I meccanismi di decodifica che scattano non appena il nostro sguardo si posa su un’immagine funzionano per automatismi percettivi sedimentati in secoli di educazione visiva: in virtù della loro istantanea attivazione, siamo in grado di riconoscere forme, attribuire profondità, distinguere piani, senza che questo processo richieda alcuno sforzo cosciente, come se la visione fosse un atto naturale e neutro anziché una costruzione culturale complessa e storicamente determinata. Turbare quest’illusione di immediatezza e minare alle radici l’incondizionata fiducia che riponiamo nelle nostre capacità percettive è il cardine della sperimentazione pittorica di Luca Moscariello, che nella personale Sublimi incertezze in corso al Kappa-Nöun di San Lazzaro di Savena (BO) presenta gli esiti più recenti della sua ricerca, dimostrando un ulteriore scatto di maturità e un nuovo ventaglio di aperture. La pratica dell’artista si configura come un’attenta indagine fenomenologica sulla visione condotta attraverso un metodico processo di decostruzione delle convenzioni che regolano il nostro rapporto con l’immagine dipinta. Servendosi con disinvoltura di una vasta campionatura degli artifici illusionistici più classici della pittura, l’artista si impegna qui a rivelare, in un paradosso quanto mai produttivo, la costitutiva inattendibilità del vedere.

Luca Moscariello, “Sublimi incertezze”, installation view at Kappa-Nöun. Da sinistra a destra: “Sinedrio”, 2025, olio e smalto su tavola, 120×100 cm; “Quarta parete”, 2025, installazione site specific, ferro, spray e olio, 130×110 cm. (circa); “Premura dell’alburno”, 2025, olio e smalto su tavola, 120×100 cm
La mostra si sviluppa come un articolato discorso sulla natura ingannevole dello sguardo, obbligandoci a riconoscere quanto sia fragile il confine tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere. Il percorso espositivo è composto da una doppia sequenza di opere a parete che oscillano tra pittura e scultura, in cui dietro ogni apparente evidenza si nasconde un tranello dove ogni certezza viene sistematicamente messa in discussione. Le opere allineate sulla parete più ampia, tutte di medie dimensioni, appaiono a prima vista come minimali assemblaggi di materiali ordinari: in Giostra (2025) e Sublimi incertezze (2025), le tavole che aprono e chiudono la sequenza, due residuali sculture aniconiche nastriformi sembrano poggiarsi a un rudimentale display di legno, mentre Sinedrio (2025) e Premura dell’alburno (2025) si presentano come anti-retoriche composizioni di tasselli di compensato e feltro, la cui ostentata banalità viene accentuata da scoloriture, graffi o pieghe da consunzione. Tutto sembra così ovvio che sarebbe forte la tentazione di liquidare la visione con una rapida occhiata inquadrando questi lavori in standardizzate categorie minimaliste e poveriste, se non fosse per un’inspiegabile malia che istiga a indagare più in profondità. Avvicinandosi alle opere, si scopre, infatti, che nessuno degli elementi raffigurati è dotato di una reale consistenza materica e che ogni spessore plastico è in realtà una pura illusione ottenuta attraverso sapienti ombreggiature che conferiscono volume e corposità a segni ostinatamente confinati sulla superficie pittorica.

Luca Moscariello, “Recita delle astuzie n.1”, 2025, olio e smalto su tavola, 28×25 cm
Il tranello percettivo orchestrato dall’artista funziona su più livelli, obbligando lo spettatore a un continuo movimento di avanzamento e arretramento, a una danza visiva e mentale che sola può rivelare la natura ambigua di questi lavori. Le strutture geometriche essenziali, ridotte all’osso nella loro sintassi formale, diventano lo strumento attraverso cui Moscariello interroga non tanto la natura della pittura quanto piuttosto la tendenza dello sguardo a farsi catturare dalle apparenze e la sua disponibilità a credere a ciò che vede senza sottoporlo a un esame critico. In questo senso, la sua strategia ricorda quella elaborata da artisti come Ettore Spalletti o Paolo Masi per indagare la dimensione fenomenologica della percezione cromatica e spaziale, ma Moscariello spinge il ragionamento fino a mettere in discussione non solo la natura illusoria della pittura, ma la pretesa delle nostre abitudini percettive di fornirci un accesso diretto e non mediato alla realtà delle cose. Il virtuosismo sulle possibili variazioni del tema del volume simulato, questo il filo conduttore che collega la prima serie di opere, raggiunge la massima intensità concettuale nell’installazione site-specific Quarta parete (2025) collocata al centro. Qui la scultura nastriforme ricorrente nella sequenza compare davvero in versione tridimensionale, direttamente ancorata al muro sul quale si fondono, senza conflitti, le ombre dipinte e reali dei suoi elementi costitutivi, in un’ironica dimostrazione che entrambe possono raggirare lo sguardo con uguale efficacia. Per rendere l’inganno ottimale, l’artista ha studiato con attenzione maniacale la disposizione delle opere nello spazio espositivo e la loro relazione con la luce naturale e artificiale, effettuando sopralluoghi in momenti diversi della giornata per verificare come le diverse condizioni luminose ne modificassero la percezione.

Luca Moscariello, “Sublimi incertezze”, installation view at Kappa-Nöun. Da sinistra a destra: “Liriche celate”, 2025, legno, feltro, ferro, specchio e pietra, 20x20x20 cm, “Liriche inattese”, 2025, olio, smalto e matita su tavola, 30×20 cm; “Liriche accudite”, 2025, legno, feltro, ferro, cemento e pietra, 12x15x20 cm. (circa); “Liriche svelate, 2025, cemento, legno, feltro, ferro e specchio, 25x20x20 cm
Nella parete adiacente, Moscariello presenta poi una serie di sculture-quadro di piccolo formato che portano all’apice la tensione tra realtà e rappresentazione insita nella sua ricerca: si tratta di strutture tridimensionali realizzate combinando elementi reali e dipinti in un gioco di specchi percettivi (ed effettivi) che costringe lo spettatore a interrogarsi continuamente sullo statuto ontologico di ciò che sta osservando, scomponendolo nelle sue parti costitutive. Queste preziose Wunderkammer riattivano quella dimensione di meraviglia e stupore che dovrebbe accompagnare ogni autentico incontro con l’opera d’arte, suggerendoci che solo rallentando e concedendoci la possibilità di osservare con attenzione, di muoverci attorno all’opera, di cambiar prospettiva e distanza, possiamo sperare di andare oltre la superficie delle cose. Le sofisticate trappole visive di Moscariello, catturandoci proprio nel momento in cui crediamo di averle comprese, provano a renderci spettatori più consapevoli inducendo un’attitudine scettica nei confronti delle certezze immediate, in radicale controtendenza rispetto all’attitudine dominante dello sguardo contemporaneo, costretto a navigare quotidianamente in un mare di immagini che reclamano attenzione immediata senza richiedere una vera comprensione. Ed è proprio in questa sottile forma di resistenza, oltre che nella fascinazione per le infinite possibilità della pittura, che l’incertezza si fa sublime.
Info:
Luca Moscariello. Sublimi incertezze
27/11/2025 – 15/01/2026
Testo critico: Marinella Paderni
Kappa-Nöun
Via Imelde Lambertini 5, San Lazzaro di Savena (BO)
instagram.com/kappa_noun
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



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