Berlin 192010: Luca Vitone

La Galleria de’ Foscherari presenta Berlin 192010, un progetto di Luca Vitone che mette a confronto l’immagine della capitale tedesca sotto la Repubblica di Weimar con quella del periodo della Repubblica Federale dell’unificazione dopo la caduta del muro. La città del primo dopoguerra che divenne in pochi anni centro nevralgico della creatività internazionale è raccontata da un prezioso corpus di opere di George Grosz, mentre il cambiamento intercorso dopo la caduta del muro è affrontato da una serie di lavori dell’artista genovese che, dopo ripetuti soggiorni, ha deciso di stabilirsi proprio nella capitale tedesca.

La sua pratica artistica, che nasce dall’intersezione di memoria personale e collettiva e dal rapporto dialettico con l’archivio del passato, è da sempre incentrata su un’idea di ri-conoscimento che sfida le convenzioni culturali in un itinerario aperto di risposte possibili che suscitano altre domande. Il socialismo libertario che negli anni ‘90 ha trasformato Berlino in laboratorio diffuso di tutto ciò che rappresenta la ricerca culturale richiamando per la seconda volta creativi di ogni ambito, sembra svelare oggi una matrice coercitiva che in parte contraddice l’utopia di una proposta veramente alternativa. Sorge il dubbio che la poliedrica apertura mentale tedesca che sosteneva le sperimentazioni più radicali come postulato di una società consapevole dell’autonomia e della libertà individuale dei suoi cittadini possa essere nient’altro che un’immagine ufficiale. Dopo aver idealizzato la Germania fino a eleggerla propria patria elettiva l’artista affronta il dubbio che la supposta consapevolezza del popolo tedesco possa essere frutto di un’imposizione accettata che relega la protesta in luoghi e momenti deputati. Il lavoro di Vitone è da sempre incentrato sulla creazione di una semantica artistica alternativa che porta in superficie i segni impliciti  dei luoghi sui quali riflette scandagliandone il lato oscuro; come è avvenuto ad esempio a Bologna nel 2014 per la rassegna ON quando ha installato in una via molto trafficata della città cinque luminarie con simboli massonici per ricordare la tragedia della strage alla stazione del 1980 richiamando la persistenza nell’Italia degli ultimi vent’anni delle ramificazioni della loggia P2. O come Per l’eternità, la scultura invisibile presentata alla Biennale del 2013 dove l’essenza di rabarbaro che aleggiava nel Padiglione Italiano rievocava l’inconsapevole inspirazione delle polveri di Eternit da parte di chi ha vissuto o lavorato a contatto con questo materiale altamente tossico.

In linea con l’emblematica essenzialità del suo linguaggio e con l’obiettivo di essere testimone del proprio tempo attraverso il continuo confronto tra sé e il mondo che lo circonda, l’artista per la mostra Berlin 192010 raccoglie mappe, riviste e oggetti provenienti dalla sua quotidianità affiancati dai colori della bandiera nazionale e da altri elementi che alludono alla cultura tedesca. Il filo conduttore di questa presentazione è dato dalle finestre prelevate dalla sua abitazione che compaiono oscurate da campiture nere, rosse e gialle o diventano diaframmi attraverso i quali guardare un panorama berlinese concettualizzato in cartine topografiche e incisioni di differenti epoche e stili. Si passa quindi dalla supposta neutralità di una mappa scolastica a una turistica in cui le icone di bar e ristoranti sono più evidenti di quelle che contraddistinguono i monumenti a un’antica stampa pubblicata su un quotidiano che rappresenta una città idealizzata composta esclusivamente dai suoi edifici di rappresentanza. Il nesso tra queste rappresentazioni astratte del tessuto urbano e l’intreccio di vicende personali e collettive che le hanno prodotte è costituito dagli oggetti che compaiono in ogni installazione: un giocattolo infantile, un mazzo di rose rovesciato o una lapide marmorea che Vitone trovò nel suo appartamento berlinese quando vi si trasferì. Il nome del defunto, Ambrosius Jung, non può fare a meno di evocare il padre della psicologia analitica ed è, allo stesso tempo, il termine tedesco che indica la giovinezza, mentre le sue date di nascita e morte (1875-1946) risultano fatalmente prossime agli albori del nazionalsocialismo e al termine della Seconda Guerra Mondiale. Se la lapide di questo sconosciuto sembra un’implicita commemorazione dell’umanità impazzita che si contorce nei dipinti di George Grosz, Vitone dedica un personale epitaffio alla Berlino della sua giovinezza attraverso un video in soggettiva dove attraversa in bicicletta la parte orientale della città soffermandosi sui dettagli del cambiamento. Dall’alba al tramonto percorre strade affollate, trafficate o sinistramente deserte canticchiando una versione distorta dell’Internazionale in cui sostituisce alle parole del testo originale i nomi delle attività commerciali che incontra lungo il suo tragitto. Questo accostamento provocatorio sembra suggerire che le ideologie e i regimi del passato condividono con le politiche globalizzate della nostra contemporaneità l’intento di creare un ordine artificiale capace di instaurare una controllata coesistenza di esseri umani. Ma, la storia lo dimostra, si tratta sempre di un tentativo fittizio e l’imponderabile esploderà inaspettatamente anche quando non sembra esserci nessuna possibilità di deviazione come nell’installazione composta da tre biciclette destinate a girare perennemente in tondo attorno a una pianta di crisantemi posata su una tovaglia nuziale.

Luca Vitone – Berlin 192010
31 ottobre 2015 – 19 febbraio 2016
Galleria de’ Foscherari, Via Castiglione 2/b Bologna

Luca Vitone, Berlin 192010. Installation view, Galleria de’ Foscherari, 2015

Luca Vitone, Berlin 192010. Installation view, Galleria de’ Foscherari, 2015
 
Luca Vitone, Berlin 192010. Installation view, Galleria de’ Foscherari, 2015
 
Luca Vitone, Berlin 192010. Installation view, Galleria de’ Foscherari, 2015


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