C’è una fotografia forse più emblematica delle altre. Ritrae una fila composta esclusivamente di persone nere alluvionate in attesa di assistenza. Su di loro incombe la gigantografia del più elevato livello di vita, ovvero quello di una famiglia bianca (genitori, figli e cane): There’s no Way Like the American Way. È per me questa la foto che può fungere da cover e da titolo di questo contributo critico che racconta la retrospettiva di Margaret Bourke-White, organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, in collaborazione con Camera – Centro italiano per la Fotografia, presso i Chiostri di San Pietro, con l’efficace e divulgativa curatela di Monica Poggi. La fotografia ha per titolo appunto Flood Refugees, Louisville, Kentucky, è del 1937 ed è certamente tra le più celebri della fotografa newyorchese, nata nel 1940 e deceduta nel 1971.

“Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960”, installation view at Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia, ph. outThere Collective, courtesy Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Suddivisa in sei sezioni, la mostra, intitolata “Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960”, ripercorre, in più di centoventi fotografie, le diverse tappe di una carriera contrassegnata da molto coraggio pionieristico (ai limiti della temerarietà) e da un elemento caratteriale «avvincente, in linea con la sua storia personale che, sin dagli inizi, si afferma come una novità nel panorama sociale statunitense a partire dall’adozione del doppio cognome, possibile solo in una famiglia molto progressista», spiega la curatrice Monica Poggi. «L’opera di Margaret Bourke-White rappresenta un pezzo significativa di storia americana – afferma Marco Massari, sindaco di Reggio Emilia – che s’inserisce nel nostro programma più ampio di riflessioni su cosa sia stato il secolo americano. E, in questo contesto, i Chiostri di San Pietro saranno il centro focale cittadino sull’immagine». Di sicuro, un evento importante del secolo a stelle e strisce è la nascita, nel novembre del 1936, della rivista LIFE, destinata al grande pubblico e con una sezione fotografica importante. Bourke-White sarà la prima fotografa a far parte della redazione del settimanale, iniziando con reportage sull’industria e la cantieristica: il mondo delle fabbriche ha centralità nel «prisma molteplice e nella costante irrequietudine che hanno connotato la personalità di Margaret Bourke-White», come afferma Walter Guadagnini, sino al 2 ottobre 2025 e per tanti anni direttore artistico di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia a Torino. La seconda sezione mostra molte fotografie che hanno al centro turbine, ciminiere, hangar industriali e anche il consumismo che si sviluppa attorno alle aree industriali, in fase di pieno New Deal, il programma di rinascita economica varato dalla presidenza di Franklin Delano Roosevelt all’indomani della gravissima crisi del 1929. E, in una teca ricca di numeri originali e datati di LIFE, spicca la chicca, in termini di dimensioni più piccola del numero che sarà in edicola, della copia pilota della rivista riservata agli azionisti affinché scommettessero sul magazine.

“Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960”, installation view at Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia, ph. outThere Collective, courtesy Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
«Questa mostra ha tra i suoi pregi – afferma Maurizio Corradini, presidente della Fondazione Palazzo Magnani – quello di scardinare la nube di pregiudizi che hanno riguardato l’operatività fotografica di Margaret Bourke-White. Una fotografa che non è stata solo testimonial, sebbene con uno sguardo sempre molto personale, dell’American Way of Life, ma anche una professionista capace di indagare i fatti storici, politici e della coscienza civile». Senza dubbio è stata una fotografa capace di vivere la propria contemporaneità e di avere una grande fiducia nel progresso: lo dimostra la sezione dedicata ai grattacieli, altro prodotto dell’ingegno umano che esercita su Bourke-White grande fascino (del resto «la sue prime fotografie raffigurano gli edifici del campus universitario», sottolinea Monica Poggi). Anche in questo caso, non manca l’elemento di peripezia acrobatica che la portava a farsi imbracare su un elicottero per raffigurare al meglio l’amata New York e inaugurare le fotografie dall’alto che torneranno, per altre ragioni, centrali nel periodo bellico.

“Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960”, installation view at Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia, ph. outThere Collective, courtesy Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Aggiunge la curatrice: «I soggetti umani che Margaret Bourke-White raffigura non entrano mai in empatia. La fotografia di un essere umano le serve per raccontare una storia collettiva. E questo succede sia nel caso di un eschimese sia di personalità potenti come Stalin». Tra i primati della fotografa c’è anche quello di unica straniera a ritrarre il rivoluzionario, politico e militare che governò l’Unione Sovietica dopo la morte di Lenin, usando la consueta arma dell’azzardo: fece cadere appositamente dei flash e, poiché il dittatore ne sorrise, catturò il volto in quel preciso istante per la copertina di un numero di LIFE dedicato all’utopia dell’Unione Sovietica. Non è un primato ma sicuramente una dote straordinaria: è «la capacità di Bourke-White di fiutare dove va la storia e quindi trovarsi a Mosca quando viene bombardata dai tedeschi nel 1941» (Monica Poggi) e, come il suo carattere le imponeva, sfidò il divieto di affacciarsi di notte per fare alcuni scatti.

“Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960”, installation view at Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia, ph. outThere Collective, courtesy Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Altro leader della storia raffigurato dalla fotografa è Gandhi, immortalato in compagnia di un arcolaio, simbolo della resistenza indiana al colonizzatore britannico. L’azzardo e il fiuto per la direzione che prende la storia si manifestano ancora una volta quando Margaret Bourke-White segue le truppe e i cineoperatori statunitensi in marcia nella liberazione di alcune aree europee sino a Buchenwald, reportage fotografico puntualmente pubblicato su LIFE con il titolo di “Atrocities”. Questa sezione è arricchita anche da fotografie riguardanti il passaggio della fotografa sull’Appennino tosco-emiliano, in direzione nord, e quindi rappresentano il tocco globalmente locale a un curriculum internazionale. Lo sguardo dall’alto di cui abbiamo già parlato si manifesta ulteriormente nelle fotografie che richiamano i bombardamenti alleati delle città europee e la spiegazione di questa insistenza della fotografa per tale punto di vista è chiara oltre che essenziale: una foto aerea documenta meno le atrocità, edulcorandone l’evidenza visiva e quindi le reazioni emotive di chi le osserva. La fotografia da vicino, o da molto vicino, esalta invece la crudeltà umana: è il caso dei reportage dal Pakistan (in concomitanza con la già citata azione indipendentista indiana e la conseguente partition del 1947, durante la quale il doppio biblico esodo di induisti dal Pakistan all’India e, in direzione contraria, di musulmani, fu funestato da immani violenze reciproche) e anche dalla guerra di Corea (che vedeva coinvolti gli USA). Questo mondo senza confini, e soprattutto il fatto di aver messo piede in stati socialcomunisti – primo tra tutti l’Unione Sovietica – le vale il rischio di essere etichettata ‘nemica degli Stati Uniti’ nel periodo maccartista (pieni anni ‘50). Risalgono a questo decennio i nuovi progetti fotografici che richiamano, sempre con uno sguardo attento al sociale, lo stile di vita patriottico a stelle e strisce. E il suo sguardo sul sociale riemerge prepotentemente, non appena termina la bufera maccartista, con un progetto sulla segregazione interna (Carolina del Sud) e su quella estera (il Sudafrica dell’apartheid).

Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960”, installation view at Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia, ph. outThere Collective, courtesy Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Margaret Bourke-White declina la già citata fiducia nel progresso anche in chiave scientifica sottoponendosi, una volta scoperto sul proprio corpo e sulla propria mente il morbo di Parkinson, a delicati e pionieristici interventi chirurgici al cervello. Questo passaggio finale e doloroso della sua vita è documentato su LIFE e la star della fotografia (riconosciuta per strada come una celebrità) può così smettere di rincorrere la sofferenza sociale, il progresso dell’umanità, i grandi passaggi della storia. Come ha affermato in fase di preview l’assessore alla cultura comunale, Marco Mietti, «tra i tanti meriti di Margaret Bourke-White va annoverato anche quello di aver reso la fotografia un’arte popolare, oscillando efficacemente tra il grande evento di politica internazionale e la dimensione quotidiana». Completano la mostra il ciclo di incontri su American Dream e dintorni, alcune preziosissime teche contenenti alcuni numeri di LIFE e altre pubblicazioni editoriali, le didascalie in braille per alcune fotografie significative, il programma di visite didattiche specifiche per allievi di scuole elementari.
Info:
Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960
25/10/2025 – 8/02/2026
Chiostri di San Pietro – Reggio Emilia
www.palazzomagnani.it

Sono Giovanni Crotti, classe 1968, e mi sento in dovere di ringraziare la scrittura perché sospinge la mia vita. Coltivo dentro di me moltitudini che mi portano a indagare, conoscere, approfondire ogni espressività culturale e creativa, per poi scriverne cercando sempre di essere chiaro e documentato nei contenuti.



NO COMMENT