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Tino Sehgal + Hamza Halloubi al De Pont Museum

Tino Sehgal + Hamza Halloubi al De Pont Museum

De Pont è un museo indipendente che ha trovato sede in un ex lanificio ristrutturato nella cittadina di Tilburg, nei Paesi Bassi. Lo studio Benthem Crouwel Architects ne ha progettato la riconversione dell’edificio industriale, con il suo caratteristico tetto a shed, in spazio espositivo eccezionale e ricco di luce naturale. Il museo, inaugurato nel 1992, è stato poi ampliato nel 2016 con una nuova ala destinata a presentazioni fotografiche e video. Questa aggiunta si collega a una caffetteria più spaziosa e a uno splendido giardino.

Museum architecture, credits: Jasper Loeffen, courtesy De Pont Museum

Museum architecture, credits: Jasper Loeffen, courtesy De Pont Museum

Il programma espositivo, in origine basato soprattutto sulla presentazione di mostre di pittura e scultura, è stato ora integrato da installazioni, performance, film e fotografia. Il museo prende il nome dal giurista e imprenditore J.H. de Pont (1915-1987), il cui lascito ha fornito i fondi per la promozione e il sostegno dell’arte contemporanea in una cittadina la cui area metropolitana tocca appena i trecentomila abitanti. Una scelta di autentico mecenatismo dal momento che questo suo sogno è diventato operativo solo dopo la sua morte. Il museo vanta nelle sue collezioni opere incredibili dei più svariati autori di livello internazionale. Si fa qualche esempio: Ai Weiwei, Lothar Baumgarten, Christian Boltanski, Angela Bulloch, Thierry De Cordier, Rineke Dijkstra, Marlene Dumas, Bernard Frize, Dan Graham, Roni Horn, Anish Kapoor, Wolfang Laib, Gerhard Merz, Tony Oursler, Sigmar Polke, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Anri Sala, Luc Tuymans, Bill Viola, Henk Visch, Jeff Wall.

Tino Sehgal, credits: Edd Horder, Blenheim Art Foundation, 2021, courtesy De Pont Museum

Tino Sehgal, credits: Edd Horder, Blenheim Art Foundation, 2021, courtesy De Pont Museum

In settembre, il De Pont Museum presenterà l’opera dal vivo This youiiyou (2023) di Tino Sehgal. This youiiyou è una specie di coreografia dove voce, ritmo e linguaggio del corpo si sviluppano attorno al tema della connessione intergenerazionale. Per cinque mesi, quest’opera, molto intima e smaterializzata, verrà riproposta ogni giorno nella galleria più grande del museo, invitando i visitatori alla riflessione e alla partecipazione. L’opera This youiiyou è stata eseguita per la prima volta al Centro Botín nel 2023 come interfaccia dialogica con L’adorazione dei pastori di El Greco, datata 1577-1579. Poi, nel 2024, questo lavoro è stato riproposto al Midsummer Festival di Cork, in Irlanda. Ma si comprenderà che, come in ogni opera di stampo teatrale, la partitura è soggetta a lievi variazioni, e a quelle piccole mutazioni che rendono l’esecuzione sempre perfettibile e adattabile nei luoghi dove viene presentata.

Hamza Halloubi, “Its throat is parched with thirst, but it would not accept a single drop of water from alien hands”, 2025, credits: 3d animation BY Sam Gielen, music by Lieven Marten, courtesy De Pont Museum

Hamza Halloubi, “Its throat is parched with thirst, but it would not accept a single drop of water from alien hands”, 2025, credits: 3d animation BY Sam Gielen, music by Lieven Marten, courtesy De Pont Museum

