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Berlino: Hollywood alla Helmut Newton Foundation

Berlino: Hollywood alla Helmut Newton Foundation

Hollywood è un marchio e un mito. Per anni è stata una insuperabile macchina dell’illusione, costantemente alla ricerca di stelle splendenti, non solo quando ogni primavera vengono assegnati gli Oscar o, come vengono ufficialmente chiamati, gli Academy Awards. Circa un secolo fa, Ufa a Berlino aveva una posizione e un potere paragonabili. Dopo la seconda guerra mondiale, Cinecittà a Roma ha avuto uno status simile. Oggidì, i maggiori festival cinematografici europei – Berlino, Cannes e Venezia –creano un ulteriore fermento. Al di là dell’Europa e degli Stati Uniti, il cinema è fiorente: l’equivalente di Hollywood in India, in particolare Bombay, è Bollywood; mentre in Africa, soprattutto in Nigeria, hanno Nollywood.

Questa mostra alla Helmut Newton Foundation ripercorre il fascino di Hollywood. Nelle foto intravediamo sia la vita ufficiale sia quella privata delle star, le ville dei fan ricchi e belli, amanti del cinema, così come molti motivi secondari, come gli oggetti di scena dei film. Helmut Newton era entusiasta del mito di Hollywood e spesso ha fatto riferimento ai romanzi di Raymond Chandler e al suo alter ego, Philip Marlowe, e ha citato scene specifiche, rifacendosi per esempio ad Alfred Hitchcock. Le sue fotografie di moda dagli anni ‘60 possono sembrare quasi cinematografiche nella loro messa in scena, mentre i suoi ritratti dagli anni ‘70 possono richiamare l’atmosfera di un film. Che si tratti di Josef von Sternberg, Fritz Lang, Federico Fellini o David Lynch, il lavoro di Newton abbonda di sottili e evidenti allusioni al mondo del cinema. Newton ha anche fotografato di tanto in tanto il Festival di Cannes negli anni ‘80 e ‘90. Queste fotografie sono attualmente esposte, parallelamente a Hollywood, alla mostra Newton’s Riviera a Monte Carlo.

Helmut e June Newton si trasferirono da Parigi a Monte Carlo alla fine del 1982. Da quel momento in poi, hanno trascorso i mesi invernali a Los Angeles allo Chateau Marmont Hotel, frequentando le celebrità dell’industria cinematografica. Negli anni ‘70 Newton si è recato occasionalmente negli Stati Uniti per varie riviste di moda, ma è stato solo negli anni ‘80 e ‘90 che ha iniziato a scattare sistematicamente ritratti di attori, registi e musicisti a Hollywood e dintorni, anche su incarico di riviste. In questo modo Newton ha sviluppato un set individuale per ciascuno dei suoi soggetti. In seguito ha pubblicato alcuni di questi ritratti nel libro Us and Them, collaborando strettamente con sua moglie, June, alla sua produzione. In Us and Them, ogni doppia pagina mostra due ritratti: uno realizzato da Helmut Newton, l’altro da Alice Springs. Le immagini sono state realizzate a Los Angeles e dintorni. Vediamo David Hockney, Robert Evans, Anjelica e John Huston, Tina Chow, Timothy Leary, Hanna Schygulla e Dennis Hopper, due volte ciascuno, con espressioni o gesti completamente diversi. Da un lato, appaiono naturali e accessibili; dall’altro, appaiono messi in scena: il privato e il pubblico, fianco a fianco.Oltre ai ritratti commissionati per riviste come Vanity Fair, The New Yorker e Playboy, Helmut Newton a Chateau Marmont ha creato la sua famosa serie di Nudi domestici. Quasi 100 fotografie che Newton ha scattato a Hollywood e dintorni, comprese le immagini iconiche che sono state ritrovate negli archivi della Helmut Newton Foundation, ora possono essere viste nelle prime tre sale della mostra.

