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Nei colori del giorno ovvero per un monumento al ...

Nei colori del giorno ovvero per un monumento al limite ignoto

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Data / Ora
Date(s) - 16/03/2022
4:30 pm

Luogo
Museo Giacomo Manzù

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Museo Giacomo Manzù, Ardea (RM)

Inaugurazione dell’opera Nei colori del giorno

ovvero per un monumento al limite ignoto

di

Matteo Montani

Il Museo Giacomo Manzù di Ardea, appartenente alla Direzione regionale Musei Lazio del Ministero della Cultura, il 16 marzo 2022 alle ore 16.30 inaugura l’opera Nei colori del giorno ovvero per un monumento al limite ignoto, di Matteo Montani.

Il progetto è vincitore dell’Avviso pubblico PAC2020 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’opera è una pittura murale o wallpainting, eseguita sulla parete esterna del versante sud del museo. La parete è dipinta con i colori dello spettro cromatico e ricoperta con una speciale vernice bianca, inventata da Matteo Montani, che non permette di vedere il colore sottostante quando è asciutta, ma garantisce un ampio livello di trasparenza quando è bagnata.

Nei colori del giorno, dove i rapporti tra i colori primari e secondari si intersecano in una fantasmagoria cromatica, normalmente è invisibile, ma, come un arcobaleno, si attiva con la pioggia. Quando l’opera si bagna la superficie lascia infatti trasparire i colori, mentre, quando la patina superficiale si asciuga, il colore gradualmente scompare e il muro torna bianco.

Un impianto idraulico, inoltre, permette di bagnare la parete a cascata volontariamente, generando una serie di segni diversi caratterizzati da un dripping verticale.

L’opera rimanda alla meraviglia della visione, al rapporto tra arte e natura, tra tecnica e miracolo. È anche un monito di speranza che si rinnova: un patto tra cielo e terra celebrato nella «casa» di un grande artista.

Museo Giacomo Manzù,

Via Laurentina km 32

00040 Ardea (Rm), tel. 06.913.5022

polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/247/museo-giacomo-manz

facebook.com/museoGiacomoManzu/

16 marzo 2022, ore 16.30

Ingresso con Green Pass rafforzato secondo normativa vigente fino ad esaurimento posti

Il Museo Giacomo Manzù

Dedicato allo scultore Giacomo Manzù, il museo, che ospita le opere donate dall’artista allo Stato italiano, fu aperto al pubblico nel 1981.

La Raccolta Amici di Manzù fu inizialmente ideata nel 1965 dalla moglie dell’artista, Inge Schabel, affiancata dal Comitato Amici di Manzù (di cui facevano parte, tra gli altri, Cesare Brandi e Alexandre Rosenberg). Il cantiere architettonico ebbe inizio nel 1967, mentre la Raccolta venne inaugurata ufficialmente nel 1969.

Il museo, che ha sede nell’edificio voluto da Manzù stesso per la sua Raccolta, si trova sulla via Laurentina, sotto la rocca tufacea su cui sorge Ardea. Conserva un consistente nucleo di opere, tra le quali una novantina di sculture – quasi tutti bronzi, due grandi opere in ebano, una scultura in alabastro e un bassorilievo in stucco – oltre a timbri, medaglie e a una collezione di trecentotrenta opere grafiche, disegni, incisioni, bozzetti teatrali.

La ricchezza della collezione consente di apprezzare quella continua rimeditazione formale e contenutistica che caratterizza la produzione di Giacomo Manzù.

La maggior parte delle opere riguarda il periodo della maturità del maestro, tra il 1950 e il 1970. Alcuni esemplari degli anni iniziali dell’artista, come il bassorilievo in bronzo Adamo ed Eva del 1929 o il David del 1939, si uniscono ai più noti Cardinali, dalla fine degli anni Cinquanta, e alle famose Crocefissioni, realizzate dal 1939 e proseguite nel dopoguerra. Le Porte di Salisburgo (1958) e di Rotterdam (1968) sono rappresentate da due bozzetti, mentre di quelle di San Pietro (1964) si possono vedere le borchie con i simboli degli animali dorati, il pannello in bronzo della Morte per violenza, che riprende l’iconografia della Morte del partigiano, e uno della Morte di Papa Giovanni. Più recenti creazioni degli anni Ottanta, come il Cestino di frutta, evidente omaggio a Caravaggio, confermano la sempre più raffinata tecnica raggiunta dall’artista. Dal 1954, anno dell’incontro di Giacomo Manzù con Inge Schabel, il tema del pittore e della modella si viene ad intrecciare con l’immagine della donna sua futura moglie e quasi unica musa. Alle grandi sculture degli Amanti, si unisce il tema del gioco e della gioia nella serie di Giulia e Mileto in carrozza, ispirata agli affetti familiari, realizzata dopo la nascita dei due figli.

