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In conversazione con Alejandra Castro Rioseco, fon...

In conversazione con Alejandra Castro Rioseco, fondatrice di MIA Art Collection

Alejandra Castro Rioseco è ingegnere civile, filantropa e mecenate cilena, sebbene sia diventata molto presto cittadina del mondo. È difficile determinare da dove viene una persona quando la sua vita si svolge in luoghi così distanti e pieni di contraddizioni: Stati Uniti e Dubai. Proprio per questa ragione la collezionista si sente cosmopolita e vicina a culture anche molto diverse tra loro. Alejandra Castro Rioseco si è laureata in ingegneria civile per volere della sua famiglia, soprattutto del padre, che cercava di assicurare un futuro certo alla figlia. Tuttavia, la professione di ingegnere non l’ha mai convinta, tanto che non ha mai esercitato, optando per la filantropia, aspetto dell’arte che le è stato instillato fin da bambina. Gradualmente si è poi orientata verso il collezionismo d’arte, frequentando sempre più musei, gallerie e leggendo il possibile. Pertanto, si occupa di collezionismo d’arte da circa quindici anni – un terzo della sua vita. In questi anni ha approfondito la sua passione, specializzandosi nel 2019 in arte femminile, e facendo anche parte, tra gli altri, del team di El Museo del Barrio e del Solomon R. Guggenheim Museum. Attualmente collabora con diverse istituzioni culturali, soprattutto con musei dell’Asia occidentale. Il progresso verso l’uguaglianza sociale e la promozione della cultura sono sempre state le sue due grandi aspirazioni all’interno di questo campo, nel corso del XXI secolo ha infatti fondato associazioni per i diritti delle donne, ha partecipato a varie battaglie per raggiungere l’uguaglianza sociale ed è riuscita a ottenere finanziamenti statali per la creazione e il miglioramento di luoghi pubblici, quali scuole o teatri. Il suo successo e temperamento vendicativo, femminista e democratico l’hanno portata a conquistare da una parte diversi sostenitori, ma dall’altra anche tanti altri che le screditano. Oggi, tuttavia, non si lascia trascinare in modo eccessivo dal giudizio altrui. Il peso dei criteri della sua squadra di professionisti è molto alto, e Castro Rioseco cerca costantemente consigli per sponsorizzare la buona arte. La MIA Art Collection è quindi diventata un pilastro fondamentale per la tutela della carriera di molte artiste, dando loro spazio per lavorare e mostrare il proprio lavoro, concedendo loro la presenza e la parola in pubblico. Allo stesso modo, l’acquisizione delle opere è capitale – la collezione ospita più di novecento pezzi – e va di pari passo con l’importante riconoscimento degli artisti al livello di mercato. Scopriamo di più su Alejandra Castro Rioseco e la MIA Art Collection attraverso un’intervista.

Andrea García Casal: Il collezionismo comprende una moltitudine di possibilità, in quale modo l’arte è diventata in particolare uno dei tuoi obiettivi, seppur provenendo da un mondo tanto distante come quello dell’ingegneria?
Alejandra Castro Rioseco: Non vengo dal mondo dell’ingegneria. Ho studiato ingegneria, che è diverso. Vengo dal mondo delle emozioni, della sensibilità, del sociale… È stato un passo naturale proseguire sulla via dell’arte. Crescere e comprendere questo mondo mi è venuto spontaneo. Credo che la comprensione delle emozioni umane faccia parte della comprensione dell’arte, della sua storia e, naturalmente, di cosa significa.

Concentrandoci sull’arte femminile, stai combattendo contro il sistema del patriarcato, che si applica a tutte le sfere dell’umanità. In quali aspetti hai notato una maggiore disuguaglianza rispetto all’arte fatta dagli uomini?
Vedo disuguaglianza in ogni angolo, in ogni mostra, in ogni evento artistico. Le donne nell’arte sono sempre messe sotto torchio e non importa se siano curatrici, artiste o collezioniste. La disuguaglianza ha un pregiudizio molto sottile tra il visibile e l’invisibile. È presente e l’arte non fa eccezione; le donne devono dimostrare tutto, dobbiamo giustificare ogni scelta, al contrario gli uomini detengono un potere da secoli. Non voglio nemmeno entrare nei dettagli degli individui che sostengono questa disuguaglianza, perché sono tremendi, preferisco concentrarmi su cosa faremo per cambiare questa situazione e sento che l’ultima Biennale di Venezia ha rappresentato un grande passo, una forte svolta per le donne, esibendo un’alta percentuale di artiste e creando lavoro per molte donne curatrici e addette ai lavori in diversi settori dell’arte contemporanea. Mi piacerebbe credere che da lì si possa migliorare con il supporto di altre donne che capiscono il valore dell’uguaglianza.

