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Walter Bortolossi: un corridoio e le sue «ideograf...

Walter Bortolossi: un corridoio e le sue «ideografiche» stanze

La costante che domina la ricerca degli artisti italiani nel momento attuale è la disperata ricerca di un’immagine-concetto lungo due strade diverse: una quella del culto di sé; l’altra, quella che si smarrisce nel contatto con le cose, nel tentativo di un rapporto immediato con la realtà esterna, e che termina nella critica dell’alienazione, cioè nella denuncia della perdita dell’autonomia.

La realizzazione delle opere di Walter Bortolossi ha dato – alla critica italiana – una buona occasione per fare un bilancio di questo spirito, in cui la più avanzata letteratura interpretativa alza le sue barricate per la resistenza del senso. In quei ritratti sarcastici dell’intellettuale moderno, realizzati da Walter Bortolossi in «Un corridoio e le sue stanze», è profilato il breviario di una categoria ideografica – a cui pare appartenere anche la densissima pittura mediale – che, quasi paralizzata dall’imponente bagaglio culturale e dalle sue problematiche, tenta di recuperare la consapevolezza, servendosi delle idee e non solo della testimonianza delle cose. Un’operazione difficilissima, come si capisce subito, ma che ha il grande merito di riportare a una dimensione umana la figura ormai ambigua del pittore di cultura, per l’appunto del cosiddetto intellettuale, il quale finalmente rifiuta le apocalissi e i facili estremismi del ready-made e della critica all’arte retinica, per usare anche la pittura come un ready-made estremo, reso migliore dalla stessa esautorazione iconica.

Terminata la supervisione della sua recente produzione pittorica, avrei potuto alzare le braccia al cielo felice di aver trovato (in maniera assai più netta rispetto alle sue due precedenti mostre) un pittore che dipinge, anzi che «scrive la pittura», in modo terso ed efficace, tra cose immaginarie (anche di filosofia, di scienza e di politica, se vi pare) e non preconfezionate. Ecco un esempio di pittura mediale! – mi sarei detto – che scommette ancora sui suoi mezzi, che intreccia con forza ma senza distorsione (oggettività visionaria ricreata) illustrazione vs fumetto (soluzione liquida dell’immagine della fumettografia che racconta verso l’immagine dell’illustrazione commentata), che non è trucco, decorazione o, peggio, separazione della vita dal pensiero, con conseguente abbandono di ogni principio etico! Ma Walter Bortolossi, in questi mesi, ha dato a vedere un nuovo ciclo di opere, con cui ha intrapreso una sua personale crociata, contro la cosiddetta arte post o neo-duchampiana, sostenuto in tal senso anche dal suo entourage. Conclusa la rimemorizzazione delle sue pitture, insomma, non mi sarebbe importato, almeno in sede di giudizio storico, di paragonarlo con ciò che, di fatto, non esiste se non come invenzione di mercato, degenerazione del retinismo noioso. Invece, fin dalle prime immagini che mi giunsero durante la preparazione di Medialismi 2.0+2.0, la buona pittura di Walter Bortolossi sembra voglia essere iscritta in quel solco di espressione e illustrazione diretta, fatta di buoni propositi, che piace e così, nel risvolto dei commenti più inverosimili, il riferimento all’illustrazione dinamica (o alla retorica dell’illustrazione) è stata fatalmente inevitabile e, per il mio gusto, prolifica.

La città di Cividale, sotto il patrocinio del Comune e dell’Assessorato, da fine novembre a quasi tutto gennaio, ospita una grande mostra personale di Walter Bortolossi, al piano superiore dell’ala restaurata del complesso monastico di Santa Maria in Valle (edificato nel VII secolo e reso simile ad oggi a partire dal 1500), al quale è annesso il celebre Tempietto Longobardo (realizzato intorno al 760 D. C.). Lo spazio espositivo di questa nuova quadreria consiste in un lungo corridoio, attraversato a metà da un transetto finestrato, costeggiato sui due lati da una serie di stanze. Le opere, complessivamente circa una quarantina e tutte di grandi dimensioni, sono disposte sul corridoio e sulle pareti del transetto e seguono un ordine cronologico. Alcune stanze a sorpresa, che fanno da alimentatori al percorso centrale, sono allestite come dei piccoli magazzini di opere accatastate in vari modi e che rappresentano alcuni nuclei tematici ricorrenti nel percorso di Bortolossi: saletta del periodo neo-espressionista, con lavori degli anni Ottanta; un paio di sale sulla svolta degli anni Novanta (con scritte e immagini che affrontano la storia della Scienza e della Filosofia); la stanza della Musica, dedicata agli organizzatori e ai produttori; un ambiente con i lavori ispirati ai disegni di Leonardo Da Vinci; per poi arrivare alle stanze finali dei Quattro Continenti, che raccontano la storia del mondo.

