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La lotta riparativa del collettivo CATPC alla Bien...

La lotta riparativa del collettivo CATPC alla Biennale Di Venezia

La forza dell’arte è da sempre stata quella di opporsi all’ingiustizia sociale. La 60esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia ricorda che queste lotte sono significative in ogni parte del globo. Il sistema dell’arte occidentale talvolta non è che il riflesso di queste ingiustizie. Ai Giardini, il padiglione dei Paesi Bassi ha colto il vantaggio della sua posizione centrale per mettere in discussione un intero apparato.

“The International Celebration of Blasphemy and the Sacred” by CATPC, Renzo Martens, Hicham Khalidi, 2024. Photo by Peter Tijhuis, courtesy Dutch Pavilion

Ospitato dal curatore Hicham Khalidi e dall’artista olandese Renzo Martens, il collettivo congolese CATPC si batte per i diritti della propria terra depredata in epoca imperialista e sfruttata anche per costruire le più grandi istituzioni museali. Attraverso i bottini di guerra, sono state finanziate la violenza coloniale e la schiavitù. «La Lady Lever Art Gallery di Liverpool è stata fondata con i profitti derivanti dalla vendita dell’olio di palma utilizzato per la produzione di sapone, la Tate Gallery di Londra è stata fondata con le ricchezze del commercio della canna da zucchero, il Museum Ludwig di Colonia ha sfruttato i proventi della produzione di cioccolato, anch’esso derivato dall’olio di palma e l’elenco potrebbe continuare». Claire Bishop ne aveva parlato nel 2015, ma da allora CATPC ha fatto passi da giganti. Il Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise è il progetto di venticinque artisti-lavoratori che utilizzano l’arte per finanziare la post-piantagione, un modello innovativo di coltivare riappropriandosi dei terreni sottratti in epoca coloniale per lo sfruttamento monoculturale dell’olio di palma, dello zucchero e del cacao. Nel 2017 fonda un White Cube a Lugansa con l’intento di decolonizzarlo, sebbene non sia l’obiettivo ultimo, ma la partenza. Il CATPC si prefigge di trasformare le piantagioni in sistemi agroforestali. Per farlo, il collettivo ha richiesto il temporaneo ritorno della sacra scultura Kwui dei Pende, chiamata Balot, realizzata nel 1931 e conservata al Virginia Museum of Fine Arts.

“The International Celebration of Blasphemy and the Sacred” by CATPC, Renzo Martens, Hicham Khalidi, 2024. Photo by Peter Tijhuis, courtesy Dutch Pavilion

Così scrive al museo: «Le vostre lettere, basate sulla nostra richiesta e sulle nostre discussioni, elencano le condizioni che soddisfiamo per poter beneficiare di un prestito della scultura Balot. Riteniamo che il suo ritorno a casa abbia un significato ecologico, morale e spirituale più profondo rispetto alle idee occidentali sulla sicurezza o la conservazione. I manufatti vengono portati via e sequestrati nelle istituzioni occidentali, i cui rapporti sulle condizioni determinano il modo in cui questi oggetti vengono visti e diffusi. È una gerarchia coloniale che preferiremmo non imporci. Sarebbe un errore per le istituzioni normalizzare il fatto di essere al vertice, costringendoci a inginocchiarci quando leggi ingiuste, infestate da grossolane disuguaglianze, cercano di trascinarci in un nuovo circolo vizioso che ci priva della nostra dignità di popolo». La scultura sacra, secondo la tradizione, conserva al suo interno lo spirito intrappolato di Balot. Grazie all’esposizione veneziana, la scultura è approdata a Lugansa. È stata accolta con una cerimonia e poi esposta.

“The International Celebration of Blasphemy and the Sacred” by CATPC, Renzo Martens, Hicham Khalidi, 2024. Photo by Peter Tijhuis, courtesy Dutch Pavilion

Alla Biennale, parallelamente, figura la sua storia. L’installazione Pende Vengeance 1931 (2021) narra della morte dell’agente coloniale belga Mazimilien Balot. Nel 1931 fu incaricato di usare qualsiasi mezzo per riscuotere le tasse coloniali e per il reclutamento dei Pende ai lavori forzati nelle piantagioni di Huileries a Lugansa. Dopo le continue violenze e omicidi, il capo di Kelenge, Matemo, innescò una rivolta contro lo stupro di sua moglie e delle altre donne del villaggio. Fu Shakindungu, come riprodotto nell’opera, a decapitare l’agente incaricato. Il suo corpo fu prima trafitto da frecce e poi smembrato per essere distribuito a pezzi ai Pende, come trofeo di vittoria. Ognuna di queste sculture è posta su display inusuali fatti di legno. In quello che viene chiamato spazio impuro, il white cube, le opere si appropriano dell’ambiente asettico attraverso la storia e l’odore. Dapprima realizzate in argilla, queste sculture vengono stampate in 3D ad Amsterdam, per poi essere colate con le materie prime dalle piantagioni. Zucchero, olio di palma e cacao producono un aroma di cioccolato.

“The International Celebration of Blasphemy and the Sacred” by CATPC, Renzo Martens, Hicham Khalidi, 2024. Photo by Peter Tijhuis, courtesy Dutch Pavilion

L’odore, il processo di creazione e gli elementi scolpiti ricordano alcuni episodi della colonizzazione in Congo. Lady of Museums (2023) è madre natura, una donna sfinita dai dolori del parto. Ha portato alla luce istituzioni che ora succhiano la sua linfa vitale. Dietro a questa storia si nasconde un tributo al ginecologo Denis Mukwege. Nel 1998 è riuscito ad aiutare circa sessantamila donne violentate durante la guerra nella zona Est del Congo. Congo Massacre (2023) è la figura che perseguita e spaventa il popolo. È un massacratore di vite. Depreda, stupra, brucia, infesta le dimore. Il lavoro dietro queste sculture ricorda una lotta iniziata e mai terminata. È su più fronti. Il collettivo congolese non tarda a dichiarare la sua presenza. Armandosi contro un sistema ingiusto e battendosi per un cambiamento equo. Non perde di vista neanche i suoi guerrieri, che ricorda con orgoglio. Come lo scultore Blaise Mandefu Ayawo, deceduto a pochi giorni dall’apertura del Padiglione. A lui e ad altri vanno i nostri pensieri.

Info:

The International Celebration of Blasphemy and The Sacred
Dutch Pavilion at the 60th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia
20/04/2024 – 24/11/2024
Giardini Della Biennale, Sestiere Castello, 30122 Venezia
https://www.mondriaanfonds.nl/en/activities/venice-biennale/


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