Il Museo Giacomo Manzù assicura la valorizzazione dell’opera di Giacomo Manzù e del territorio di riferimento, in coerenza con la scelta dell’artista dei luoghi dove istituire il museo, nonché dell’arte contemporanea o che dimostri attinenza con l’opera di Giacomo Manzù.

È costituito da due grandi sale collegate, che ospitano sezioni tematiche. L’attuale ordinamento risponde all’esigenza di tracciare un percorso unitario articolato in sezioni tematiche che illustrano, da una parte, lo sviluppo della personalità dell’artista e, dall’altra, le scelte e gli orientamenti generali della sua produzione.

L’artista Matteo Montani

Matteo Montani, pittore e scultore, nasce a Roma nel 1972. Dopo gli studi accademici a Urbino e a Roma, comincia a esporre nel 2000 allo Studio Casoli di Milano. Nel 2001 vince il Premio Suzzara e realizza un’opera permanente per l’Università degli Studi Roma Tre. Seguono le mostre alla Galleria Bonomo Roma (2004) e Bari (2005) e l’acquisizione da parte della Collezione Unicredit di due opere. Nel 2007 comincia a collaborare con Fabio Sargentini, esponendo a L’Attico con due personali (2007 e 2016) e sei collettive. Partecipa alla XV Quadriennale nel 2008 e in quell’anno si svolge la sua prima personale museale al Museo d’Arte di Ravenna. Seguono diverse mostre e partecipazioni a rassegne e premi nazionali tra i quali: Premio Cairo, Premio Lissone, Nuova Creatività Italiana. Tra le gallerie: Paci (Brescia), Otto Gallery (Bologna), Kalfayan Galleries (Atene). Nel 2010 è alla Casa Italiana Zerilli Marimò, New York. La prima mostra museale all’estero è al Museum am Dom di Würzburg, città che ospita una sua opera nel Duomo. Nel 2012 espone al Museo Carichieti. L’anno seguente vince il premio speciale della giuria al Premio Michetti. Nel 2013 espone al Museo H. C. Andersen di Roma e una delle opere in mostra verrà acquisita dalla Galleria nazionale d’Arte Moderna. Nel 2015 è a Milano alla galleria Luca Tommasi Arte Contemporanea, nella quale tornerà a esporre costantemente. Nel 2016 torna a New York alla Elkon Gallery. Del 2017 la personale al MAC Lissone. Nel 2018 è di nuovo al Premio Michetti, vincendo il primo premio. Nello stesso anno il Museo H. C. Andersen acquisisce un suo ciclo di opere su carta. A lungo andare è il titolo della mostra personale del 2019, per il ritorno dell’artista alla galleria Valentina Bonomo, preceduta dalle collettive a Londra all’Istituto Italiano di Cultura e alla Rosenfeld Gallery. Nel 2019 espone anche al Serlachius Museum in Finlandia e una sua opera entra a far parte della collezione del museo. Il 2020 si chiude con l’acquisizione da parte dei Musei Vaticani del libro d’artista Per la fine del tempo. Nel 2021 espone un ciclo di opere su carta dl titolo Nel rovescio della palpebra alla Otto gallery di Bologna, con la quale parteciperà anche all’edizione di ArtVerona vincendo il premio Level-0 che lo vedrà coinvolto nel 2022 in una mostra personale al Museo d’Arte Moderna Giovanni Carandente di Spoleto nella primavera del 2022. Sempre nel 2021 il progetto Nei colori del giorno, presso il Museo Giacomo Manzù, è vincitore del Piano per l’Arte Contemporanea 2020. Nello stesso anno l’opera Il nuovo giorno è esposta alla Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma.


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