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In conversazione con Beatrice Gelmetti, vincitrice di We Art Open 2022

Anche quest’anno We Art Open è tornata con la sua quinta edizione. L’evento, nato e promosso da No Title Gallery, è un progetto culturale mirato alla promozione e alla valorizzazione delle attuali ricerche artistiche nazionali e di più ampio respiro. Tra queste si è distinta come vincitrice la veronese Beatrice Gelmetti, classe 1991. Laureatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2019, attualmente lavora e collabora presso lo studio Kadabra e la fondazione Malutta, entrambi situati, anch’essi, nel capoluogo veneto.

Juliet Art Magazine ha avuto il piacere di intervistare questa talentuosa e giovane artista.

Antonella Buttazzo: Ti va di spiegarci la visione che ritroviamo nei tuoi lavori?
Beatrice Gelmetti: Nella mia poetica l’approccio aniconico e gestuale alternato a elementi figurali è una caratteristica dominante. I grandi interventi gestuali di colore puro, lo stampo dello struscio delle mie braccia e le sedimentazioni delle colate di colore all’acqua o all’olio sono soggetti di uno studio quasi contemplativo. Le tracce e i materiali sedimentati diventano suggerimenti importanti per il mio immaginario, queste grandi scie raccontano storie, evocano luoghi vicini e lontani – reali o immaginari – fungendo da ponte tra la realtà materica e quella figurativa. Nelle conversazioni che leggo nel mio stesso lavoro ascolto il desiderio di giocare con l’ambiguità e lo stupore, i saperi nascosti nelle superfici e nei materiali portano il mio interesse esplorativo al tentativo continuo del far emergere il potenziale della materia pittorica nelle sue massime potenzialità. La scelta della figura avviene spesso per aiutarmi a evocare una certa intimità, sia per una personale necessità sia per suscitare una certa accoglienza nel fruitore che si ritrova così accompagnato nell’osservazione verso una determinata linea di lettura dell’immagine. In molte opere si percepisce una certa vivibilità della tela, percepita attraverso l’ecosistema dominante sulle superfici dei formati più grandi che incombe e ci ingloba come all’osservazione di un grande paesaggio dove alberi e grandi pennellate e gesti nascono dal medesimo suolo. Nelle loro differenze tutte le componenti di queste immagini respirano la stessa aria facendo sì che gli elementi dei diversi piani prospettici – uno più legato a una veduta paesaggistica e l’altro a una realtà astratta – s’incontrino e dialoghino tra i righi di questi brani lirici fatti di pittura.

Ci racconti della tua esperienza con WAO? Perché hai deciso di partecipare? Che cosa significa aver vinto?
Trovo che la possibilità che We Art Open e la No Title Gallery offrono agli artisti partecipanti sia interessante sotto molteplici aspetti, i premi sono vari, non unicamente il premio in denaro, vi è infatti la possibilità di aggiudicarsi il premio della comunicazione che trovo molto interessante per gli artisti emergenti. La sede espositiva presso il GAD della Giudecca, a Venezia, possiede capacità allestitive intriganti e negli ultimi anni ha ospitato eventi molto interessanti. Questi e altri sono i motivi per i quali ho deciso di provare a essere selezionata e vincere è stata una bellissima sorpresa! Sono grata che la mia opera in concorso abbia suscitato questo interesse. Inoltre, credo che l’apertura a una giuria e successivamente a un pubblico non possa far altro che accrescere la pratica esperienziale di ogni artista, il contatto con l’esterno e l’estraneo è uno degli aspetti formativi del lavoro dell’artista.

L’opera con cui hai vinto s’intitola Trillo. Sapresti dare attraverso essa una definizione del tuo stile?
Nell’opera presentata una forma misteriosa appare verso il centro dell’immagine, costituita da argilla e colore ad olio, come un suono improvviso o un tintinnio scatena una reazione d’allarme e stupore in questo paesaggio animato da grandi sedimentazioni, pennellate gestuali aniconiche, frammenti di paesaggi e lepri. Ci troviamo davanti a una scena di fuga dove la rapidità della lepre ci permette di assaporare la dimensione terrena di quest’immagine, un paesaggio stravolto e capovolto ricco di frammenti figurali paesaggistici nei quali il tintinnio dell’elemento misterioso centrale e luminoso cerca di farsi percepire tra i liberi ritmi della materia pittorica. Sono molteplici i dialoghi tra le varie dimensioni che si scontrano, incontrano e che coesistono nel medesimo ambiente, gesti liberi e riferimenti figurativi respirano la stessa aria e si contaminano in maniera fluida rapida e continua. Sono presenti degli interventi più spessi costituiti da argilla secca applicata con colore a olio e vernici, questa diversa dimensione aiuta nel richiamo della terra, della sua porosità e importanza. La tattilità dell’opera diviene un altro elemento importante e costitutivo dell’immagine; è percepita già da un primo sguardo dall’osservatore, che è invitato ad aver conferma del suo sentire toccando con libertà la superficie, è mio interesse donare un’esperienza e aprire le mie opere al tocco e a una percezione evocativa che va oltre e assieme alla dimensione visiva.

Cosa significa essere artisti oggi? Ti va di lasciarci qualche tua riflessione sull’arte emergente?
Ho sempre visto nella pratica artistica l’elemento della ricerca come pilastro fondamentale, in questi ultimi anni trovo che ci sia un interscambio maggiore tra le gallerie, i collezionisti e gli amanti d’arte verso la ricerca, la processualità delle opere e di conseguenza gli studi d’artista. Questi ultimi anni di chiusura sociale e limitazioni sono stati difficili specialmente per i giovani artisti emergenti ma come in tutti periodi più bui le luci che si accendono sono le più brillanti, trovo che ci ritroviamo in un periodo storico nel quale l’arte emergente sta divenendo centro d’interesse sempre maggiore, molti artisti collaborano tra loro accrescendo questa volontà di contatto, di condivisione, unione e amicizia. Sono molti gli artisti che ammiro e farne un elenco ora sarebbe complesso, ma posso dire che sono stata molto fortunata per essermi formata a Venezia e per avere avuto vicino a me artisti eccezionali. Avverto una forza attrattiva nelle opere di moltissimi artisti contemporanei verso lo sconosciuto, il magico, il profetico, il sogno, come se una forza atavica universale vivesse nelle menti e nelle mani di ogni artista che ha deciso di vivere questa vita con coerenza e nella ricerca continua.

Per concludere mi piacerebbe chiederti: quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Mi piacerebbe partecipare a molte residenze artistiche e trovare location e collaborazioni per portare alla luce progetti ambiziosi che tengo nella mia mente: infatti, da un po’ di tempo sento la necessità di spingere il mio immaginario verso orizzonti più lontani rispetto alla dimensione della tela.

Info:

Instagram: @beatricegelmetti

Beatrice Gelmetti al lavoro nel suo studio

Beatrice Gelmetti, Trillo, 2021, acrilico e olio su tela, 150 x 170 cm, courtesy dell’artista

Beatrice Gelmetti, Senza titolo, 2021, acrilico e olio su tela, 18 x 13 cm, courtesy dell’artista

Beatrice Gelmetti, Siesta, 2021, acrilico e olio su tela, 130 x 170 cm, courtesy dell’artista


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