Kathryn Weir al Madre di Napoli

Di origini australiane, Kathryn Weir, classe 1967, con un curriculum maturato alla Galleria nazionale di Canberra e, in seguito, come direttrice del dipartimento di sviluppo culturale del Centre Pompidou di Parigi, da gennaio 2020 (poco prima del lockdown) è la nuova direttrice del museo Madre di Napoli.

Rita Alessandra Fusco: Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate in questi mesi di chiusura forzata?
Kathryn Weir: La difficoltà di pianificazione a lungo termine e l’incognita sulle tempistiche di organizzazione delle mostre ha sicuramente influito molto sulla programmazione del museo causando lo slittamento e la modifica del palinsesto che era stato immaginato, data anche l’impossibilità di spostamento e di viaggio, a causa della quale non siamo riusciti ad accogliere alcuni degli artisti che attendevamo e ad attivare le residenze che ci aspettavamo di ospitare proprio per sottolineare l’importanza fondamentale di questa ibridazione tra locale e globale. Nonostante le condizioni non fossero le più favorevoli, siamo riusciti a individuare nuovi progetti da realizzare, come per esempio il percorso formativo “museoFuturo”, ideato da Jeffrey Schnapp e Laura Valente: in questo caso, grazie al supporto del digitale è stato possibile offrire ai partecipanti di diverse aree geografiche la possibilità di prendere parte ad un percorso di alta formazione che consente di immaginare le caratteristiche fondanti dell’istituzione museale del domani. Un impiego virtuoso del lavoro a distanza era già stato avviato durante il primo lockdown, con la produzione dell’installazione “Giocherai nel quotidiano, correndo” di Temitayo Ogunbiyi. L’artista, che vive e lavora a Lagos, è stata in contatto con il comparto di produzione del museo e con un’eccellenza del territorio come la Fonderia Nolana Del Giudice, ideando e seguendo a distanza la realizzazione dell’opera.

Lei ha un passato professionale di altissimo spessore e prestigio. Quanto secondo lei un museo darte contemporanea può essere importante per veicolare larte territoriale? Per far dialogare più realtà in un unico luogo, per poter creare momenti di sperimentazione attiva? Penso, ad esempio, a Cosmopolis, la piattaforma che lei ha creato al Centre Pompidou, nel 2015, per le pratiche artistiche di ricerca e collaborazione, un vero e proprio ponte tra nuove forme di sperimentazione creativa e pensiero critico.
Per poter assolvere al meglio al suo ruolo, il museo deve innanzitutto interrogarsi sulla sua funzione e sul suo significato in relazione all’attualità e alle dinamiche – sociali e artistiche – con le quali andrà a confrontarsi.  Ritengo che l’interdisciplinarietà e l’intersezione fra linguaggi sia la modalità prediletta per indagare le emergenze rispetto ai temi più complessi e urgenti nel dibattito artistico contemporaneo. Mettere in comunicazione, per esempio, le eccellenze del mondo accademico, sia Napoletano e sia italiano, con le ricerche di artisti che lavorano in aree del mondo differenti, possa essere il modo migliore per innescare un dibattito creativo, fondativo e intermediale. Credo sia necessario interrogarsi sulle modalità per incentivare la funzione civica ed etica di questi processi, da attuare attraverso l’amplificazione dell’interazione costruttiva tra la dimensione locale, quella nazionale e quella internazionale, e la trasformazione dei luoghi dove prendono vita approcci e processi di trasformazione sociale. Può essere proprio un museo il luogo giusto per dibattere su nuovi vocabolari, concordare sull’utilizzo più consapevole di termini che possono aiutarci nella comprensione del presente attraverso lo studio del passato, come nel caso della mostra “Bellezza e Terrore”. Il progetto in collaborazione con il Goethe-Institut di Napoli affronterà temi quali colonialismo e fascismo, razzismo e violenza – tornati drammaticamente al centro del dibattito internazionale degli ultimi anni – attraverso lo sguardo di artisti, teorici e critici contemporanei, esplorando una concomitanza geografica e temporale fra storie mai raccontate assieme.

