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Little we see is ours – scenario primo

Little we see is ours – scenario primo

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Data / Ora
Date(s) - 10/10/2019 - 13/10/2019
7:00 pm

Luogo
Zecchini Musica

Categorie


In occasione della 15esima edizione di ArtVerona prende vita Little we see is ours – Scenario primo, la prima di tre fasi di un progetto curatoriale indipendente realizzato da Camilla Compagni, Francesca Finotti e Guglielmo Zalukar.
Il progetto nasce dall’occasione di utilizzare gli spazi dei depositi di Zecchini Musica, una tra le attività storiche più rappresentative del centro di Verona, nei quali sono conservati pianoforti non più in uso. La particolarità di questo luogo ha da subito attivato la riflessione su alcune delle questioni più sentite e urgenti nella contemporaneità in generale, e in particolare per la generazione (da alcuni definita “millenial”) a cui sia i curatori che gli artisti appartengono: l’immaginazione del futuro e il ricordo del passato, l’obsolescenza e il rapporto dell’umano con il progresso tecnologico.
Ognuno dei tre episodi del progetto vuole guardare a questi temi da una diversa prospettiva e mettere in scena, per usare un gergo teatrale, la loro intricata relazione con un diverso arrangiamento.
In questo primo atto, tre artisti emergenti – Francesca Finotti, Sabrina Melis e Matteo Pizzolante – espongono un totale di otto opere inedite incentrate sulle modalità con cui oggi si abita lo spazio e “si è abitati” dai luoghi. Attraverso un video e un’installazione ambientale Sabrina Melis si concentra sulle strategie e le tecniche con cui diversi gruppi di persone – operai edili e lavoratori informatici – si appropriano delle proprie postazioni di lavoro durante i momenti di pausa. Matteo Pizzolante, attraverso il confronto con la tecnologia di modellazione D, ricostruisce e si rappropria dei luoghi appartenenti alla sua memoria dando vita ad una grande installazione, di fianco alla quale presenta due sculture della serie Noli me tangere. Infine, anche Francesca Finotti prendendo le mosse dal ricordo di un luogo, più precisamente di un hotel, presenta tre opere. In un video, un ambiente e una scultura narra di spazi in cui l’impossibilità di riprendere possesso di un vissuto passato si tramuta in situazioni di costante deja-vù.

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