milano e Roma. La rassegna costituisce il secondo capitolo di Ti vorrei dire, progetto triennale realizzato in collaborazione tra IED e Gallerie d’Italia – Torino di Intesa Sanpaolo. Il titolo della rassegna richiama l’immagine di un fascio di luce che schiarisce l’oscurità per rendere visibile quanto solitamente non è oggetto dell’attenzione. Gli studenti hanno sviluppato narrazioni in cui globale e personale si intersecano, per fornire un racconto del presente che tocca temi quali la crisi climatica, i dispositivi di visione e di sorveglianza, l’identità, il consumo, l’abitare, la fede, la memoria e la fragilità. Il risultato è un’esposizione stratificata e multifocale, in cui non solo lo sguardo sul presente è messo in discussione, ma anche l’approccio all’immagine e alla tecnica fotografica viene interrogato a partire da presupposti tecnici e teorici diversi.

Nicole Pagliuca, “Āmēn”, courtesy the artist and IED Milano

Nicole Pagliuca, “Āmēn”, courtesy the artist and IED Milano

Nicole Pagliuca ha presentato Āmēn, una serie di fotografie dedicate al rapporto tra i giovani e la religione. Lo spazio della preghiera, che secondo l’artista dovrebbe rappresentare un momento di condivisione, diventa motivo di radicale e dolorosa messa in discussione della propria identità. Ispirata da grandi maestri come Mario Giacomelli e Ugo Mulas, realizza fotografie i cui forti contrasti riflettono l’esigenza di ritrovare un senso di sicurezza nello spazio e nelle persone.

Francesca Paoletta, “Come on, smile!”, courtesy the artist and IED Milano

Francesca Paoletta, “Come on, smile!”, courtesy the artist and IED Milano

Lo sguardo inteso come sistema di controllo e di sorveglianza è oggetto delle ricerche di Guglielmo Benassi, Hunting archive, e Francesca Paoletta, Come on, smile! Benassi lavora sull’archivio fotografico di un cacciatore. Le immagini, alcune delle quali presentano il contorno del mirino, trasformano l’ambiente naturale in uno spazio sospeso tra la vita e la morte, in cui l’atto del vedere diventa espressione del dominio. La continua variazione di formato, definizione e oggetto delle fotografie, dove pattern naturali tendenti all’astratto si alternano a primissimi piani delle prede, fornisce un’ininterrotta dislocazione dello sguardo. Ripetizione e alternanza mascherano la natura violenta delle immagini, neutralizzandole. Un sistema che risponde al meccanismo della finestra di Overton, nato per studiare lo spettro di accettabilità delle politiche governative. In Come on, smile! Francesca Paoletta ribalta la concezione del sorriso come espressione simbolica positiva, identificando in esso un riflesso di come la società patriarcale ha regolato il comportamento femminile. Il sorriso, trasformato in segno di garbo e docilità, risponderebbe nel mondo animale a meccanismi di aggressione e difesa. Il gesto di non sorridere rappresenta per Paoletta la rottura della norma, l’affermazione della propria personalità e identità.

Linda Chionne, “Oneirai drawings”, courtesy the artist and IED Roma

Linda Chionne, “Oneirai drawings”, courtesy the artist and IED Roma

The Searchlights riflette una sorprendente varietà di approcci. Linda Chionne, in Oneirai drawings, si rifà alle prime sperimentazioni fotografiche, dai disegni fotogenici di William Henry Fox Talbot ai Rayogramme di Man Ray. In ottica media archeologica crea un dispositivo che unisce analogico e post-materiale, il meccanismo generativo della camera oscura con l’immaterialità dell’intelligenza artificiale. Se la contemporaneità si contraddistingue per un regime scopico segnato dall’iper stimolazione attraverso le immagini, Chionne opera un impossibile fuori scala che trova nel sogno il luogo di associazioni instabili, arcaiche e condivise. Sul versante opposto della medesima condizione si colloca Latent autobiography: lo studio che Arianna Iannone compie a partire dal proprio archivio personale di fotografie. Già Sol LeWitt, come osserva Iannone, aveva sfruttato la griglia come strumento per ordinare una serie di immagini. Tuttavia, se l’attività di raccolta dell’artista americano mirava a individuare nell’idea una “macchina per fare arte”, motore per un’operazione di riordino strutturale della realtà, Iannone trasforma il suo archivio personale in una nuvola di dati con lo scopo di giungere a una sintesi del ricordo. L’AI, a partire da associazioni tipologiche e cromatiche, scardina il regime personale della memoria, per giungere a nuovo atlante che sfrutta la ridondanza, la ripetizione e la somiglianza per appiattire il rumore del passato.

Arianna Iannone, “Latent autobiography”, courtesy the artist and IED Roma

Arianna Iannone, “Latent autobiography”, courtesy the artist and IED Roma

Ampio spazio è dedicato infine alla fotografia di carattere documentario, sia in senso scientifico, con Valeria Arrigo, Larchivio del ghiaccio, sia biografico, dall’indagine di Daria Giovanardi, Rotting in bloom, sul fenomeno del “bed rotting”, allo studio di Eleonora Sanna, Spazio intimo, e Penelope Siria Meneghetti, Così come sono. Eugenia Re, con Arvigo, scala 1:1, realizza un’indagine sui quartieri popolari di Genova, spesso estranei all’attenzione delle istituzioni e la cui immagine è plasmata dall’architettura. L’eredità lasciata dal brutalismo offre infatti all’occhio spazi pieni e pesanti, che tolgono il fiato e suggeriscono una condizione di isolamento e straniamento, tradendo le promesse collettiviste alla base delle pianificazioni urbanistiche.

Eugenia Re, Arvigo, “scala 1:1”, courtesy the artist and IED Torino

Eugenia Re, Arvigo, “scala 1:1”, courtesy the artist and IED Torino

Nonostante non sia possibile, per limiti di spazio, raccontare tutti gli interessanti progetti che sono stati presentati, è doveroso citare, quindi ricercare, le fotografe e i fotografi che hanno preso parte alla rassegna. Alice Antonetti (Unhived), Valeria Arrigo (Larchivio del ghiaccio), Guglielmo Benassi (Hunting archive), Leonardo Bandini (Fiume), Linda Chionne (Oneirai drawings), Riccardo Falbo (00), Daria Giovanardi (Rotting in bloom), Arianna Iannone (Latent autobiography), Giulia Leo (Condition/Report), Penelope Siria Meneghetti (Così come sono), Micol Naretti (Sala dattesa), Francesca Paoletta (Come on, smile!), Nicole Pagliuca (Āmēn), Eugenia Re (Arvigo, scala 1:1), Matteo Rosadi (Consumerism ratio), Eleonora Sanna (Spazio intimo), Sofia Valabrega (Qual è il mio nome), Thomas Voltan (Fuoco pallido).

Info:

The Searchlights: Public portfolio review
Venerdì 10 aprile 2026, dalle ore 15:00 alle 18:30
Gallerie d’Italia
Piazza San Carlo, 156 – Torino
www.ied.it


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