Potremmo aspettarci un progetto del genere anche per il museo Madre?
Tra i progetti rimandati a causa dell’emergenza Covid-19 c’è “Rethinking Nature”, un nuovo format, non solo espositivo, in cui il concetto di mostra incontra quello della piattaforma multidisciplinare, che curerò insieme al curatore associato Ilaria Conti. Un impianto innovativo, in cui saranno impiegate alcune delle metodologie processuali messe a punto proprio nell’ambito del progetto internazionale di ricerca e scambio creativo “Cosmopolis”. Il tema centrale sarà quello della necessità politica ed etica di costruire un nuovo rapporto fra l’essere umano e l’ecosistema in cui vive e orienta il suo gesto, declinato attraverso molte nuove produzioni di opere e una programmazione di eventi e laboratori che coinvolgeranno artisti di geografie e sensibilità diverse. Un approccio che in futuro vedrà il Madre impegnato nell’indagine, attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea, delle tematiche portanti del suo tempo, come quella delle radicali trasformazioni del lavoro che ci attendono in un futuro più che prossimo.

Intanto, dal 30 dicembre 2020 al 10 gennaio 2021 è partita la prima collaborazione con unaltra istituzione museografica importante di Napoli, il MANN, e sarà una cooperazione triennale. Può dirmi come è nata questa partecipazione?
Distanti poco meno di un chilometro, Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il cui direttore Paolo Giulierini è membro del Comitato Scientifico della Fondazione Donnaregina, e il Madre sono in passato già stati legati in occasione di alcune mostre del museo d’arte contemporanea, come quella dedicata a Robert Mapplethorpe. Con la firma del protocollo d’intesa, i due istituti danno vita a un progetto comune che, nel corso del 2021, avrà come tema il Mediterraneo, prevedendo l’ideazione di iniziative condivise che si articoleranno nei prossimi tre anni.

Mi permetta una domanda meno istituzionale: secondo lei, il sistema dellarte contemporanea mondiale in che acque naviga? Quali possono essere le prospettive future?
Personalmente ritengo che le pratiche d’avanguardia di oggi sono legate alla circolazione della conoscenza e alla produzione di relazioni. L’arte può ancora passare attraverso la realizzazione di oggetti e installazioni, ma non si ferma più lì. Non a caso stiamo assistendo sempre più di frequente allo sviluppo di nuove metodologie e all’espansione di processi collaborativi interdisciplinari sempre più duraturi. I musei devono essere in grado di rispondere a queste istanze, reagendo attraverso la formulazione di nuovi modelli espositivi e programmatici.

Al Madre, attualmente sono in  corso alcune mostre importanti, tra cui quella dedicata ad Alessandro Mendini Piccole fantasie quotidiane” che sarà visitabile fino al 5 aprile 2021. Quali sono i criteri di scelta? Che cosa vedremo in futuro?
Multidisciplinarietà, integrazione tra impianto espositivo e apparati di approfondimento e ricerca, attenzione al ruolo civico del museo, apertura del territorio a una molteplicità di sguardi diversi sul contemporaneo per esplorare le relazioni e le intersezioni tra contesti non solo geografici, ma anche teorici: sono queste le strade che credo vadano percorse, e sulle quali strutturare la nostra programmazione a lungo termine.

Rita Alessandra Fusco

Info:

www.madrenapoli.it

Kathryn Weir in una foto di Amedeo Benestante, courtesy Museo MadreKathryn Weir in una foto di Amedeo Benestante, courtesy Museo Madre

Bianco-Valente, Il mare non bagna Napoli, 2015. Courtesy gli artisti. In comodato a Madre  museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante, courtesy Museo Madre

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video). Video co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Residency 80121. Dono dell’artista. Collezione Madre museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy l’artista; Galleria Raffaella Cortese, Milano; Kadel Willborn, Düsseldorf; The Breeder, Athens

Temitayo Ogunbiyi, Giocherai nel quotidiano, correndo, 2020. Foto © Amedeo Benestante, Courtesy l’artista e Museo Madre

Daniel Buren, Axer / Désaxer, Photo-souvenir, 2015, lavoro in situ (dettaglio), Madre, Napoli. ©DB-ADAGP Paris, foto © Amedeo Benestante, courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli

Jannis Kounellis, Senza titolo, 2005, collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante, courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli


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