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A Line Made by Walking. Pratiche immersive e resid...

A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali in Long, Fulton, Griffin, Girardi

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Data / Ora
Date(s) - 05/06/2021
5:00 pm

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Inaugura il 5 giugno 2021 la mostra A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali in Long, Fulton, Griffin, Girardi a cura di Jessica Bianchera, Pietro Caccia Dominioni e Gabriele Lorenzoni. Il percorso espositivo si snoda in quattro strutture castellari della Val di Non – Castel Belasi, Castel Coredo, Castel Nanno e Castel Valer – ponendosi come una mostra diffusa, apice di un progetto biennale realizzato con la collaborazione di Panza Collection, APT Val di Non e Urbs Picta. 

Il titolo scelto dai curatori per questo progetto deriva da una celebre opera di Richard Long del 1967, A Line Made by Walking, una linea disegnata calpestando l’erba di un campo. 

«Il risultato di questa azione è un segno che rimarrà impresso solo nella pellicola fotografica e che scomparirà al rialzarsi dell’erba. Per la sua assoluta radicalità e semplicità formale quest’opera è considerata un passaggio fondamentale dell’arte contemporanea: da questo momento il camminare si trasforma in forma d’arte autonoma. In particolare, si tratta di un’opera germinale per il tipo di lavoro e di ricerca che, non solo Richard Long, ma anche Hamish Fulton, Ron Griffin e Daniele Girardi hanno e stanno sviluppando, una ricerca che – al di là delle specificità di ognuno – segue e sviluppa una comune linea di pensiero alla cui base stanno il viaggio e l’esplorazione dello spazio, quest’ultimo inteso non più come sito in cui inserire l’oggetto-opera (scultura e arte pubblica) o come paesaggio in cui intervenire in modo macroscopico (Land Art) ma come luogo di un’esperienza estetica immersiva e totalizzante che nell’innovare il modo di fare arte rispetto ai mezzi tradizionali ci riporta indietro nel tempo per riconoscere una forma più pura, diretta e autentica di relazionarci con il mondo». (J. Bianchera, G. Lorenzoni). 

Se il progetto, iniziato nel 2020 con un programma allargato di attività di avvicinamento ed espansione dei temi della mostra, indaga la relazione tra il viaggio come scoperta di un territorio ed esperienza estetica includendo anche spunti da ambiti affini a quello dell’arte, come il cinema, la musica e la letteratura, la mostra si concentra sulle ricerche di Richard Long, Hamish Fulton, Ron Griffin e Daniele Girardi, mettendo in luce e in dialogo diverse operatività artistiche che vedono l’attraversamento dello spazio come una pratica estetica permeabile e trasformativa: un atto che non ha come fine ultimo la modificazione fisica di un territorio ma che insiste sulla sua frequentazione, che non ha bisogno di lasciare tracce permanenti e arriva al primigenio rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale.  

Le ricerche dei quattro artisti si fondano sul concetto di esperienza dello spazio attraversato, e sulla volontà di recuperare una relazione più autentica non solo con la natura e il paesaggio, ma anche con il fare arte, andando a misurarsi con una dimensione ancestrale alla base della quale stanno il rapporto tra uomo e natura e un’idea di lavoro artistico come processo, di cui l’oggetto-opera non è che un residuo, una traccia dell’esperienza vissuta

Fulcro della mostra è lo spazio tardo duecentesco di Castel Belasi – legato alla famiglia Khuen e riccamente decorato con affreschi del Cinquecento che richiamano il modello decorativo del refettorio del castello del Buonconsiglio di Trento. Il castello è stato sottoposto a recente restauro, grazie al quale sono state portate alla luce importanti decorazioni intorno alle porte dei saloni ed è stata svelata una facciata affrescata di notevole fattura. In questa sede si troveranno una selezione di lavori per lo più inediti di Long, Fulton e Griffin appartenenti alla Panza Collection, che ha una fruttuosa e lunga storia espositiva con il territorio trentino tra cui la prima mostra della collezione, risalente al 1996 presso Palazzo delle Albere (Trento) e The Panza Collection / Conceptual Art realizzata nel 2010 al MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (il quale è anche titolare di un prestito quinquennale). Delle 21 opere in mostra a Castel Belasi solo 6 sono già state esposte, mentre 15 sono completamente inedite. Di queste 21, inoltre, 6 sono state parte della Collezione Guggenheim New York dal 1996 al 2003.

A Castel Belasi, sarà inoltre presentata una serie di lavori di Daniele Girardi, la cui ricerca dialoga in maniera particolarmente profonda con gli storici maestri, riuscendo a portarne avanti i presupposti secondo nuove linee di pensiero ed elaborazione formale. Per lo più inedite, le opere di Girardi selezionate per la mostra, includono un’installazione site specific che, oltre a rimandare al concetto di inaccessibilità dei territori esplorati, testimonia una modalità di ricerca che si nutre soprattutto di continua scoperta e di vita outdoor, frutto di una lunga e complessa gestazione in cui l’artista assorbe e accumula esperienza. 

Castel Valer e Castel Nanno presenteranno, invece, due focus sulla ricerca di Ron Griffin nel primo caso e di Daniele Girardi nel secondo. Castel Valer, abitato da più di seicento anni dai conti Spaur di Flavon e Valer, ospiterà nelle ex scuderie (ora parte integrante del nucleo abitativo) una serie di opere -di cui tre ricevute in prestito da AGIVERONA Collection- di Ron Griffin che vede nell’incontro con le vastità desertiche del Nord America e nella loro esplorazione in solitaria un aspetto fondamentale della propria poetica alla ricerca di residui di umanità, frammenti di storie. L’inserimento delle opere in un contesto familiare, all’interno di questo complesso castellare ancora abitato, suggerisce una relazione profonda tra gli spazi dell’abitare e le opere d’arte qui inserite, tipica del collezionismo di Giuseppe Panza di Biumo. 

Castel Nanno si presenta oggi, dopo un recente recupero, come un’elegante residenza cinquecentesca, manifestando con chiarezza alterne fasi di uso e abbandono, che vanno dalla sua edificazione come villa fortificata, a riparo in campagna della famiglia Madruzzo, per poi essere usato come caserma austro ungarica, ricovero coatto delle truppe italiane durante la Grande Guerra e riparo per i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, fino all’uso come deposito utile al lavoro nei campi. Il castello accoglierà un installazione site-specific di Daniele Girardi: un intervento realizzato in loco con materiali del territorio e in stretto dialogo con la residenza in Val di Non esperita dall’artista nel 2020, secondo una prassi tipica del suo operare che prevede lunghi periodi di permanenza in situ.

Il percorso si conclude a Castel Coredo, austero palazzo documentato per la prima volta nel 1291, che oggi ha l’aspetto di una dimora signorile settecentesca in cui sono ben visibili le stratificazioni del tempo e che ospita, tra le altre ricchezze, un ritratto di bambina del pittore trentino Bartolomeo Bezzi e la prima edizione del celebre Dioscoride, un trattato miniato di botanica stampato a Venezia nel 1565 del medico Pietro Andrea Mattioli, che soggiornò a lungo a Trento e in Val di Non. Questo castello è dedicato all’esposizione di tre libri d’artista di Hamish Fulton, Richard Long e Daniele Girardi, a cui si aggiunge un oggetto scultoreo di Ron Griffin in un dialogo serrato tra l’oggettistica raccolta nel tempo e la passione biblioteconomica della famiglia.

Cover image: Daniele Girardi – 2020 – still da video – credit ©Emanuele Gerosa


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