Nell‘ambito della programmazione parigina di Galleria Continua, le mostre personali di Zhanna Kadyrova e Osvaldo González – rispettivamente ucraina e cubano, classe 1981 e 1982 – si trovano a condividere uno spazio e un tempo, ma da prospettive che sembrano appartenere a orbite distanti, quasi incompatibili. Eppure, è proprio da questo attrito, tra violenza storica e affettività quotidiana, tra catastrofe e intimità, che emerge un campo visivo comune: quello della memoria come atto costruttivo, come forma materiale e incarnata.

Osvaldo Gonzáles, “Descendencia”, 2025, exhibition view, GALLERIA CONTINUA Paris Marais, Photo: Hafid Lhachmi, ©ADAGP Paris, 2025, courtesy GALLERIA CONTINUA
Con Strategic Locations, Zhanna Kadyrova porta nello spazio della galleria la densità tragica del suo paese d’origine, l’Ucraina, attraverso opere realizzate direttamente in luoghi segnati dalla guerra. Le sue installazioni non rappresentano la violenza: la incorporano. Travi, mattoni, legni spogliati della loro corteccia, frammenti architettonici, tutto ciò che per altri sarebbe scarto o detrito, per lei diventa testimonianza tangibile, corpo plastico della distruzione. Nella serie HOME, la forma della mappa nazionale si spezza; in Resources, i tronchi mutilati rivestiti di stoffa mimetica assumono l’aspetto di corpi martoriati. L’arte, in questo contesto, non cerca la distanza della sublimazione, ma si fa immediatamente corpo, cronaca, carne della guerra. La tensione etica di questo lavoro si riflette in una pratica che è, al contempo, politica e poetica: Kadyrova non estetizza la ferita, ma la custodisce, la trasferisce su un piano simbolico che interroga la funzione stessa dell’arte in tempi di conflitto. La mostra diventa un atlante disarticolato della geografia ucraina, dove i luoghi non sono più nomi su una mappa, ma cicatrici sulla superficie del presente.

Zhanna Kadyrova, “Strategic Locations”, 2025, exhibition view, GALLERIA CONTINUA Paris Marais, Photo: Hafid Lhachmi, ©ADAGP Paris, 2025, courtesy GALLERIA CONTINUA
Di tutt’altra temperatura, ma non di minore intensità, è la mostra Descendencia di Osvaldo González. Qui il tempo non si manifesta come frattura, ma come stratificazione affettiva. Il materiale centrale, il nastro adesivo, è allo stesso tempo fragile e resistente, trasparente e opaco. González lo utilizza per costruire ambienti che si situano tra architettura e luce, tra presenza e riflesso. Non ci sono tracce di guerra, ma piuttosto la lenta costruzione di un’eredità emotiva: quella che lega l’artista alle sue figlie, ai luoghi della propria memoria e a una dimensione del tempo che non esplode, ma scorre. Le due serie principali in mostra, Ámbar e Jade, non sono soltanto variazioni cromatiche, ma codici simbolici che trasformano l’esperienza personale in dispositivo poetico. L’ambra è calore e nostalgia, la giada è rinascita e protezione. Ogni opera è un deposito affettivo (le sue figlie), una trama di luce e ombra che si materializza nello spazio fino a divenire forma, oggetto, scultura. Nell’installazione site-specific Flujo, la linea di nastro attraversa lo spazio come un legame tangibile tra le opere e le persone: non una narrazione lineare, ma un flusso di presenze, di gesti, di prossimità.

Osvaldo Gonzáles, “Descendencia”, 2025, installation view, GALLERIA CONTINUA Paris Marais, Photo: Hafid Lhachmi, ©ADAGP Paris, 2025, courtesy GALLERIA CONTINUA
Kadyrova e González non si incontrano mai, ma il confronto tra le loro pratiche solleva domande essenziali: cosa resta, oggi, della nozione di “memoria” nell’arte? È possibile costruire un discorso visivo che parli di trauma e tenerezza, di violenza e amore, senza cadere nella retorica o nell’autoreferenzialità? Entrambi sembrano rispondere con un sì silenzioso ma deciso, attraverso una fiducia radicale nella materia: che sia cemento o nastro adesivo, legno mutilato o luce filtrata, l’opera diventa un modo per restituire presenza a ciò che rischia di essere cancellato. Kadyrova lavora con l’urgenza della testimonianza; González con la pazienza della cura. L’una è scultura della resistenza, l’altro è architettura dell’intimità. In questa tensione tra esterno e interno, tra Storia e storie, lo spettatore è chiamato a riflettere non solo su ciò che vede, ma su come, e dove, continua a guardare.

Zhanna Kadyrova, “Strategic Locations”, 2025, installation view, GALLERIA CONTINUA Paris Marais, Photo: Hafid Lhachmi, ©ADAGP Paris, 2025, courtesy GALLERIA CONTINUA
C’è anche una riflessione implicita, ma potente, sulla materia. Il cemento e la ceramica da un lato, il nastro adesivo dall’altro, diventano veicoli di un discorso che non è solo formale, ma profondamente politico: nel loro confronto si rivelano due modalità opposte di resistenza. Kadyrova incarna la memoria della distruzione, González quella della sopravvivenza. In questo doppio progetto espositivo, Galleria Continua propone non solo due mostre, ma un dispositivo di confronto, dove il visitatore è chiamato a muoversi tra due modalità di evocare lo spazio: una che lo osserva nella sua fragilità strutturale, l’altra che lo ricostruisce nella sua fragilità emotiva. È nello scarto – tra collettivo e individuale, tra peso e leggerezza, tra rottura e sutura – che si apre un terreno fertile di riflessione sul modo in cui, oggi, l’arte può ancora restituire senso ai luoghi che le persone abitano.
Info:
Zhanna Kadyrova. Strategic Locations / Osvaldo Gonzáles / Descendencia
28/03 – 28/05 2025
Galleria Continua
87 Rue du Temple, Parigi (FR)
www.galleriacontinua.com

Art Curator e Art Advisor, laureato in Arti Visive e Mediazione Culturale, con Master in Pratiche Curatoriali, classe ’95, vive a Napoli. Collabora con Gallerie e Spazi Indipendenti, la sua ricerca è incentrata principalmente sulla Pittura Emergente, con uno sguardo attento e propenso anche su altre forme di linguaggio estetico.



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