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Un nuovo spazio culturale con la rivoluzione del collezionismo

Con le opere dei collezionisti privati si potrebbe fare il migliore dei musei di arte contemporanea. Questo vale soprattutto per il nostro Paese, che solo da qualche decennio ha iniziato ad avere musei d’arte contemporanea regolarmente attivi e sparsi sul territorio. In Italia, più che altrove, per molto tempo il collezionismo privato ha retto l’economia del mondo dell’arte contemporanea, le gallerie e gli artisti. Dagli anni Novanta anche da noi il collezionismo privato ha iniziato a diventare estroverso, si è reso gradatamente disponibile a offrirsi al pubblico, fino a realizzare in alcuni casi degli spazi con attività permanente. Mi riferisco alle fondazioni. Un supermuseo si può realizzare prendendo opere in comodato d’uso da differenti collezioni private. Secondo una “scrittura espositiva” (l’espressione è di Harald Szeemann) si potrebbe tracciare una storia dell’arte concreta, viva nel porgersi allo spettatore, come grande operazione analogica nell’era del digitale.

Una mostra, La rivoluzione siamo noi, può essere considerata un esperimento per una soluzione museale del genere. È a Piacenza fino al 24 maggio 2020, curata da Alberto Fiz, in un neonato centro culturale, l’XNL Piacenza Contemporanea, ex sede Enel da cui deriva il nome, oltre che nella Galleria Ricci Oddi. Il titolo si appropria delle parole di Joseph Beuys per riferirsi a un differente cambiamento radicale, possibile grazie ai collezionisti: la messa a disposizione del pubblico di un patrimonio di opere d’arte solitamente precluso perché privato. I “rivoluzionari” coinvolti per l’occasione sono Claudia ed Enrico Consolandi (con alle spalle il compianto Paolo), Gemma De Angelis Testa, Mauro De Iorio, Ernesto Esposito, Giorgio Fasol, Bruna Girodengo e Matteo Viglietta, Giovanni Floridi, Giovanni Giuliani, Giuliano Gori, Tullio e Simona Leggeri, Emilio e Luisa Marinoni, Laura Mattioli, Domenica Rosa Mazzolini, Claudio Palmigiano e Maria Grazia Longoni, Pierluigi e Natalina Remotti, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Stefano Sciarretta e Raffaella Frascarelli, Giuliana e Tommaso Setari.

Sono esposte più di centocinquanta opere, nella stragrande maggioranza di artisti riconosciuti nel mondo dell’arte italiana e internazionale. C’è qualche opera di artisti emersi nella prima metà del Novecento ma sono numerose soprattutto le opere di artisti delle ultime generazioni.

La mostra si articola in otto sezioni, come “Domestiche alterazioni”, “L’altro visto da sé”, abbastanza stringenti, oppure più aperte come “Enigma”, “Esplorazioni”, definizioni temporanee ma un po’ artificiose. È vero che queste non rispondono a tradizionali compartimentazioni storiche e nella trasversalità possono richiamare una museologia aggiornata, sempre come ipotesi laboratorio per un costituendo museo. In realtà nei musei e nei centri d’arte odierni quasi mai ci si avvale di allestimenti basati sull’uso di pannelli, come in questo caso, fra l’altro su progetto di uno studio importante, di Michele De Lucchi e AMDL Circle, dove le opere non si fruiscono al meglio e giocoforza le distinzioni fra sezioni si fanno labili. Le sezioni funzionano abbastanza nel catalogo che accompagna la mostra, curato dallo stesso Fiz, un volumone di tutto rispetto (Silvana Editoriale), utile, che include interviste ai collezionisti e saggi di esperti.

Per gli artisti si va da Giorgio de Chirico a Keith Haring, da Piero Manzoni a Andy Warhol, da Sol LeWitt a Maurizio Cattelan, da Francesco Clemente a Mario Airò, da Tomás Saraceno a Pietro Roccasalva, da Piero Manzoni a Lara Favaretto, da Gabriele Basilico a Mona Hatoum, da Georg Baselitz a Nan Goldin. Fra le opere esposte ci sono delle chicche, rarità o scoperte anche per i conoscitori: per fare degli esempi, un Oggetto a scomparsa (1967) di Emilio Prini, o un Concetto spaziale (1966) a quattro mani di Lucio Fontana e Hisaschika Takahashi.

La vocazione dell’XNL non sembra quella di spazio con collezione permanente, si pone come centro culturale polivalente. Tuttavia la mostra include un’opera stabile, site specific, che Giuseppe Penone ha realizzato per l’occasione.

Giulio Ciavoliello

Info:

La rivoluzione siamo noi. Collezionismo italiano contemporaneo
1 febbraio – 24 maggio 2020
a cura di Alberto Fiz
XNL Piacenza Contemporanea
via Santa Franca 36, 29121 Piacenza

Aldo Mondino, Torre di torrone, 1968, scatole di torrone (legno e carta), 180x260, Collezione La Gaia. collezionistiAldo Mondino, Torre di torrone, 1968, scatole di torrone (legno e carta), 180×260, Collezione La Gaia

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