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Follow the Rabbit. Arte Contemporanea Cinese al Mu...

Follow the Rabbit. Arte Contemporanea Cinese al Museo Liaunig

È risaputo che gli occhi e il pensiero degli altri possono aiutare ad ampliare il nostro modo di vedere le cose. I musei e le gallerie d’arte oggi invitano curatori esterni per espandere, rinfrescare le loro narrazioni e dare nuove voci alla loro programmazione. Questo è ciò che accade anche in Follow the Rabbit (Il bilancio di una collezione e la sua accoglienza attraverso l’arte contemporanea cinese) al Museum Liaunig. Il direttore del museo Peter Liaunig, visionario e figlio della coppia di collezionisti Herbert & Eva Liaunig ha così invitato Alexandra Grimmer. Il risultato non è solo una nuova attenzione su alcuni aspetti dell’arte contemporanea cinese ancora poco conosciuti in Austria, ma anche la rielaborazione delle narrazioni esistenti sulle opere esistenti della collezione.

Exhibition view from Follow the Rabbit (Taking stock of a collection and its reception through contemporary Chinese art) at Museum Liaunig, 2023, courtesy of Museum Liaunig

Il museo si trova nella regione della Carinzia, vicino al confine sloveno e con la sua architettura pionieristica, di fronte al fiume Drava, l’edificio è oggi una delle architetture più “giovani” sotto tutela monumentale. Tra gli altri aspetti, la collezione si concentra sull’arte moderna e contemporanea austriaca, comprendendo non solo nomi riconosciuti a livello internazionale, ma anche posizioni trascurate e dimenticate che meritano sicuramente di essere portate sotto i riflettori. Le opere selezionate spaziano tra disegno, pittura, installazione, scultura e fotografia.

Museum Liaunig, photo courtesy of Museum Liaunig

Alexandra Grimmer, curatrice indipendente, ampiamente nota per la sua esperienza nell’arte contemporanea cinese, è stata scelta per curare questa mostra monumentale. Dopo essersi laureata a Parigi, aver vissuto a Berlino, Chicago, Zurigo, Monaco e aver lavorato in diverse importanti gallerie d’arte, un giorno si è innamorata della Cina. Frequentando gli atelier degli artisti ha imparato a parlare la lingua cinese e anche a comprenderne l’arte. Si definisce solo una curatrice? “Più come un complice degli artisti”, dice. Anche nei momenti più impegnativi della pandemia, non ha avuto paura di visitare il Paese, diventando così anche un’esperta di lunghe quarantene. La maggior parte dei prestiti per questa mostra provengono dalla Blue Mountain Art Collection, una collezione privata con sede a Vienna. La missione di Ofer Levin, del suo team e di Grimmer è avvicinare al mondo lo Zeitgeist dell’arte contemporanea cinese. In questa cornice, BMCA conduce residenze, mostre personali e collettive e progetti editoriali speciali.

Zhai Liang, Drink hot chocolate and float, 2022, Wang Yifan, Jeff Holding a Broken Wheel, 2019, courtesy Museum Liaunig

Anche per Follow the Rabbit (Il bilancio di una collezione e la sua ricezione attraverso l’arte cinese contemporanea) è stato realizzato un importante catalogo. Qui attraverso le storie su cui si fondano le opere si acquisiscono anche per le opere di arte contemporanea austriaca una nuova luce, un nuovo sguardo. La mostra si svolge nella sala più grande del museo e si compone di 155 opere di circa 100 artisti, di cui i due terzi provengono dall’Austria. Queste opere sono poste in un dialogo del tutto libero, sono lasciate a raccontare sé stesse senza rapporti di reciproca interdipendenza.

Birdhead, Welcome to Birdhead World Again, 2018. Exhibition View at Museum Liaunig, 2023, courtesy Birdhead & Museum Liaunig

È quello che penso quando vedo ad esempio l’imponente opera di Meina Schellander, intitolata RAUM OMEGA: Ruhe sanft – du blaues Land del 1999, che ricorda un tempio e racconta allo spettatore la politica carinziana di quegli anni. L’opera è composta da dodici punte coniche in alluminio (riempite di fibre sintetiche nere), un vasto uovo di colore blu e una scritta tutt’intorno alla scultura. Un altro intenso lavoro scultoreo è Fat Cars, 2004, di Erwin Wurm, artista riconosciuto per aver impiegato nelle sue sculture due modalità espressive mentre descriveva le sue osservazioni sulla società austriaca: far esplodere (esagerando le dimensioni reali) e talvolta rimpicciolire. Poi abbiamo due opere di Kiki Kogelnik, che si è sempre considerata un’artista internazionale e ha presentato al mondo, anche a New York, nuovi materiali come la pellicola di plastica.

