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La 17. Biennale di Architettura: “How will we live together?”

Sabato 29 agosto, a Venezia, ai Giardini e all’Arsenale, si apre “How will we live together?”, la 17. Mostra Internazionale di Architettura, a cura di Hashim Sarkis.

Il punto interrogativo del titolo coglie in uno sguardo a ventaglio i molteplici problemi strutturali della società contemporanea, sottolineando che in tutte le aree del mondo sono in corso fenomeni di intenso cambiamento, assai diversi tra loro ma accomunati dalla necessità di importanti modifiche nelle condizioni dell’abitare. L’architettura, vista secondo questa ottica che possiamo definire “impegnata”, diviene di fatto il riferimento di un vasto lavoro interdisciplinare, culturale e politico.

In un’epoca in cui è molto diffusa la sensazione (soprattutto tra le popolazioni più inermi ed economicamente più deboli) di non essere sull’onda di un progresso positivo, ma di subire i cambiamenti che esso comporta, diviene di grande utilità una Biennale che sottolinea l’identità di una società o di una comunità che sa guardare al suo futuro, per correggere storture, valorizzare risorse, e senza pretendere di poter chiudere gli occhi per interesse o egoismo. E come dimostrano numerosi fenomeni che interessano il mondo contemporaneo, i progetti non possono essere che il frutto di una estesa consapevolezza e diffusa collaborazione.

“Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale – dichiara Hashim Sarkis. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali vivere generosamente insieme. Gli architetti invitati a partecipare alla Biennale Architettura 2020 sono stati incoraggiati a coinvolgere nella loro ricerca altre figure professionali e gruppi di lavoro: artisti, costruttori, artigiani, ma anche politici, giornalisti, sociologi e cittadini comuni. La Biennale Architettura 2020 vuole così affermare il ruolo essenziale dell’architetto, che è quello di affabile convener e custode del contratto spaziale”.

Così prosegue il curatore: “Oltre ai nuovi problemi che il mondo pone all’architettura, l’edizione di quest’anno si ispira anche all’attivismo emergente di giovani architetti e alle revisioni radicali proposte dalla pratica dell’architettura per affrontare queste sfide. Ma più che mai, gli architetti sono chiamati a proporre alternative. Come cittadini, impegniamo la nostra capacità di sintesi per riunire le persone attorno alla risoluzione di problemi complessi. La convergenza di ruoli in questi tempi nebulosi non può che rendere più forte la nostra missione e, speriamo, più bella la nostra architettura”.

A questa edizione partecipano 63 paesi, mentre alla mostra centrale (suddivisa in 6 sezioni: Among Diverse Beings, As New Households, As Emerging Communities, Across Borders, As One Planet, How will we play together?) sono stati invitati 114 architetti (con uguale presenza di uomini e donne, provenienti da 46 paesi e con una rappresentanza crescente da Africa, America Latina e Asia). Segnaliamo infine il progetto speciale British Mosques, realizzato in collaborazione con il Victoria & Albert Museum di Londra, dove si presenteranno le soluzioni “architettoniche” di tre spazi adibiti a moschee nella città di Londra.

Info:

17. Mostra Internazionale di Architettura
How will we live together?
a cura di Hashim Sarkis
Giardini e all’Arsenale, Venezia
29 agosto – 29 novembre 2020
www.labiennale.org
infoarchitettura@labiennale.org

K63.STUDIO (Nairobi, Kenya; Vancouver, Canada) Osborne Macharia; sezione As New Households (Arsenale), ph courtesy La Biennale di Venezia

Hashim Sarkis, direttore artistico 17. Mostra Internazionale di Architettura, ph Jacopo Salvi, courtesy La Biennale di Venezia

TUMO Center for Creative Technologies (Erevan, Armenia) Marie Lou Papazian, Pegor Papazian; sezione As Emerging Communities (Arsenale), ph courtesy La Biennale di Venezia

Arquitectura Expandida (Bogotá, Colombia)
Ana López Ortego, Harold Guyaux, Felipe González González, Viviana Parada Camargo; sezione As Emerging Communities (Arsenale), ph courtesy La Biennale di Venezia

Olalekan Jeyifous (Brooklyn, USA) and Mpho Matsipa (Johannesburg, Sudafrica e New York, USA); sezione Across Borders (Giardini, Padiglione Centrale), ph courtesy La Biennale di Venezia

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