Fondation Carmignac

Porquerolles è l’isola più grande e la più occidentale dell’arcipelago di Hyères. La superficie di 1254 ettari ne fa la seconda isola mediterranea della Francia dopo la Corsica. A Porquerolles si può arrivare solo via mare e si può visitare esclusivamente a piedi o in bicicletta. Assieme ai forti, al faro o al Mulino du Bonheur si può visitare la Villa Carmignac, con duemila metri quadri di spazi espositivi e quindici sculture disposte in permanenza nel giardino: Miquel Barceló, Huma Bhabha, Olaf Breuning, Jean Denant, Tom Friedman, Jeppe Hein, Wang Keping, Cornelia Konrads, Gonzalo Lebrija, Tony Matelli, Janaina Mello Landini, Bruce Nauman, Jaume Plensa, Michel Redolfi, Ugo Rondinone, Ed Ruscha, Tom Sachs, Nil Udo et Vhils.

Verne Dawson, Macedonia Road, 2013. Oil on linen, 182,9 x 4 x 213,4 cm. Courtesy the artist and Victoria Miro, © Verne Dawson

In precedenza Villa Carmignac era una fattoria che Jean-Luc Godard usò per le riprese del film “Pierrot le fou” (Il bandito delle 11, del 1965). Poi la fattoria fu trasformata in una villa e quando Édouard Carmignac ebbe l’occasione di vederla se ne innamorò, la acquistò e la plasmò come luogo dedicato alle arti figurative. Il progetto si è sviluppato e ampliato in questi ultimi anni grazie al coinvolgimento dell’Atelier Barani e dell’agenzia GMAA. L’edifico soddisfa tutti gli standard museali: un design sobrio che si inserisce armoniosamente nel paesaggio, e soprattutto è il luogo dove la Fondation Carmignac, registrata nel 2000, tiene le sue mostre pubbliche e gli eventi culturali.

Otobong Nkanga, Tied to the Other Side (detail), 2022. Tapestry, 350 x 600 cm. Photo Fulvio Orsenigo, courtesy Otobong Nkanga & Galerie In Situ-fabienne leclerc, Grand Paris / Ouissem Barbouchi, Paris

Fino al 5 novembre 2023 Villa Carmignac ospita The Inner Island, una mostra che esplora una spinta essenziale della creazione: l’allontanamento dalla realtà come premessa di una più profonda e sentita interiorità e l’afflato lirico come fonte di conoscenza. Più di ottanta opere di cinquanta artisti, provenienti da collezioni private e pubbliche, tra cui la collezione Carmignac, assieme a lavori inediti, disegnano i contorni punteggiati di un’isola interiore, invitando ogni visitatore a colmare le lacune a modo suo, tanto che lo stare in un luogo dai confini circoscritti può essere metafora di un viaggio interiore.

Adrián Villar Rojas, The Most Beautiful of all Mothers (XII) (The Bison), 2015. Photo Thibaut Chapotot, © Adrián Villar Rojas, courtesy the artist, Marian Goodman Gallery and kurimanzutto

Da Peter Doig ad Anna-Eva Bergman, da Ali Cherri ad Auguste Rodin, la mostra propone di confrontare i visitatori con questi diversi mondi che fluttuano al di fuori di geografie e temporalità conosciute. La mostra presenta “arcipelaghi” circoscritti, come nell’installazione di Agnieszka Kurant scolpita dalle termiti. Strane presenze, umane, animali, ibride o soprannaturali, popolano il luogo, grazie ai dipinti di Andrew Cranston e Verne Dawson, così come le sculture di Francis Uprichard e Corentin Grossmann disposte nei giardini ci costringono a confrontarci con paradisi perduti o ultraumani. Inoltre vertigini e altri punti critici ci aspettano negli universi solari o crepuscolari di Harold Ancart, Marcella Barceló, Tursic & Mille e Christine Safa. Un mondo onirico si presenta davanti al nostro sguardo, un mondo trasognato e trasformato dal filtro di occhi incantati. Un insieme di fattori multipli, quali l’energia dell’isola, la sua bellezza paesaggistica, la sua temporalità sospesa e la sua fragilità, aprono a mondi dove la poesia e il dialogo sono contagiosi, perché ci invitano a cambiare scala e a interrogarci sul gesto creativo di ogni singolo artista e sulla sua attuale portata.

Norbert Schwontkowski, Sopot, 2010. Oil on canvas, 200 x 180 cm. Photo Jens Ziehe, courtesy Contemporary Fine Arts, Berlin

Questo l’elenco completo degli autori presenti in mostra: Caroline Achaintre, Etel Adnan, Darren Almond, Harold Ancart, Giulia Andreani, Lucas Arruda, Jean-Francis Auburtin, Marcella Barceló, Jean-Michel Basquiat, Anna-Eva Bergman, Ragna Bley, Tim Breuer, Alexander Calder, Ali Cherri, Francesco Clemente, Marcus Cope, Andrew Cranston, Henri-Edmond Cross, Verne Dawson, Jérémy Demester, Peter Doig, Jennifer Douzenel, Antoine Espinasseau, Helen Frankenthaler, Rodney Graham, Corentin Grossmann, Simon Hantaï, Camille Henrot, David Horvitz, Cathy Josefowitz, Pia Krajewski, Agnieszka Kurant, Roy Lichtenstein, Luz Moreno & Anaïs Silvestro, Jill Mulleady, Otobong Nkanga, Albert Oehlen, Bernard Pesce, Bernard Plossu, Sigmar Polke, Auguste Rodin, Christine Safa, Edgar Sarin, Norbert Schwontkowski, Kiki Smith, Léon Spilliaert, Tursic & Mille, Francis Upritchard, Frank Walter, Christopher Wool.

Corentin Grossman, M I C M A C, 2023. Set of 12 glazed earthenware pieces. Coproduction Fondation Carmignac and the artist, © courtesy the artist. Photo Nicolas Brasseur / Fondation Carmignac (The Inner Island exhibition view)

The Inner Island è una mostra ideata da Jean-Marie Gallais, storico dell’arte e curatore, peraltro da maggio 2022 curatore della prestigiosa Collezione Pinault. In precedenza è stato responsabile della programmazione del Centre Pompidou-Metz, dove ha curato le mostre Peindre la nuit (2018-2019), Lee Ufan. Habiter le temps (2019), Folklore (2020) ed Ecrire, c’est dessiner (2021). In definitiva il postulato da cui parte Gallais è quello di un dialogo fuori dai parametri storici in una compresenza dove tutto diventa attuale e contemporaneo, ma questa a-storicità retorica serve al curatore per condurci alla domanda fatale: quale è il significato di una presa di posizione “estetica” che ci pone a distanza dall’impegno politico e dalla realtà? A questo punto direi che la domanda può trovare una corretta risposta solo nelle giustificazioni che ognuno di noi vorrà dare o sarà in grado di dare.

Fabio Fabris

Info:

AA.VV., The Inner Island
Villa Carmignac, Porquerolles Island
29/4/2023 – 5/11/2023
The Inner Island


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