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Wim Delvoye al Musées Royaux des Beaux Arts de Bru...

Wim Delvoye al Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles

Wim Delvoye (Wervik, 1965) è noto al grande pubblico per progetti spesso controversi, che accostano e interrogano critica istituzionale e finanziarizzazione del mondo dell’arte, diritti umani e rapporti tra uomo e animali, flirtando con poetiche e correnti dell’arte contemporanea: abietto e perturbante, informe e postmoderno, arte concettuale e relazionale. Il tutto non senza ripercussioni sull’opera stessa dell’artista, censurata e contestata in diverse occasioni. Ai Musei Reali di Belle Arti di Bruxelles, Delvoye presenta ora una sua personale, la più importante mai organizzata in Belgio. Le sue opere sono esposte su due livelli del museo: una parte di lavori nel livello interrato dell’edificio, mentre un corpus di opere più recenti – quindici sculture – è in mostra al secondo piano, avvolte dalla luce naturale.

Negli spazi sotterranei e all’interno della collezione, gli oltre settanta lavori sono esposti accanto a opere di Brueghel, Rubens, van Dyck e Bosch. Sono un’esegesi dell’evoluzione artistica di Delvoye, sviluppata nel corso degli ultimi vent’anni. Tra crocefissi anamorfizzati, macchine capaci di digerire e maiali tatuati, lo spettatore è chiamato a confrontarsi con gli eccessi della società contemporanea e i suoi paradossi, nonché con gli incontri sincretici tra culture remote, quanto prossime per estetiche e poetiche.

L’installazione al piano interrato, tra pareti nere, presenta alcune opere recenti dell’artista – come una serie su marmo, Counter Strike e Fortnite (2018) – alternate a installazioni degli ultimi decenni – come le vetrate Days of the Week (2008), e i video – Sybylle (1999). A spiccare è un’installazione imponente: Cloaca New and Improved (2001). Una macchina formata da reattori e pompe idrauliche, alimentata con del cibo due volte al giorno. Grazie all’aiuto di prodotti chimici è capace di produrre escrementi. Delvoye strizza l’occhio a leitmotif delle Avanguardie storiche – Dada e Surrealismo – o, ancora, ad artisti che hanno fatto della coprofilia motivo di ironia (come la Merda d’Artista di Piero Manzoni, o i quadri della pittrice Art Brut Mary Barnes). Diversamente da questi, Cloaca è una macchina instancabile.

Le opere più controverse restano, tuttavia, le sculture con pelle suina. Tra il 2003 e il 2010 Delvoye ha creato Art Farm China: una fattoria in cui piccoli di maiale, sotto anestesia, sono stati meticolosamente tatuati. Ricoperti di loghi di brand di moda, iconografie disneyane, e disegni dei carcerati russi, gli animali sono stati quindi messi in vendita. Il futuro acquirente sarebbe di fatto divenuto proprietario della loro pelle solo dopo la morte – naturale – dell’animale. In mostra compaiono una scultura e un video, realizzato nella fattoria delocalizzata in Cina. I maiali si muovono pigri in uno spazio della fattoria, i loro versi echeggianti per le sale del museo.

Lo spettatore è invitato da Delvoye a straniarsi, nella vertigine di senso nel labirinto nell’installazione interrata. Nonché sedotto: ora da vortici plastici, ora da fitti motivi neogotici e arabi. L’artista fa incontrare costanti formali della storia dell’arte e della cultura di massa, oltre a concetti vicini alla religione cattolica, quali la transustanziazione; sposati con dinamiche di compravendita del mondo della finanza, proprie anche del mondo dell’arte. Una mostra pervasa da un humor nero e disincantato, di tradizione dada e belga. Un percorso che lascia divertiti o interdetti, o entrambe le cose.

Elio Ticca

Info:

Wim Delvoye
A cura di Pierre-Yves Desaive
22 marzo – 21 luglio 2019
Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles
Rue de la Régence 3, 1000 Bruxelles, Belgio

Wim Delvoye – Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles. Vista dell'installazione. CourtesyMusées Royaux des Beaux Arts de BruxellesWim Delvoye – Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles. Vista dell’installazione. Courtesy Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles

Wim Delvoye, Cloaca New and Improved. Courtesy Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles

Wim Delvoye, Tabriz, Shahreza, Arak, Karaj, Khermanshah, Bidjar – Pieter Paul Rubens. Courtesy Musées Royaux des Beaux Arts de Bruxelles

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