Quali sono le tue fonti di ispirazione nel mondo dell’arte?
Ci sono molte donne che mi ispirano. Non so se sono modelli da seguire, ma sono donne e organizzazioni che hanno fatto cose incredibili. È il caso di Delfina Foundation, la vita della sua fondatrice è stata interamente dedicata all’arte; oppure potrei citare la patrocinatrice d’arte Patricia Phelps de Cisneros e il suo straordinario lavoro filantropico con i musei d’arte di tutto il mondo; ma anche l’italiana Patrizia Sandretto che è riuscita in maniera impeccabile a dirigere la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con quel sigillo familiare che vorrei poter raggiungere in futuro. Da parte nostra, tra l’altro, ci sono le donne che onoriamo ogni anno all’interno del premio MIA Art Collection. Ci sono molte donne che lavorano molto per l’arte e di molte di loro si conosce veramente poco, la rete di sostegno alle donne si sta indebolendo in questo momento. Infine, devo dire che la mia eroina per sempre, il mio riferimento constante e la mia ispirazione è Peggy Guggenheim, una delle responsabili del salvataggio dell’arte contemporanea. A modo suo e in un momento molto difficile, ha dedicato la sua vita e le proprie risorse all’arte, e questo è lodevole.

Sappiamo che il comitato di esperti di MIA Art Collection è fondamentale. La tua squadra è rimasta fissa sin dai tuoi esordi come collezionista o è cresciuta, modificando anche le sue componenti?
MIA ha un comitato curatoriale che cambia di volta in volta con l’obiettivo di dare spazio a nuovi volti, nuove idee, nuovi pensieri. Ecco perché cambia ogni giorno, come le persone. Le nostre idee stanno prendendo forme diverse e i curatori che passano per MIA lo sanno, conoscono il nostro modo di lavorare, diverso dai modelli tradizionali. Vogliamo che le nostre persone si sentano libere di fare ciò che desiderano, naturalmente sempre nel rispetto degli accordi e dei valori di MIA. Il nostro team viaggia, interagisce con altre culture, scambia idee e cresce e questo ci rende immensamente felici, è come vedere una donna crescere.

Hai mai pensato di lasciare il patrocinio delle arti visive per iniziare a sostenere le donne nelle arti performative con la MIA Art Collection? Faccio questa domanda perché so che sei appassionata e promotrice anche di musica, danza e teatro.
Sostengo sempre altre istituzioni. Lo faccio con la José Limón Dance Foundation o con The International Federation of Chopin Societies, e lo faccio con la stessa forza che ho messo in MIA Art Collection perché questo progetto è anche una piattaforma familiare alla quale siamo tutti interamente dedicati. Però spero sempre, come appassionata d’arte, di poter continuare a collaborare con organizzazioni incredibili, come quelle che ho nominato. Le arti sono un insieme di talenti e anche mirare all’equilibrio tra tutti questi è importante.

Nella tua collezione vi sono artiste italiane, o prevedi di acquisire opere italiane in futuro?
Siamo interessati ad acquisire il lavoro di donne da tutto il mondo. Tuttavia, soprattutto nel caso dell’Italia, più che al paese di origine, vogliamo concentrarci sulla figura di una ben precisa artista e sul suo ruolo nell’arte, in quanto questo Paese ha una lunga storia di donne nell’arte, motivo per cui lo amiamo e troviamo sempre all’avanguardia nell’arte, proprio come per quanto concerne l’ultima Biennale di Venezia, che ho già citato, e che in questo periodo è diventata il centro di tutto il mondo dell’arte.

MIA Art Collection, oltre ad acquisire opere, tenere mostre o convegni, si concentra anche su attività di interesse per l’istruzione e la promozione di artisti, ad esempio offrendo la possibilità di residenze artistiche o borse di studio?
Certo, MIA ha pilastri molto chiari: il museo virtuale MIA Anywhere, le mostre, le borse di studio, i premi e il gala annuale. Questo è quanto facciamo ogni anno. Ora stiamo lavorando al progetto della residenza perché riteniamo fondamentale poter dare uno spazio agli artisti e un tempo in cui possano crescere e creare in una situazione protetta. Stiamo anche valutando modelli virtuali per continuare questo lavoro di sostegno alle donne.

Cosa pensa MIA Art Collection del ruolo delle organizzazioni e delle istituzioni artistiche nel rispetto del contesto femminile?
Vediamo le istituzioni muoversi molto lentamente verso un’uguaglianza. Comprendiamo che esiste una contingenza sociale complessa nel mondo, ma osserviamo con grande tristezza quanti musei e simili si lasciano facilmente superare dagli ostacoli, mantenendo inevitabilmente il divario tra uomini e donne. Questo ci fa sempre ripensare alle organizzazioni e agli artisti che supportiamo per far sì che il nostro contributo trascenda e trasformi, per quanto possibile, questo mondo complicato in un ambiente più solidale ed egualitario.

Andrea García Casal

Info:

Alejandra Castro Rioseco, MIA Art Collection
https://miaartcollection.org

Cover image. Conferenza El precio del arte, organizzato da MIA Art Collection, Feria Internacional de Arte Contemporáneo, ARCOmadrid, 2022

Alejandra Castro Rioseco, ritratto. Sullo sfondo: Catalina Mena, El peso de las alas, serie, 2018. Courtesy MIA Art Collection

Alejandra González, Mar de fondo: presencia, 2018. Courtesy MIA Art Collection

Alejandra González, Mar de fondo: ausencia, 2018. Courtesy MIA Art Collection

Alejandra Castro Rioseco premia la gallerista Leila Heller. MIA Art Collection Gala Dinner & Awards 2022. Bulgari Hotel & Resorts, Dubai

Lygia Clark, Bichos, serie, 1960 ca. Courtesy MIA Art Collection


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