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Il respiro di un codice: Emilio Vavarella a Casa Zegna. L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea Abies)

A volte guardare l’altra forma delle cose vuol dire sostare in quell’intervallo dello sguardo in cui i perimetri si dilatano, le linee si confondono e la percezione si amplifica. Potrebbe intendersi come un’epifania della porosità: un’esperienza che permette di scoprire delle associazioni inesplorate, e che negli spazi di Casa Zegna – Trivero Valdilana (BI) – si lascia intuire dalle pareti di vetro che rifrangono le vibrazioni del mondo vegetale tutt’intorno, dalla luce che proietta le fisionomie naturali del mondo di fuori, e dall’omonima mostra che di questo mondo ne intercetta le matrici, il ritmo e il respiro, rompendo metaforicamente quel vetro, labile confine, che separa l’interno e l’esterno, la tecnologia e l’essere umano, la matrice e le sue espressioni.

L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea Abies) è la personale dell’artista Emilio Vavarella (Monfalcone, 1989), visitabile fino al 13/11/2022. La mostra si compone di sei opere inedite installate nel cuore dell’Oasi Zegna, dove, come si legge nel comunicato stampa, «il fondatore Ermenegildo Zegna mise a dimora migliaia di abeti rossi trasformando il territorio brullo in una rigogliosa foresta». Vavarella va dritto al cuore di questo ecosistema, materializzandone la sua paradossale matrice: il codice genetico del Picea Abies, nome scientifico dell’abete rosso, che è il direttore silenzioso di questa sinfonia vegetale e che, con le sue combinazioni sempre diverse, dà vita all’irripetibile specificità di ogni singolo albero. L’artista entra nell’eco di questa propagazione traducendo l’immagine mentale del tessuto vegetale, la foresta, nell’elaborazione materiale del suo filo conduttore, il DNA, prima codificato digitalmente e poi convertito in galassie di pixel, modificate in sei elaborazioni differenti: il ricamo artigianale, l’arazzo e la stampa su tessuto.

Quest’ultima è la parola chiave per mezzo della quale l’artista mostra l’intreccio nascosto in cui il linguaggio dell’arte diventa poetica visualizzazione di un ecosistema delicato, a sua volta gravitante attorno a un codice binario che non è più nascosto negli atomi della materia, ma che diventa esso stesso materia con cui confrontarsi. Il DNA dell’abete rosso è trasferito, infatti, su tessuti BielMonteTM prodotti dal Lanificio Ermenegildo Zegna, in collaborazione con la manifattura tessile Bonotto e la piattaforma di artigianato tessile mending for good. Mani umane e automatismo tecnologico si compenetrano mentre si tesse l’intreccio alla base della vita, e questo ciclo quasi organico, il quale si presenta esso stesso come un complesso ordito di relazioni, trova la sua forma finale nelle opere esposte. I loro titoli, non a caso, orbitano intorno alla sigla AAS47692: l’identificativo utilizzato per catalogare digitalmente il DNA dell’abete rosso.

In realtà si tratta proprio di abeti, ma in un’“altra forma”.L’artista rafforza questo aspetto pensando a dei tessuti dalla trama che evoca un tronco in mezzo a miriadi di pixel dai colori tenui. Entrando nello spazio, lo sguardo viene subito attratto da questa familiarità mentre incontra AAS47692#0001, AAS47692#0002 e AAS47692#0003, tre strutture metalliche nere di circa due metri che, come dei totem, incorniciano i tessuti diventando dei telai contemporanei: si tratta di strutture normalmente utilizzate per supportare i server informatici in relazione al raggruppamento di dati, che in Casa Zegna Vavarella traduce in fili, trame e colori, continuando così la sua riflessione circa il potenziale generativo della tecnologia binaria – in questo caso fondamentale anche per la prima codificazione del DNA dell’abete – già avviatasi con il progetto del 2020-2021 rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me)[1] di cui la mostra in Casa Zegna è un proseguimento.

Come scrive la curatrice Ilaria Bonacossa nel testo critico della mostra, «queste tre strutture […] evocano delle presenze fisiche con cui il nostro corpo entra necessariamente in dialogo»: Casa Zegna diventa allora uno spazio poetico in cui il rapporto tra essere umano, natura e tecnologia si configura all’insegna di un’inedita alleanza, di cui l’immagine del DNA rappresenta una sintesi arcaica e originaria. È lì, nel codice così come nel tessuto, che si omologano struttura e informazione, radice ed elaborazione, logos e téchne. L’abete di Vavarella chiude il cerchio: la parola “codice” deriva dal latino “codex”, la parte interna del fusto degli alberi, lo stesso che si materializza nel grande arazzo Jacquard al centro dello spazio, AAS47692#0006, dove il display riflettente alla sua base genera una potente sovrapposizione tra lo sguardo umano e il tessuto codificato. Ognuno guarda il codice e nel frattempo guarda sé stesso, in tutta la sua inimitabile specificità: l’artista rende così visibile L’altra forma delle cose: un grande respiro, una grande matrice e le sue innumerevoli porosità, in cui il tessuto tra memoria vegetale, tecnologica e umana si amalgama seguendo un segreto e affascinante filo conduttore.

Info:

Emilio Vavarella, L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea Abies)
22/05/2022 – 13/11/2022
Casa Zegna
Via Marconi 23 – Trivero Valdilana (BI)
 https://www.fondazionezegna.org/casa-zegna/

Emilio Vavarella, L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea Abies), installation view, courtesy Fondazione Zegna e PCM Studio. Ph: Damiano Andreotti

Emilio Vavarella, L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea Abies), installation view, courtesy Fondazione Zegna e PCM Studio. Ph: Damiano Andreotti

Emilio Vavarella, AAS47692#0006 (L’altra forma delle cose), 2022. Arazzo Jacquard (100% poliestere riciclato, gr. 500/mq, 140×320 cm), alucobond a specchio, componentistica varia. Misure complessive: X:110; Y:80; Z:370 cm. Courtesy Fondazione Zegna e PCM Studio. Ph: Damiano Andreotti


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