In conversazione con Paola Volpato

Paola Volpato è  un’artista impegnata da anni in azioni culturali che afferiscono al campo delle politiche di genere e di denuncia contro la violenza sulle donne e sulla natura. Opera nel campo delle arti visive e della poesia con i mezzi della pittura, dei video, della installazione. Al suo attivo numerose mostre e collaborazioni con gli enti pubblici.

Quando cominci un’opera hai già sviluppato una attività di progettazione?
In genere lavoro per temi – un metodo che avevo iniziato dopo l’Accademia con il mio primo lavoro Otello nel 1986.  Per mesi vado a trovare le mie immagini tra migliaia di foto, studio i lavori di altri artisti. Poco alla volta comincio a dare forma alla composizione. Pongo in dialogo tra loro le immagini necessarie, ricomponendo frammenti di realtà, visioni di mondo anche considerate opposte, punti di vista in conflitto che poi abbino con una certa ironia o genuina curiosità. Quindi quando affronto le grandi tele ho un progetto abbastanza definito sia sul piano costruttivo e sia su quello cromatico.

Dunque, il tuo è un lavoro lento, ponderato… Ho delle preferenze per i mosaici geometrici, le piante, i patterns, i volti: se disegno dal vero mi piacciono i volumi e le ombre. Mi piace partire da immagini per me belle e una chiama l’altra e subito crea varchi… di stile, di colore, di spazio, di significato e si creano labirinti da cui a volte non si esce in fretta. Tendo più alla scoperta che all’affermazione, più alla divaricazione che alla chiusura, all’osservazione degli opposti e non alla loro retorica. Ho un input istintivo di visione del mondo: ricerco le forme che lo spiegano, anzi lo creano a partire dalla consapevolezza della nostra poca conoscenza, della nostra necessità di indagine e di esplorazione. Vedo la multiformità delle cose e definirne almeno alcune e indagarle e porle in un qualche sistema provvisorio e dialogico è un gioco che apre verso la comprensione e la creazione di qualcosa di più avanzato. Ma ciò si fa facendo, si auto costruisce con il potere che ha ogni immagine e i legami che lancia alle altre immagini e spazi e colori. Dunque, per rispondere alla domanda: il mio lavoro si può dire lento ma istintivo, ponderato, ma non premeditato.

Recentemente hai realizzato alcuni video. Mi riferisco in particolare a Fire Games presentato alla Villa Da Porto di Montorso Vicentino e a Femminicidio 2015-2019 allestito per il Museo Civico di Chioggia. Come giudichi questa esperienza?
I video sono veramente uno strumento duttile e interessante e mi consentono di esprimermi su una complessità di piani. Mi è piaciuto per esempio lavorare sulla colonna sonora e sulla possibilità di agire con più video dialoganti in simultanea. La videoistallazione Femminicidio, tema su cui lavoro ormai da diversi anni, per esempio, ha reso l’opera ancora più coinvolgente: disegno, musica, proiezioni permeano interamente l’ambiente e consentono uno spazio immersivo, un coinvolgimento emotivo e sensoriale.

Le tue ultime opere affrontano temi come la natura e il genere. Ti senti una artista sociale?
L’opera si estrinseca e si compone in sé – in un certo senso in modo pudico l’estetica trova al suo interno i suoi pezzi e perfetti equilibri. Né l’opera può diventare didascalica o politica in senso declamatorio. D’altro lato mi irritano gli stereotipi e l’arte compiacente, la volgarità che significa per me faciloneria e superficialità. Credo che nella verità stia la bellezza e che gli artisti abbiano una vera missione e la potenzialità per fare questo. Potrei dire che conosco attraverso l’estetica. L’albero, per esempio: da un tronco si diramano rami sempre più articolati ed espansi – è bello perché contiene la perfezione della rappresentazione della conoscenza stessa – che si divaricano, si espandono. La verità non prescinde dagli elementi primari della vita e della bellezza, e l’arte – che è il nostro tentativo di mostrarla – perviene all’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti nei quali i viventi sono degradati, asserviti, violentati e uccisi. E questo è politica, a partire dal genere femminile e dalla natura che in questo schema sono costretti e oppressi e che, proprio per questo possono essere portatrici di nuove visioni.

Marco Mantovan

Info:

www.paolavolpato.it –  www.paolavolpato.com

Paola Volpato
fino al 31 maggio
Studio aperto su prenotazione: pavolpato@gmail.com

fino a giugno 2021
Proiezione video “Canto per la mia Terra”
Torre dell’Orologio
Città di Noale – (immagini e poesie nate durante il periodo della pandemia)
(il video “Canto per la Terra” è su YT Città di Noale
https://youtu.be/32iVRf0yW9o

Paola Volpato, Aria (dalla serie F.A.T.A.), 2016, acrilico, olio su tela cotone, soft pastel, 160 x 220 cm, collezione R. FratòPaola Volpato, Aria (dalla serie F.A.T.A.), 2016, acrilico, olio su tela cotone, soft pastel, 160 x 220 cm, collezione R. Fratò

Paola Volpato, Fuoco (dalla serie F.A.T.A.), 2016, acrilico, olio su tela cotone, soft pastel, 160 x 220 cm, proprietà dell’artista

Paola Volpato, Public Park, 2016, acrilico su tela, 90 x 70 cm, collezione V. Manenti


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