Exhibition view from Follow the Rabbit (Taking stock of a collection and its reception through contemporary Chinese art) at Museum Liaunig, 2023, courtesy of Museum Liaunig

Tutte queste differenti poetiche fanno capire quanto sia ricca e diversificata l’arte contemporanea. Ma non è una missione facile scrivere di tutti (tra gli storicizzati citiamo Arnulf Rainer, Herbert Brandl, Bruno Gironcoli, Maria Lassnig, Franco Kappl, Suse Krawagna, Peter Krawagna, Peter Pongartz) e anche delle nuove leve, sorprendenti come Alfredo Barsuglia. La cosa divertente di questa mostra è che alcune delle opere si pensa che siano realizzate da artisti cinesi, ma dalle didascalie si scopre che in realtà sono di artisti austriaci. Come afferma il curatore e direttore del museo, il mondo degli artisti è da tempo liberato dai confini. Quindi, vediamo riferimenti che ci portano dalle province cinesi alle metropoli, all’Austria, e poi in Sud America quando i cubetti di ghiaccio non esistevano ancora (vedi Zhai Liang, Drink Hot Chocolate and Float, 2022).

Zhang Enli, Dark Brown, 2014. Ma Jia, untitled, 2020. Suse Krawagna, untitled, 2009. Suse Kra-wagna, untitled, 2009, courtesy Museum Liaunig

Poi c’è una nutrita sequenza di artisti e opere cinesi da scoprire. Alcuni di loro vivono in la Cina, altri si sono stabiliti in diversi luoghi d’Europa. Tra questi citiamo Ma Jia, un artista nato nel 1981, che realizza opere monumentali in pittura e scultura. Per questa mostra è stata scelta un’opera costruita con vari tubi da 200 cm. Il tempo e la storia degli oggetti sono il suo focus. Tracce vive del passato che hanno il potere di influenzare il contemporaneo, il qui e ora. Poi nominiamo anche Ma Jun, che gioca con l’immagine della Cina in Europa. Parte di Follow the Rabbit è anche un’enorme macchina di porcellana, con raffinate decorazioni eccellenti, che porta a chiedersi come sia stato possibile trasportarla al museo.

Dong Wensheng, Detail, 2012, courtesy of the artist, Museum Liaunig

Poi due opere di grande formato di Chen Yujun attirano la mia attenzione. Nato nel 1976 nella provincia del Fujian, in Cina, l’artista ci mostra sotto forma di collage frammenti di ricordi della sua infanzia. Spesso in Cina, a causa dello “sviluppo” urbano, gli esseri umani non riescono più a ‘ritrovare’ i luoghi della loro infanzia, così afferma Grimmer durante il talk curatoriale. Poi abbiamo il duo Birdhead, Cai Dongdong e molti altri da scoprire durante la visita. Questa mostra ha bisogno di tempo poiché ogni opera ci introduce a un nuovo coraggioso ambito di riflessione: società, passato, ricordi, costruzione e demolizione di edifici, colonialismo, migrazione e immigrazione, Zeitgeist. Il titolo della mostra quindi “Follow the Rabitt” rimane fedele all’impegno/promessa. Ecco un buco e puoi svanire nelle scoperte. Si apre allo sguardo un intero nuovo mondo, che sollecita nuove visioni sull’arte contemporanea austriaca e cinese.

Erka Shalari

Info:

Follow the Rabbit (Taking stock of a collection and its reception through contemporary Chinese art)
30/04/2023 – 29.10.2023
Museum Liaunig
9155 Neuhaus 41, Austria
Wed–Sun, 10.00. – 18.00
www.museumliaunig.at/en
*Un elenco completo degli artisti partecipanti e delle opere presenti in questa mostra è disponibile sul sito Web del Museo Liaunig o sul sito Web BMCA

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Erka Shalari è una scrittrice e curatrice d’arte indipendente. Vive e lavora tra Vienna e l’Italia.


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