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Johan Deckmann. Reading between the lines

Johan Deckmann. Reading between the lines

La Danimarca è una terra che con cura sceglie le sue parole, rendendole in un certo senso in grado di farci immaginare e riflettere. Una parabola che va dal maestro della fiaba, Hans Christian Andersen all’artista contemporaneo Johan Deckmann, che dal mondo della psicologia approda a quello delle arti visive, attraverso riflessioni convincenti dove il pensiero viene dipinto sotto forma di lettera. Abbiamo conversato con lui in occasione della sua ultima personale italiana a Como.

Federica Fiumelli: “Reading between the lines” il titolo della tua mostra personale attualmente in corso presso lo spazio espositivo G / ART / EN di Como e curata da Angeliki Kim Jonsson riassume due punti della tua ricerca artistica, ironia e linguaggio. Cosa ti ha spinto a scegliere il lessico come protagonista delle tue opere?
Johan Deckmann: Ho dipinto e realizzato sculture da quando ero molto giovane senza mai trovare veramente la mia espressione. Mia madre era una pittrice, dipingeva persone e fiori e io ammiravo gli artisti pop americani, quindi in qualche modo mi aspettavo che anche le mie opere diventassero figurative o almeno fossero basate su forme. Tuttavia, non potrei mai identificarmi pienamente con l’essere un pittore in senso classico. Allo stesso tempo ho scritto poesie, musica e molti testi – la scrittura mi ha colpito molto facilmente. Diventando grande, ho studiato psicologia e nel frattempo adattando questi principi attraverso la letteratura e la pratica ho continuato a fare arte. Nel lavoro mi sono trovato ad approcciarmi in un modo molto semplice, onesto, quasi minimalista. E un giorno, leggendo, avevo dei titoli in testa e ho capito che le parole, in maniera molto chiara e diretta, sarebbero diventate il mio strumento artistico. Proprio come per le poesie o i testi delle canzoni – parole scritte solo per te, e che parlano al cuore. Una piccola raccolta di parole che ti descrivono o ti fanno immaginare. Ma in questo caso, in mostra, le parole sono come arte visiva che tutti possono vedere, parole realizzate da uno psicoterapeuta per portare consapevolezza in chi osserva.

Ho letto che crescere in un negozio di antiquariato a Copenhagen ti ha fatto innamorare subito delle cose antiche, soprattutto dei volumi, che insieme al linguaggio sono infatti i protagonisti, i corpi delle tue opere. Che rapporto hai con la scrittura e la lettura al di fuori dell’opera d’arte? Hai libri di storia della letteratura che ti hanno influenzato?
Professionalmente sono in parte influenzato dagli scritti e dai metodi di Frederick S. Perls, Carl Rogers e Alice Miller. Per quanto riguarda la letteratura in generale, mi piacciono gli scrittori classici come Hesse, Auster, Dostoevsky, Kierkegaard, Kafka e anche Alan Watts e alcuni poeti beat. Inoltre, ho pubblicato il mio primo vero libro nel 2018.

Abbiamo parlato di influenze letterarie. Parlando invece di storia dell’arte, se dovessi scegliere tre artisti che ti hanno ispirato o ai quali guardavi con passione, quali sono?
Non sono tanto ispirato da altri artisti quanto dall’arte della psicologia. Ma sento una forte affiliazione con Lucio Fontana, Robert Rauschenberg e Louise Bourgeois. Ammiro anche artisti come Alberto Burri, Bram Bogart e Richard Serra.

Che rapporto hai con la critica d’arte e il sistema dell’arte?
Non sono ancora così esperto del mondo dell’arte. In questo momento sono più simile a un immigrato dal mondo della psicologia. Ma so come mi piacerebbe fosse vissuta l’arte. Faccio del mio meglio per vedere un’opera d’arte semplicemente così com’è, senza pregiudizi e indipendentemente da chi l’ha realizzata: dal sesso, dall’età, dalla nazionalità o dal background. Proprio come quando ascolto buona musica, semplicemente non ha alcuna rilevanza per me di che colore è la pelle dell’artista o se l’artista è un accademico o meno. Se funziona per me, funziona. Spero di persona che le mie opere siano viste in questo modo e ne sarei molto grato.

I tuoi lavori sono iconici, si palesano all’occhio dell’osservatore e questo indubbiamente aiuta molto nella comunicazione contemporanea immediata soprattutto sui social media, in questo caso Instagram, la piattaforma ideale per le immagini, dove hai un ottimo seguito. Che rapporto hai con i social media e come pensi che siano positivi o negativi per l’arte e gli artisti?
Sono molto grato per le opportunità offerte dai social media. Credo assolutamente che i social media avvantaggino l’arte e gli artisti in tutte le aree, dall’artista acclamato all’artista completamente sconosciuto. Se vuoi guadagnarti da vivere come artista, nella maggior parte dei casi devi anche essere un imprenditore di te stesso e saperti promuovere, ed è allora che i social media diventano uno strumento molto utile. Vedo il mio rapporto con i social media – in particolare Instagram – come una relazione a distanza molto ben funzionante.

Se dovessi raccontare la tua arte a qualcuno che ancora non ti conosce, magari davanti a un caffè, cosa diresti?
Il mio lavoro è un’esplorazione e un ritratto del comportamento umano volto ad attivare il mio pubblico a livello personale. Se guardi il mio lavoro, sei in terapia. Ma d’altra parte, credo che non ci siano limiti a ciò che può funzionare in maniera terapeutica sull’osservatore. Come in terapia, cerco di rivelare il vero io e di motivare la responsabilità personale. La metà del mio lavoro si svolge nell’immaginazione del mio spettatore. Edward Hopper una volta disse “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe motivo di dipingere”. Quindi, nonostante io lavori anche su tele, immagino che, nel contesto della citazione di Hopper, debba concludere: “Lo dico a parole, quindi non ho motivo di dipingere”.

Info:

www.g-art-en.space

Johan Deckmann. Reading Between the Lines, Installation View, @ the artist and the gallery G_ART_ENJohan Deckmann, Reading Between the Lines, installation View, courtesy the artist and the gallery G_ART_EN

Johan Deckmann, The Idea of Falling in Love, 2019

Johan Deckmann, Reading Between the Lines, installation View, courtesy the artist and the gallery G_ART_EN


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