Information. Cinquant’anni Dopo

Il 20 settembre del 1970 si conclude Information presso il Museum of Modern Art di New York. L’esposizione, curata da Kynaston McShine, si propone come un reportage internazionale sulla produzione di una nuova generazione di artisti a confronto con i mezzi di comunicazione di massa e le recenti innovazioni tecnologiche. Tuttavia le opere degli oltre settanta artisti coinvolti sono l’espressione di un presente ancora in transito. La crisi generata dall’emergenza Covid-19 e il ruolo, quanto mai centrale, assunto dai mass media nella produzione e nella fruizione dell’arte contemporanea evidenziano l’attualità di una mostra come Information. A cinquant’anni dalla sua chiusura, le riflessioni e gli interrogativi di allora manifestano ancora la propria rilevanza.

La rapidità è uno dei temi focali dell’esposizione newyorchese. Come evidenziato da McShine nel catalogo, concepito come una parte a sé stante della mostra, la formulazione di nuovi modelli comunicativi, tra gli anni sessanta e settanta, è la naturale conseguenza di un’inedita accelerazione nella trasmissione dei dati. L’immaginario televisivo porta all’affermazione di un linguaggio immediato e incisivo. McShine sottolinea quanto, già dal 1970, la video art stia iniziando ad acquisire sempre più importanza. In tal senso è evidente come la saturazione mediatica abbia fatto della velocità una qualità ancora oggi imprescindibile per la società dell’informazione. Tuttavia, l’accelerazione delle comunicazioni e i social media hanno anche contribuito ad avvicinare il pubblico a uno scenario artistico spesso considerato periferico rispetto ai centri nevralgici del sistema dell’arte contemporanea occidentale. Secondo il curatore di origine trinidadiana, non è più necessario vivere a Parigi o a New York per essere un artista e il recente successo riscontrato dall’arte africana e asiatica avvalora tale posizione.

L’interattività è un altro aspetto centrale della mostra. Hans Haacke in MoMA Poll chiede ai visitatori se voteranno Rockfeller, membro del consiglio di amministrazione del museo, alle prossime elezioni presidenziali, nonostante la mancata denuncia delle politiche messe in atto da Nixon in Indocina. L’artista dispone due urne trasparenti, ciascuna dotata di un dispositivo per contare le schede consegnate all’entrata del museo. Il coinvolgimento attivo del pubblico diviene quindi un aspetto necessario all’attivazione dell’opera. La new media art e la social media art sembrano raccogliere questa eredità. La partecipazione del pubblico è fondamentale nella realizzazione dell’opera stessa, annullando sempre di più la pregressa subordinazione dello spettatore nei confronti dell’artista demiurgo.

In Information l’utilizzo dei mass media è un passaggio necessario alla più ampia ridiscussione dei consolidati canoni estetici ed espressivi del primo novecento. La natura effimera dei lavori esposti ne accentua la componente concettuale ed esperienziale.  Un’opera diviene uno scambio di informazioni, in quanto l’arte è per sua stessa natura una forma di comunicazione e un mezzo di confronto. Le opere che compongono il percorso espositivo riducono la propria oggettualità, mentre alcuni interventi, come nel caso di Lucy Lippard, sono circoscritti all’interno del catalogo. A tal proposito non risulterebbe azzardato l’accostamento di lavori come il telegramma di Christine Kozlov o le immagini trasmesse via da telex dal collettivo canadese N.E Thing Co. alle decine di opere realizzate negli ultimi anni su Instagram, Twitch o Whatsapp. Le recenti inaugurazioni via social di esposizioni e manifestazioni digitali sembrano invece far eco ai lavori di George Brecht e Robert Barry, in cui la fisicità dell’opera consiste nella sola documentazione di un evento irrealizzato.

Le riflessioni sulla materialità dell’arte portano Mcshine a interrogarsi sul futuro ruolo del collezionismo. Allo stesso tempo il curatore si chiede come le istituzioni potranno integrare la tecnologia nella propria progettualità espositiva. La digitalizzazione delle collezioni così come la curatela digitale sono pratiche sempre più radicate nell’odierna concezione museale. L’apertura di spazi espositivi virtuali, privi di una sede fisica, quali l’Universal Woman Museum o l’Universal Museum of Art riconferma la lungimiranza delle considerazioni di Mcshine. Anche il mercato dell’arte, complice l’eccesso dell’offerta rispetto alla domanda, si sta adattando alla digitalizzazione con la nascita di piattaforme, quali R.A.R.E o DADA NYC, dedite alla compravendita di opere d’arte virtuali in criptovalute e servizi blockchain.

Come recentemente evidenziato da Paola Antonelli, la conflittualità sociale e gli ingenti cambiamenti in atto nella quotidianità contemporanea manifestano numerose analogie con gli anni settanta. Information è l’immagine del cambiamento, l’inizio di una nuova percezione dell’arte e dei suoi spazi.

Info:

www.moma.org

The New York Graphic Workshop-Newspaper Originated, 1969

Hans Haacke, MoMA Poll, performance, 1970

Information, catalogue cover, 1970


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