Questa ulteriore riedizione di This youiiyou segna, inoltre, la prosecuzione di una collaborazione di lunga data tra Sehgal e Martijn van Nieuwenhuyzen, direttore del De Pont Museum. La loro prima collaborazione risale al 2003 con la presentazione di Venti minuti per il ventesimo secolo (2000), che ebbe luogo allo Stadsschouwburg di Amsterdam. Sono poi seguiti altri progetti, tra cui quello per lo Stedelijk Museum di Amsterdam, dove Sehgal, sotto la copertura del titolo Un anno allo Stedelijk: Tino Sehgal (2015), presentò diciassette opere dal vivo. This youiiyou si basa su questa storia condivisa e ormai consolidata, aprendo nel contempo un nuovo capitolo. E le sorprese sono l’unica cosa di cui non dobbiamo preoccuparci: non potranno mancare e di certo non deluderanno le aspettative.

Wolfgang Laib, “Wachsraum”, De Pont Museum 1993. Photography: P. Cox, courtesy De Pont Museum

Wolfgang Laib, “Wachsraum”, De Pont Museum 1993. Photography: P. Cox, courtesy De Pont Museum

Tino Sehgal, di origini indiane, è nato a Londra nel 1976, e vive a Berlino. Il suo lavoro, molto radicale e riconosciuto a livello mondiale, è basato sull’interazione tra le situazioni da lui predisposte all’interno di un intreccio narrativo e il pubblico di cui non si possono conoscere le reazioni in anticipo. Si tratta per lo più di situazioni effimere, esperienze di vita, sensazioni fluide, con riferimenti alla danza e alle tradizioni delle neoavanguardie. Pensiamo a Fabio Sargentini e ai numerosi festival di musica e danza da lui promossi… si era alla fine degli anni Sessanta dell’altro secolo, si era a Roma. Il primo festival vide la luce nel 1969, con un titolo molto coinvolgente: “Danza Volo Musica Dinamite”. I nomi che approdarono sul “palcoscenico” furono quelli di Simone Forti, La Monte Young, Steve Paxton; a cui seguirono anni dopo Steve Reich, Philip Glass, Yvonne Rainer e così via. Le radici stano tutte lì: energia esplosiva, confusione dei generi, dilatazione temporale dell’evento. Ora, anche in Sehgal, quello che emerge come preponderante è l’estensione temporale; una specie di teatralizzazione del segno dove le repliche provocano di giorno in giorno sfumature sempre diverse. L’autore si basa di volta in volta su un numero consistente di attori o comparse che sostengono la struttura dello spettacolo e le stesse repliche. Suggestione? Inquietudine? Sparizioni? Apparizioni? In definitiva una poetica basata sull’impercettibile e sull’indeterminazione. È come se l’autore, giorno dopo giorno, ponesse al pubblico questa domanda: “Io sento questo; e voi che cosa sentite?”

Marlene Dumas, “Black Drawings”, De Pont Museum 1992. Photography: P. Cox, courtesy De Pont Museum

Marlene Dumas, “Black Drawings”, De Pont Museum 1992. Photography: P. Cox, courtesy De Pont Museum

Le sue opere sono state esposte (o accolte e “rappresentate”) in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Guggenheim Museum (New York), la Tate Modern (Londra), il Palais de Tokyo (Parigi), il Tai Kwun (Hong Kong), lo Stedelijk Museum (Amsterdam) e il Centro Botín (Santander). Inoltre, il 13 settembre, in concomitanza con l’avvio del progetto di Sehgal, si inaugurerà un allestimento di Hamza Halloubi (Tangeri, 1982): La sua gola è arida per la sete, ma non accetterebbe una sola goccia d’acqua da mani aliene. Quest’opera di Halloubi è stata presentata per la prima volta al De Pont Museum nel 2015, perciò si tratta di una riproposta site-specific a cui verrà però affiancata la proiezione del suo recente lungometraggio Vizor. Insomma, motivi per un viaggio a Tilburg ce ne sono a bizzeffe.

Bruno Sain

Info:

Tino Sehgal + Hamza Halloubi
13/09/2025 – 1/03/2026
De Pont Museum, Tilburg
depont.nl


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