Guy Lydster. Hybris

A Bologna torna Art City e la città si colora di mostre. Tra quelle più caratteristiche che porta come tema portante l’attualità c’è sicuramente l’ultima personale di Guy Lydster che torna a ragionare sul concetto di Antropocene con quattro disegni in esposizione al VAAM architettura in Via Libia. Cosa intendiamo in questo caso con “indagine sull’antropocene”? Citando il testo critico di Giuseppe Virelli della mostra, “è una riflessione su quell’epoca geologica in cui per la prima volta nella storia della Terra l’attività umana ha inciso in maniera così radicale da provocare cambiamenti profondi e irreversibili su larga scala. Tali mutamenti ‘strutturali’, causati principalmente dalle attività industriali, dall’urbanizzazione selvaggia, dall’agricoltura intensiva e dalla estrazione delle risorse naturali, sono il frutto di un modello culturale egoico e miope, incapace di fermarsi persino davanti alla evidente deriva dissipatrice e autodistruttiva del suo agire”. Per capirne di più abbiamo domandato all’artista alcuni approfondimenti tematici.

Sara Papini: Come nasce l’idea di Hybris?
Guy Lydster: L’idea di Hybris nasce da una mia riflessione sullo stato del mondo attuale rispetto alla percezione di ogni singolo individuo che intuisce un imminente disastro apocalittico. In altre parole la realtà può essere diversa, ma la nostra immaginazione collettiva sostiene il contrario. Hybris è un’autodenuncia della tracotanza dell’uomo, che non riesce a fermarsi in tempo. Un uomo che coltiva la propria autodistruzione.

Come è stato lavorare con il disegno? Sappiamo che il suo mezzo espressivo massimo è la scultura
La scultura, per quanto mi riguarda, è tutto disegno. Non riesco a partire senza aver esplorato prima con la matita le soluzioni da realizzare poi con la pietra o la creta. Il disegno è la culla dello scultore. Will to form, se posso sfruttare un’espressione in lingua inglese. Non sono abituato all’uso del colore come mezzo espressivo, ma spero di aver trasmesso qualcosa di significativo mediante una via pittorica.

Antropocene, un tema a te caro?
Il tema dell’Antropocene è affascinante da tanti punti di vista. Evoca anche l’idea di dipendenza, o un labirinto allucinatorio in cui l’impronta umana diventa una suprema esperienza narcisistica. La decadenza delle cose, purtroppo, ha un lato esteticamente bellissimo, perfino il marcire di un frutto è pittoricamente accattivante. I colori dell’Antropocene, preso come un disastro naturale, sono come le ultime pennellate di un quadro a olio. Possono nell’ultimo istante distruggere tutto quello che le ha precedute.

Che rapporto si sviluppa tra uomo e natura in queste opere?
Un rapporto fatale. Ho cercato nelle immagini di rappresentare un crescendo di distruzione irreversibile. Prima di sentire la sonorità dei cembali, si apre un varco di attesa silenziosa, che è il presagio della fine. Le quattro immagini parlano di questo silenzio.

Sara Papini

Info:

Guy Lydster. Hybris

OPENING: 26 gennaio 2024 ore 18.00

DATE E ORARI:
29 gennaio a giovedì 1 febbraio dalle 15.00 alle 18.00
Venerdì 2 febbraio dalle 15.00 alle 20.00
Sabato (White Night), dalle 15.00 alle 20.00
Domenica 4 febbraio dalle 10 alle 13.00

VAAM architettura
Via Libia, 20/2, 40138 Bologna BO
info@ilcampone.it
3284219116

Guy Lydster, Età aurea, serie Hỳbris, 2023, courtesy Il campone

Guy Lydster, Omertà, serie Hỳbris, 2023, courtesy Il campone


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