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Vida Detenida: la fotografia di Pedro Almodóvar per la prima volta in Italia

Sarà esposta da Il Meccanico di Verona durante il Festival Grenze Arsenali Fotografici, “Vida Detenida” la mostra fotografica di Pedro Almodóvar, il regista più noto e controverso di Spagna, Leone d’oro all’ultima mostra del cinema di Venezia. Dopo le fotografie di Wim Wenders, lo spazio veronese ospita parte del progetto presentato qualche anno fa alla galleria Marlborough di Madrid all’interno della rassegna PhotoEspaña.

Pedro Almodóvar, “Frasca”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

Pedro Almodóvar, “Frasca”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

La mostra – curata da Simone Azzoni – è una selezione di nature morte. Alcune provengono dai suoi film (“Dolor y gloria”) altre da intimità domestiche personali. Tutte le immagini sono “Vida Detenida”: non proprio uno still life, ma un’attesa di vita, una vita congelata, sospesa in una luce di calma quotidianità. L’artista dichiara: «Preferisco l’espressione inglese still life, cioè vita ferma, invece di naturaleza muerta (natura morta), come si dice in spagnolo. Gli oggetti sono sempre vivi, così come la luce, nel senso che sono suscettibili al passare del tempo». La selezione in mostra è un omaggio a Zurbarán, a Morandi, a Ettore Sottsass, da cui il regista sembra trarre profonda ispirazione. Ogni fotografia ha per protagonista frutta, piante o elementi decorativi della sua casa. Il normale e l’ordinario, la frutta e l’oggetto dialogano su “altari laici” come li definisce Almodóvar: «Le nature morte sono una forma pagana di altare che riverisce e venera gli oggetti». Palcoscenici e set, davanzali e mensole sono un tutt’uno per la contemplazione e lo stupore.

Pedro Almodóvar, “Homenaje a Ettore Sotssas 2”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

Pedro Almodóvar, “Homenaje a Ettore Sotssas 2”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

Vasi anonimi e souvenir, design e artigianato, si trasfigurano davanti all’obbiettivo della macchina fotografica. «Per iniziare a fotografare a casa e farsi catturare dalla pratica, è necessario sentirsi soli,» – racconta il regista – «è solo in questi momenti che si riesce a guardare la luce che entra dalla finestra della cucina e a essere assorbiti dallo spettacolo al punto da prendere in mano una macchina fotografica e cercare di carpire quel momento e la sua luce». “Vida Detenida” celebra l’estetica pura, senza scopo, senza misura e senza confini definiti dai generi o dalla storia. Guardare un fiore al suo appassire, o un vaso davanti a una presa di corrente è sfuggire l’elegia che si compiace nel pop o nel kitsch. Se ne va pure la poesia del desiderio, la retorica della stoica accettazione perché il banale, non è banale, il semplice non è semplice, il familiare è perturbante.

Pedro Almodóvar, “Jarrones naranja y azul”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

Pedro Almodóvar, “Jarrones naranja y azul”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

Questa domestica noncuranza di prese elettriche, cornici di finestre, sfondi di appartamenti che fanno capolino tra oggetti totemici, souvenir, residuati di Wunderkammer cinematografiche, sono tagli di tempo che spezzano il legame erotico, l’appagamento sensuale con la polpa cromatica delle cose. Siamo negli stessi appartamenti dei suoi film, ma tutto tace. Ellissi di luoghi, metonimie di spazi, Almodóvar ci porta dentro le risonanze con altre figure, altri set. La classicità dello still life, attraversata da distrazioni, si destruttura nei mescolamenti di destini personali, soggettivi, oggettuali, artificiali, universali, singolari. Basti solo pensare alla memoria sedimentata sugli oggetti, ciò che nell’uso li ha resi tali.

Pedro Almodóvar, “Sin titütulo”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

Pedro Almodóvar, “Sin título”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

«Queste foto non sono post-prodotte. Ciò che mi interessa è l’estasi del momento, essere vigile e catturare l’emozione dell’istante». Un post-moderno in cui il corpo-oggetto si mette alla ricerca dell’anima, liberato finalmente dall’energia pulsionale. «Questo è il pop: elevare gli elementi quotidiani con cui viviamo e che hanno una funzione pratica alla categoria di modello artistico», ha scritto Almodóvar. Come nel suo cinema, le cose si svelano sorprendendoci. Perse le grandi narrazioni e la potenza degli archetipi (cosa avrebbe fatto degli oggetti il kitsch o Dalì…), colori e forme, si fanno enigmi in grado di trasformare l’intimità delle relazioni tra noi, tra noi e le cose, nel tempo di un bagliore protetto dal mondo.

Pedro Almodóvar,

Pedro Almodóvar, “Sin título”, 2017, courtesy Opera Gallery, Madrid

«Spero che questa emozione permanga nella foto incorniciata, ma per me è davvero sufficiente che queste foto siano decorative, che accompagnino i loro proprietari, che vivano con loro e testimonino la loro vita». Il catalogo è edito da Lazydog, le traduzioni dei testi sono di Maria Serafini, con il coordinamento di Francesca Marra di Grenze Arsenali Fotografici e di Giuseppe Ceroni di PepArtist. le opere in mostra sono concesse da Opera Gallery di Madrid.

Info:

Vida Detenida: la fotografia di Pedro Almodóvar
20/09/2025 – 20/10/2025
da martedì a domenica 9.30-12.30 | 16.00-19.00
Il Meccanico
Via San Vitale 2b – Verona
www.grenzearsenalifotografici.com/il-meccanico


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