La mostra, una vera e propria retrospettiva, rende chiaro il complesso sviluppo dell’opera di questo incredibile autore, tra l’interesse per un approccio filosofico all’arte e un’applicazione estraniante a temi storici e d’attualità. Le sue illustrazioni pittoriche privilegiano le vedute d’insieme (il campo largo), si muovono contro la vignetta, in un sottile confine dello spazio metaforico, in inquadrature soggettive e una centralizzazione del dato storico. Prima di congedarsi da sé stesso – e quindi di farsi risucchiare nei buchi neri dei suoi “mitologemi”, dei profili ingranditi, delle sue scansioni tese a sottolineare come lo spazio della pittura può presentificare quello della cromia, nel gorgo di una visionarietà senza inizio né fine – il protagonista prova una improbabile “recherche du temps perdu”, tentando con un “doppio” esito di mettersi in comunicazione con un ready-made filosofico, che si trasforma nell’oltre della foto digitale. Sembra che, sul limite estremo tra l’immagine del fumetto, il racconto strozzato, l’immagine dell’illustrazione commentata e il riferimento continuo del “ready-made della scienza”, W.B. tenti di fornirci un’ultima possibilità di ricomposizione, che si risolve in un’ennesima parodia “dell’enciclopedia delle icone filosofico-visive”. I pochi rapporti iconici disegnati, che il deuteragonista ha nel corso della sua esecuzione, gli servono soltanto a verificare l’ineluttabilità del destino retinico del concettuale-pittorico: fuggire, disobbedire, disattendere, dimettersi, lasciarsi vivere nel fiume inquinato dell’arte figurativa che è tutto e nulla, vuoto pneumatico della costruzione presentativa del mediale, cinica ironia della morte dell’arte relazionale.

Ora, tra ultimi stanchi epigoni di pseudo-sperimentalismi, apprendisti stregoni e antologiche di vetero-precursori, che non hanno niente a che vedere con la medialità, ma anche con l’espressione, dove non c’è spazio alcuno per la riflessione sullo statuto della propria tecnica – tanto si è lontani con le storie di superfetazione – un pittore-illustratore come Walter Bortolossi appare senz’altro ai più, un ingombrante disturbatore, che si dimentica persino di spolverare i simboli del granaio. Un’eredità mai spesa a vuoto, di cui non si conosce neanche il valore. Però, a ben guardare, si ha la sensazione che la svolta produca una variante, così si ha l’idea che il pittore si neghi all’emancipazione, ormai a vantaggio delle proprie profondità mediali, delle proprie radici. Si è combattuto, e non a torto, il falso moralismo finendo però, a quando va bene, in un bislacco e insipido commentario privo di scopo, in un vagare su altri pianeti. Il paradosso, poi, è che ancora persiste, nella segreta natura degli artisti, il tentativo, più o meno esplicito, di modellare l’immagine in un qualche modo. Va a finire, dunque, che il Nostro, come Jeffrey Isaac e Massimo Giacon, e come altri pittori-illustratori italiani, rappresenti la parentesi meno moralista della svolta mediale e ideografica. Le tele da poco realizzate da Bortolossi ne danno atto: ancora una volta, ci ricordano che conta sempre più la vita dell’ideografia e che solo a un pittore compiuto sarà possibile dare un frutto risolto, fermo restando che gli esseri ideografici, nella loro agibilità, sono ancor più preziosi, più “eccellenti” che il minimalista puro, con le sue singole e troppo specifiche ragioni.

 Gabriele Perretta

 Info:

Walter Bortolossi, Un corridoio e le sue stanze
26/11/2021 – 30/01/2022
Inaugurazione 26/11/2021 alle 17,30
da lun a ven 10-13 e 14-17; sab, dom e festivi 10-17
chiuso il 25 dic 2021
1 gen 2022 aperto dalle 14 alle 17

Monastero di Santa Maria in Valle
Comune di Cividale, Assessorato alla Cultura
via Monastero Maggiore n. 34
33043 Cividale del Friuli UD
tel 0432 700867
informacittà 0432 710460

www.cividale.net
mail: cultura@cividale.net

Dal giorno dell’inaugurazione su YouTube il filmato: “Walter Bortolossi – Un corridoio e le sue stanze” con Laura Fonovich e Gabriele Perretta
Con il sostegno di Lavanderia Adriatica, Associazione Culturale ON ART, MAKE Spazio espositivo; KOBO Shop; Nuova Artesegno; Associazione culturale Play Art Alta Val Torre

Walter Bortolossi, John Rawls and Robert Nozick at David Letterman Show, 2007, olio su tela, cm 200 x 120

Walter Bortolossi, Jurij Gagarin - Elon Musk, 2021, olio su tela, cm 110 x 186Walter Bortolossi, Jurij Gagarin – Elon Musk, 2021, olio su tela, cm 110 x 186

Walter Bortolossi, Dobbiamo muovere da ciò che è conoscitivamente primario – Rudolf Carnap – Der Logische Aufbau Der Welt – 1928, 1993, olio su tela, cm 140 x 235

Laura Fonovich in un frame del video “WALTER BORTOLOSSI – UN CORRIDOIO E LE SUE STANZE” pubblicato su YouTube

Walter Bortolossi, Martha Nussbaum, 2012, olio su tela, cm 80 x 100 (dettaglio), courtesy Egbert Baqué Contemporary Art, Berlin (immagine pubblicata sul Calendario Juliet 2014

Walter Bortolossi, America, 2017 (dal ciclo dei “Quattro Continenti”, pittura su tela, cm 120 x 200


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