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Cesare Zavattini e Marcello Tedesco. A Vrés

Cesare Zavattini e Marcello Tedesco. A Vrés

“Come le pennellate arvers di Zavattini (rovesciate, in dialetto luzzarese) e le cavità scultoree di Tedesco, il vuoto costituisce, dunque, un cosciente tentativo di sondare l’impensato, di interrogare il pensiero su nuove prospettive di visione”. Così si conclude l’illuminante testo critico di Antongiulio Vergine che funge da presentazione alla mostra di opere Cesare Zavattini e Marcello Tedesco presso lo spazio espositivo KAPPA NöUN di San Lazzaro di Savena (Bologna), hangar contemporaneo sede dell’associazione nata dalla volontà del collezionista Marco Ghigi. Il titolo A vrés, sempre in dialetto luzzarese, significa Io vorrei e richiama l’omonima raccolta di poesie scritte appunto nel dialetto di Luzzara, sua città natale, da Cesare Zavattini, pubblicata nel 1986.

Allora, volendo trovare dei parametri fondamentali entro i quali inquadrare l’esposizione li possiamo individuare proprio in questi due: da un lato, il dialetto come cifra dell’arcaico, del primordiale, dell’ancestrale, dell’originario; dall’altro, il vuoto come apertura su un possibile che rifiuta ogni ingessatura scolastica. È sotto queste insegne simboliche che è avvenuto l’incontro singolare e quanto mai stimolante tra i dipinti di un’icona della storia della cultura italiana novecentesca, quale Cesare Zavattini (universalmente famoso come sceneggiatore, regista, scrittore, poeta, personaggio televisivo, ma certamente meno come pittore), e alcune opere di Marcello Tedesco, per lo più sculture. È per iniziativa di quest’ultimo, classe 1979, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera e promotore assieme all’artista Silla Guerrini del mtn | museo temporaneo navile di Bologna, che questa esposizione ha avuto luogo. Il progetto si propone come conseguenza e sviluppo della mostra Aspettando Za, curata da Marcello Tedesco nei primi mesi del 2021 nel suo spazio bolognese e incentrata sull’approfondimento del pensiero zavattiniano attraverso la riproposizione museale del suo habitat di lavoro, ovvero il suo studio, mediante opere e cimeli in parte inediti provenienti della collezione Massimo Soprani, segretario di Zavattini per trent’anni.

In una successione senza soluzione di continuità nell’ampio e luminoso salone bianco di KAPPA NöUN possiamo dunque osservare le tele del maestro del cinema neorealista e i costrutti scultorei di Tedesco, realizzati durante il lockdown, quando l’artista ha trasformato l’allestimento della mostra Aspettando Za (chiusa al pubblico in ottemperanza ai decreti ministeriali) nel suo laboratorio creativo, su cui aleggiava lo spirito dell’altro.

Le tele di Zavattini colpiscono per il tormento e l’inquietudine che le anima e che potrebbero stupire chi associasse a lui l’immagine per lo più ironica, gioviale e canzonatoria spesso manifestatasi nella poliedrica biografia artistica dal loro autore. I lavori di Tedesco si mostrano invece a un primo apparire come vestigia di canalizzazioni e tracciati risalenti alla notte dei tempi, caratterizzati da un’operosità artigianale e di dettaglio oggi dimenticate. A esaltare l’apparente disomogeneità dei lavori dei due autori si potrebbe registrare il fatto che i primi sono autoritratti pittorici, sia pur non immediatamente riconoscibili come tali, mentre i secondi sono per lo più manufatti di terracotta, salvo una tavolozza lignea incisa e annerita che richiama la serpentina sinuosa delle reti di distribuzione idrica. Tuttavia, a un’osservazione più meditata, si può scorgere come appunto l’ancestrale e il vuoto rappresentano due linee di convergenza tra i quadri del soggettista di Ladri di biciclette e le sculture del promotore della mostra.

Nelle tele del primo traspare infatti una sorta di sgomento per l’immagine perduta che pur si vuol inseguire con la pennellata, con il senso di una rincorsa destinata a mancare ma che tiene a mostrarsi in tutto il suo sforzo. Così pure nelle opere di Marcello Tedesco si impone l’immagine di un tempo perduto che pur rivive, ad esempio, raccogliendo un liquido che si riproduce all’infinito o quasi grazie alla presenza di un blocco di cloruro di sodio in lenta decomposizione. Il nulla come ciò che avvolge ogni essere pare così riscattato da entrambi questi autori che ne rimarcano comunque la presenza effettuale, nel mancare degli oggetti rappresentati. Nei gesti artistici di entrambi non si coglie nessuna concessione alla nostalgia per una supposta pienezza della materia, ma prevale piuttosto l’impressione che il loro incontro valorizzi il venire meno delle cose come occasione di nuove invenzioni a venire. “A vrès”, un “io vorrei”, detto alla vecchia, come da sempre o quasi lo si diceva, pur tra le ombre di un dialetto quanto mai provinciale, grezzo, contadino, marginale, risuona così come una prescrizione mai doma, ma sempre da rivendicare al condizionale: la posta in gioco del duro lavoro della ricerca artistica.

Info:

Cesare Zavattini e Marcello Tedesco. A vrés
20/11/2021 – 20/12/2021
A cura di Antongiulio Vergine
Aperta tutti i giorni, la mostra è visitabile solo su appuntamento
Orari: 16.30 – 19.30
contatti: 3270439562; kappanoun@gmail.com
KAPPA NöUN
Via Imelde Lambertini 5, San Lazzaro di Savena (BO)

A VRÉS, Cesare Zavattini e Marcello Tedesco, 2021, exhibition view, Kappa-Noün, San Lazzaro di Savena (BO)A VRÉS, Cesare Zavattini e Marcello Tedesco, 2021, exhibition view, Kappa-Noün, San Lazzaro di Savena (BO)

Cesare Zavattini, Personaggio con croce oro sul petto, 1968

Marcello Tedesco, Gruppo scultoreo, 2021


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