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Gianpiero Fanuli, Fabio Oggero, Giada Maccioni ed ...

Gianpiero Fanuli, Fabio Oggero, Giada Maccioni ed Elisabetta Riccio. Form

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Data / Ora
Date(s) - 28/06/2021 - 03/09/2021
3:30 pm - 6:30 pm

Luogo
Phos Centro Fotografia Torino

Categorie


Phos Centro Fotografia Torino è lieto di presentare “Form“, una mostra collettiva di Gianpiero Fanuli, Fabio Oggero, Giada Maccioni e Elisabetta Riccio.

“Il suon di lei” di Giada Maccioni, “La città sospesa” di Fabio Oggero, “A-Typical Urban Vision” di Elisabetta Riccio e “Riviera” di Gianpiero Fanuli sono state le quattro mostre presentate negli spazi espositivi di Phos a partire da marzo 2020.

Quattro mostre strappate alla pandemia, quattro inaugurazioni realizzate in un periodo senza precedenti e quattro artisti che hanno deciso di esporre i propri progetti noostante le limitazioni imposte dal virus.
Questi progetti rappresentano una parte importante della storia espositiva di Phos.

Per questo motivo nasce Form, una mostra che racchiude l’ultimo anno espositivo di Phos attraverso le immagini di Gianpiero Fanuli, Fabio Oggero, Elisabetta Riccio e Giada Maccioni.

Riviera – Gianpiero Fanuli

Le immagini si aprono ai ricordi. Richiedono una ripresa, quell’andare a ritroso con la mente al proprio vissuto. Alla propria storia. Alla propria infanzia. Al sole estivo della riviera. Ai giorni spensierati e felici. Ai respiri di sale. Alle voci di amicizie e di giochi. Noi siamo il ricordo che ricordiamo. L’invito è nel riportare in presenza, nel riattualizzare un vissuto miscelato a nuove immagini. La ricchezza è nell’immaginazione che si ravviva. Il desiderio è nel risveglio dell’uomo segreto che è in noi.

La città sospesa – Fabio Oggero

Le foto di Fabio Oggero propongono un ripensamento del rapporto con lo spazio urbano torinese ed il tempo: uno spazio “svuotato” e un tempo “sospeso”.
I tempi del lockdown hanno permesso di rendere Torino il soggetto di una serie di scatti fotografici totalmente inediti, dai tempi di esposizione straordinariamente dilatati. Queste condizioni eccezionali hanno consentito di restituire una visione lenta e un lavoro di documentazione originale e meditato, concentrato su uno spazio urbano cristallizzato e quasi immutabile. RaramenteTorino ha potuto essere raccontata attraverso un’assenza così totale e diffusa, che non è mero vuoto, ma consente di costruire un nuovo racconto urbano.

Il suon di lei – Giada Maccioni

“Il suon di Lei” nasce dall’ascolto della montagna: questo simbolo per eccellenza di misticismo e sacralità è oggi sempre più deturpato e “accessibile”.
Le sue strade sono sempre più spesso piene di rifiuti, contaminate dal passaggio umano.
Da qui la necessità di ascoltare: l’ascolto parte dall’osservazione di un luogo modificato, che chiede di essere udito.
Uno scenario nato come sede del divino e appello ad un cammino interiore, ora trasformato.
Questo suono, contemporaneo e urgente, emerge silenzioso tramite un’immagine fotografica positiva, che non vuole mostrarne il deturpamento, ma ricordarne l’essenza e lo spirito.
Un’immagine – influenzata dal lavoro di Nicolaj Roerich – che vuole risacralizzare e proteggere un paesaggio rimasto immutatoper millenni e che, con la modernità, rischia di essere perso per sempre.

Elisabetta Riccio – A-Typical Urban Vision

Lo sguardo atipico di Elisabetta Riccio si è soffermato sulla mutevolezzadell’architettura di quelle aree urbane che sono state vissute dall’uomo e poiabbandonate: frame di edifici fatiscenti, vecchie fabbriche dismesse, scorci diferro e cemento riconquistati dalla natura.
L’intera esposizione è un viaggio intercontinentale alla scoperta di luoghi tanto lontani e diversi quanto simili tra loro. Luoghi silenziosi in cui è ancora possibile udire l’eco del brulicare di un tempo; rovine di un passato in continua trasformazione, in grado di fondersi con la natura alla conquista di una nuova vita.


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