Oltre alle fotografie di Helmut Newton, questa collettiva presenta 13 fotografi e le loro interpretazioni di Hollywood: ritratti di attori di Ruth Harriet Louise e George Hoyningen-Huene, scatti sul set scattate eseguiti da Steve Schapiro e diversi fotografi Magnum, come Eve Arnold e Inge Morath, che hanno documentato la produzione del film di John Huston del 1960, Misfits. Un display mostra un ampio portfolio di fotografie scattate da George Hurrell. Nella stessa sala si trovano cinque fotografie a colori di grande formato tratte da The Valley di Larry Sultan. In questa serie, viene documentata l’industria del cinema porno vicino a Hollywood, la più grande del suo genere e, in un certo senso, l’altrettanto redditizio lato oscuro dell’abbagliante mondo glamour. Sultan cattura i margini della produzione di film porno nella San Fernando Valley, dove sono stati girati anche film come Chinatown, ET e Mulholland Drive. Poi ci sono cinque ritratti minimalisti in bianco e nero di grande formato, realizzati da Anton Corbijn a Los Angeles. Che si tratti di Clint Eastwood o Tom Waits, non si esibiscono per la macchina fotografica di Corbijn e, di conseguenza, i loro ritratti contrastano con le foto ufficiali dei film.Infine Annie Leibovitz con i vincitori dei premi Oscar fotografati per l’edizione americana di Vanity Fair.

La città di Los Angeles è il fulcro delle opere nello spazio espositivo retrostante. Qui, le fotografie architettoniche di Julius Shulman mettono in evidenza palazzi leggendari a Hollywood Hills e Beverly Hills, icone architettoniche del modernismo di Los Angeles, tra cui le famose Case Study House, progettate da Richard Neutra, Pierre Koenig, Rudolph Schindler e altri importanti architetti. Alcune di queste case appartenevano a star del cinema o produttori e occasionalmente fungevano da set cinematografici, insieme alle loro piscine. Michael Dressel ci offre invece una visione completamente diversa della città con i suoi ritratti ad alto contrasto, a volte impassibili, dei falliti e dei disillusi, e anche dei turisti di Hollywood. Poi troviamo Jens Liebchen (con L.A. Crossing, serie iniziata nel 2010 come parte del progetto La Brea Matrix avviato da Markus Schaden) che si contrappone alla serie Hustler di Philip-Lorca diCorcia degli anni ‘90, che ritrae prostituti maschi intorno a Santa Monica Boulevard. Il titolo di ogni fotografia include il nome, il luogo di origine e la tariffa oraria del soggetto, quest’ultimo riferito alla quota percepita per la partecipazione alla fotografia. A Hollywood, tutto sembra in vendita.Nel centro della stanza troviamo Every Building at the Sunset Strip di Ed Ruscha. Prodotta nel 1966, la serie fornisce un contesto architettonico e sociale per le immagini successive degli altri fotografi degli stessi luoghi e angoli delle strade.

In June’s Room viene esposta un diverso tipo di fotografia di strada, con immagini scattate da Alice Springs in Melrose Avenue a West Hollywood nel 1984. Le fotografie catturano la controcultura della musica punk e mod che hanno trasformato le strade in un palcoscenico – come se la vita fosse un grande spettacolo di casting.

Dalla morte di Helmut Newton (23 gen 2004) molto è cambiato a Los Angeles e alcuni dei leggendari studi cinematografici sono ormai storia passata. Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), ad esempio, è stata venduta a Sony per essere poi rivenduta di recente. Altri studi come la Paramount riescono a malapena a sopravvivere nonostante occasionali successi di botteghino e stanno collaborando sempre di più con i servizi di film streaming. Il cinema, sia come istituzione sia come impresa, è cambiato radicalmente negli ultimi anni, a maggior ragione dopo la pandemia di Covid-19. Questa mostra berlinese ripercorre 100 anni della sua storia, assumendo una prospettiva assolutamente contemporanea e rendendo omaggio allo splendore di un’intera epoca che lentamente sta svanendo.

Matthias Harder 

Info:

AA.VV., Hollywood
03/06 – 20/11/2022
Helmut Newton Foundation
Jebenstr. 2, 1063 Berlino

Helmut Newton, Sigourney Weaver at Warner Bros, Burbank 1983, copyright Helmut Newton Foundation, courtesy Helmut Newton Foundation, Berlino

Alice Springs, Melrose Avenue, Los Angeles, 1984, copyright Helmut Newton Foundation, courtesy Helmut Newton Foundation, Berlino

Steve Schapiro, Jack Nicholson as Jake Gittes in “Chinatown” by Roman Polanski, Los Angeles 1974, copyright Steve Schapiro, courtesy Helmut Newton Foundation, Berlino

Cover image: Larry Sultan, Sharon Wild, 2001, from the series The Valley, ® The Estate of Larry Sultan, courtesy Galerie Thomas Zander, Cologne


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