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Michelangelo Galliani: la scultura come fertile du...

Michelangelo Galliani: la scultura come fertile dualismo

Si potrebbe partire dall’opera esposta in Postumano Metamorfico – mostra del Padiglione di San Marino allestita presso Palazzo Donà dalle Rose in occasione di questa 59a Biennale di Venezia – per provare a comprendere lo spirito che muove il lavoro di Michelangelo Galliani. L’opera Un Giardino Imperfetto (2022) è accompagnata dal testo critico di Pasquale Lettieri e contiene, di fatto, diversi elementi che caratterizzano la sua poetica: il marmo di una statua frammentaria (materiale identificativo della sua prassi); l’acciaio della vasca in cui questa è adagiata; l’acqua che occupa la superficie della stessa; la foglia oro applicata sui rami che affiorano dal piccolo bacino; infine – soluzione piuttosto inedita nel lavoro dell’artista – una rilevante componente tecnologica rappresentata da un dispositivo acustico immerso nella vasca e da un monitor che proietta la versione NFT dell’opera.

Come nelle intenzioni dell’intera esposizione, Un Giardino Imperfetto mira a porre l’uomo dinanzi alla propria natura, oltre che a quella che, da prima della sua nascita, impreziosisce il pianeta che con lui condivide: un’essenza per forza di cose cangiante, frutto di errori genetici che, in più di un’occasione, non hanno portato a risultati sfavorevoli, bensì a conseguenze proficue e sorprendenti – a queste alluderebbe, infatti, l’imperfezione citata nel titolo. Così, gli imprevisti evolutivi insiti nel patrimonio di ogni essere vivente si sommano agli effetti delle moderne tecnologie che tentano di migliorarne la vita, in un rapporto dialettico che “non determinerebbe necessariamente la fine del mondo, (così come spesso si sente dire)” – afferma lo stesso Galliani – ma che porterebbe, magari, allo sviluppo di “un mondo diverso da quello che conosciamo”.

Un Giardino Imperfetto, pertanto, allo stesso modo di ogni altra opera dell’artista, costituisce la formalizzazione dell’incontro/scontro tra passato e presente, tra uomo e natura, tra incognita e certezza, in un discorso che, nel caso specifico di Postumano Metamorfico, non può prescindere dal considerare il poderoso impatto degli odierni strumenti tecnologici. D’altronde, come interpretare i lavori di Galliani, se non nell’ottica di una sintesi reiterata di binomi antitetici e complementari? Il marmo che oscilla costantemente tra la compiutezza di superfici levigate e l’incompletezza di piani frastagliati ne fornisce una prova, così come le lame che spesso ne trafiggono le figure, o i rami – avvolti dalla foglia oro o argento a seconda dei casi – che germogliano dalle loro cavità. Gli stessi abbinamenti materici ne sottolineano i potenti contrasti: marmo e acciaio inox (Vertigo, 2021), cera e piombo (Col tempo, 2009), legno e piombo (La mia barca, 2009), onice e acciaio inox (Vanitas, 2021) sono opportunamente scelti per evidenziarne, di volta in volta, i caratteri antropici e vegetali, organici e tecnici, provvisori e persistenti.

Sulla stessa scia si pone, inoltre, la poetica del frammento che da sempre caratterizza il fare di Galliani, tentativo anche questo di cristallizzare in un solo tempo suggestioni cronologicamente e ontologicamente distanti tra loro: da una parte, infatti, vige la perenne sospensione tra il presente dell’intervento e il passato archeologico cui allusivamente allude; dall’altra, quella che vede coinvolte l’essenza intrinsecamente incompleta di tali frammenti – irrisolti per definizione – e la concezione unica e irripetibile degli stessi, generata dal ricorso a modelli che non trovano alcun corrispettivo, se non nell’immaginazione dell’artista stesso, soggetta all’unica legge della propria mutevolezza.

Così, nel rispetto del legame aristotelico tra forma e materia, nel lavoro di Galliani l’una non prevarica sull’altra ed entrambe si equivalgono alla perfezione: difatti, sebbene il riferimento estetico cui si rifà appare in prima battuta preponderante, questo viene immediatamente “disturbato” dalla presenza di lame e chiodi, posizionati in maniera tale da interromperne intenzionalmente il ritmo. Non solo: tale canone deve fare anche i conti con le irregolarità delle superfici non finite, oltre che con l’intromissione di materiali abitualmente estranei ad esso (l’acciaio, lo stagno, il piombo, l’ottone, ecc.), i quali ne alterano inevitabilmente il grado di soavità e sublimità. D’altro canto, la magnificenza del marmo risulta imprescindibile nel processo di avvicinamento al contrasto desiderato, sia in termini visivi, tangibili, sia in quelli concettuali, di pensiero, senza contare che questa ha inciso profondamente sull’esperienza biografica dell’artista.

E se, da una parte, la combinazione delle diverse componenti punta a superare la propria apparenza fisica, concreta – in Un Giardino Imperfetto tale volontà è espressa chiaramente dall’utilizzo della tecnologia NFT, ma, in ogni caso, i lavori di Galliani non si esauriscono al solo livello retinico – dall’altra, l’alchimia dalle stesse induce a riflettere sulle questioni più contingenti della nostra contemporaneità, portando il nostro sguardo a rapportarsi con la dimensione che ci riguarda e con quella che più largamente ci circonda – un dualismo che per concretizzarsi ha bisogno, dunque, del nostro apporto, soltanto all’apparenza ridotto al “semplice” atto del guardare (John Berger insegna).

Antongiulio Vergine

Info:

Michelangelo Galliani. Un Giardino Imperfetto
Postumano Metamorfico, Padiglione di San Marino, 59a Biennale di Venezia

www.michelangelogalliani.net
www.biennaleveneziasanmarino.com
www.cricontinicontemporary.com

Michelangelo Galliani, Vertigo, 2021, marmo nero marquinia e acciaio inox, ph. Enrico Turillazzi, Courtesy Criscontinicontemporary, London, (UK), Porto Montenegro, (MNE)

Michelangelo Galliani, Life, 2020, marmo bianco di Carrara e piombo, ph. Enrico Turillazzi, Courtesy Criscontinicontemporary, London, (UK), Porto Montenegro, (MNE)

Michelangelo Galliani, Un Giardino Imperfetto, 2022, marmo bianco di Carrara, legno, acciaio, foglia d’oro e acqua, ph. Enrico Turillazzi, Padiglione di San Marino, 59a Biennale di Venezia courtesy Padiglione di San Marino

Michelangelo Galliani, Un Giardino Imperfetto, 2022, marmo bianco di Carrara, legno, acciaio, foglia d’oro e acqua, ph. Enrico Turillazzi, Padiglione di San Marino, 59a Biennale di Venezia courtesy Padiglione di San Marino


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