THE BIG GAME

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Date(s) - 04/02/2023 - 04/03/2023
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Vetrina BPM

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RICK ROJNIC: THE BIG GAME

VETRINA BPM

Piazza del Duomo | Pietrasanta

04 Febbraio – 04 Marzo 2023

vehicleprojects.org

All’interno della filiale del Banco BPM a Palazzo Panichi in Piazza del Duomo a Pietrasanta, continuano gli appuntamenti con l’arte contemporanea a cura di Enrico Mattei. La Vetrina è uno spazio espositivo per progetti curatoriali e per una ricerca sul mondo dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Una finestra sul mondo dell’arte contemporanea sempre visibile al pubblico 24 ore su 24.

Protagonista, dal 04 Febbraio al 04 Marzo 2023, sarà l’artista Rick Rojnic con l’opera “The Big Game” un progetto site-specific di grandi dimensioni composto da oltre 30 sculture di piccolo-medio formato realizzate in marmo con interventi pittorici e una tela a parete di 200×200 cm. Proprio parlando di Pietrasanta e della sua tradizione della statuaria nelle piazze, abbiamo immaginato una mostra creata portando sul suolo della città, che tramite la lavorazione dei materiali nobili come marmo e bronzo ha costruito la sua grande bellezza e fortuna. L’artista si è concentrato fino all’evidenza delle forme nascoste nella pietra e la posa dell’opera come intervento specifico per lo spazio nel cuore del paese, un intervento rapidissimo e ricco di sorpresa.

Rick disegna e dipinge ininterrottamente, disegna su tutto e vede forme reinventandole continuamente. Sprigiona oggetti, cose e persone immediatamente, come una stampante rapidissima le fa apparire su superfici piatte, sull’ordito della tela o a pelo di roccia. Ultimamente fa apparire sculture tridimensionali disegnando su scaglie, sassi e blocchi sfaccettati di marmo, onice e macigni informi che raccoglie nei laboratori di Pietrasanta.

La tradizione di utilizzare oggetti recuperati per trasformarli in opere d’arte parte dal 1917, quando Marcel Duchamp espone in un’importante mostra pubblica a New York un orinatoio capovolto, firmato con uno pseudonimo e intitolato Fontana. Una provocazione che aprì la strada al concetto di ready made, oggetto trovato e molto spesso recuperato, che una volta inserito in un contesto artistico può assumere significati politici, sociali e commerciali.

Il vagare tra i laboratori di marmo e di scultura porta Rick Rojnic ad interpretare pezzi scartati, finiti per il loro uso oppure danneggiati dall’usura del tempo, e gli oggetti nuovi, pronti per un uso indipendente o come elemento, tassello di un progetto più grande, come singolarità potenziali per essere elevate nel loro insieme, sotto la mano dell’artista, al mondo dell’arte contemporanea diventando opera e installazione.

Gli intenti sono i più vari, così pure i linguaggi; anche gli scarti appartengono a tipologie che vanno dai puri materiali, come pietre e marmi, a oggetti utilizzati per ciò che sono, o rielaborati fino a diventar irriconoscibili. L’idea della trasformazione/riuso/recupero è quanto di più duttile ci sia, e si offre a illimitate varianti. Non occorre produrre continuamente ‘altro’, che sia possibile rigenerare ciò che c’è; via dalla logica dell’usa-e-getta praticata senza attenzione dalla cultura consumistica. Ma non è solo questo: sottrarre allo scarto definitivo e prolungare la vita di ciò che pareva aver concluso il suo ciclo vitale ed economico è atto poetico per eccellenza.

Rick Rojnic

Hamilton (Ontario), Canada, 1970

Nato in Canada da genitori croati, da sempre Rick Rojnic è affascinato dall’Europa: “I miei genitori mi hanno portato in Croazia per la prima volta quando avevo cinque anni. Ricordo che tutto mi ha sconvolto: la luce, i monumenti, i colori delle case. Il Canada è incredibilmente diverso”. Il paesaggio emotivo in cui Rojnic si forma è una città di forti contrasti: i grandi laghi dalle acque cristalline, le pianure incontaminate, l’aria salubre di montagna qui cedono il passo ai toni grigi delle ciminiere. In questo idillio senza idillio, Rojnic frequenta la University of Guelph. Legge furiosamente, studia i Maestri sempre alla ricerca di quella luce europea che in Canada è solo accennata: Leonardo, Velasquez, Monet, Picasso, Donghi, De Chirico, poi l’incontro con il pensiero di Jung, gli archetipi, il pensiero onirico, il Surrealismo e la sospensione dell’ordinario. In questa vertigine di suggestioni, Rojnic comincia un grand tour che lo porterà in Europa e, ben presto, a trasferirsi in Italia per periodi sempre più lunghi. La sua pittura, dapprima cupa e sincopata, si apre a nuove suggestioni: la luce abbacinante entra nella tela, liberando un intero universo visivo composto da figure sempre sospese a metà fra sogno e veglia. In questo stato onirico, i suoi personaggi sembrano, di volta in volta, uscire dalle pagine di una pagina di graphic novel o da un tempio di Delfi. La classicità greca e romana si intreccia con la street art, trasformando luoghi abbandonati in teatri immacolati. In questa rappresentazione dell’ordinario, Rojnic gioca con i simboli, sollecitando lo spettatore a una lettura ulteriore: i suoi quadri sono porte verso l’inconscio, disseminati di cassetti, labirinti, boschi e foreste semiaddormentate. Nello spazio silenzioso del bosco, a cui Rojnic dedica un’intera serie, fanno capolino volpi, centauri, funghi allucinogeni, cervi trafitti, fino a un ultimo, liberatorio, fuoco sacro: le fiamme, animate da una pira di pennelli, lambiscono il cielo, rivaleggiando con gli alberi. In questo grande rituale di purificazione, la pittura stessa cessa di esistere, diventando strumento di liberazione di sé.


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