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L’oggetto come arte: intervista ai direttori di Marktstudio

Diretto da Enrico Camprini e Chiara Spaggiari, con la collaborazione di Angelica Bertoli e Alessia Sebastiani, Marktstudio è tra le realtà più interessanti del panorama contemporaneo bolognese. «Contenitore di progetti artistici, ma anche progetto artistico in sé» – come si legge nello statement riportato sul sito – lo spazio indipendente nasce da un’idea dell’artista Giuseppe De Mattia nel febbraio 2020. Esso si fonda sull’indagine del cortocircuito che alimenta qualsiasi operazione espositiva: quello in grado di tramutare l’opera d’arte in un qualunque prodotto di consumo – non a caso, Marktstudio ha elaborato, a tal proposito, il format chiamato MERCE. Questione che divide da decenni artisti, curatori, critici, galleristi e storici dell’arte, essa sottende, in realtà, un ulteriore risvolto, certamente più intrigante e insidioso, rappresentato dal fatto che ogni oggetto d’uso comune potrebbe potenzialmente trasformarsi in opera d’arte – processo specularmente opposto al primo, del quale il grande Marcel Duchamp fu l’ideatore indiscusso. Per conoscere meglio questa realtà situata nella cosiddetta area della Manifattura delle Arti, all’interno della singolare sede costituita da un laboratorio/negozio di cornici, abbiamo intervistato i suoi direttori artistici.

Antongiulio Vergine: Marktstudio nasce agli inizi del 2020, poco prima della diffusione della pandemia: alla mostra di Luca Coclite, Supertrama, seguirono, un anno dopo, quella di Fabio Giorgi Alberti, Senza Meno Due, e quella di Bekhbaatar Enkhtur, intitolata Tsam. Raccontateci la genesi di Markstudio e il perché della scelta di collocarsi proprio in un laboratorio/negozio di cornici.
E. Camprini e C. Spaggiari: Marktstudio nasce grazie a un’idea di Giuseppe De Mattia, con cui si è instaurato un dialogo da cui è nato questo progetto curatoriale ma anche artistico. Con Giuseppe si è poi instaurato un dialogo da cui è nato questo progetto curatoriale ma anche artistico; un progetto che tocca da vicino la sua ricerca, che spesso negli ultimi anni segue una linea di critica ironica sull’oggetto artistico e la sua vendibilità. Marktstudio estende questa critica su un piano curatoriale, indagando le possibilità dell’interazione di lavori artistici, inerenti alle più recenti ed emergenti ricerche, in spazi di vendita e produzione non canonici. Da qui la scelta di iniziare in un laboratorio e negozio di cornici appare chiara e, inoltre, come dalle prime intenzioni del progetto, riporta alla mente alcune esperienze espositive embrionali della storia dell’arte contemporanea, che avevano luogo proprio nelle botteghe e negli studi degli artisti.

A proposito del cortocircuito cui allude il format MERCE, qual è la vostra opinione riguardo alla mercificazione dell’arte e alla conseguente creazione di «artistar»? È davvero tutto oro quel che luccica oppure ci si trova davanti a un’eccessiva (e momentanea) esaltazione?
A questo proposito non volevamo spoilerare nulla, ma la prossima mostra sarà di Jeff Koons (RIDONO). MERCE nasce in realtà come un espediente di fortuna, che tuttavia si rivela come un manifesto chiaro per la nostra ricerca. In questo modo siamo riusciti a lavorare sull’idea di un display espositivo e installativo che mettesse in risalto le opere in quanto oggetti, e il lavoro dei singoli artisti. Così si può approfondire la ricerca critica, e lasciare il giusto spazio a un’analisi interpretativa dei lavori in un contesto espositivo non canonico. È evidente che MERCE non sia solo una tautologia del nostro display espositivo, ma, inevitabilmente, una riflessione telegrafica su cosa sia l’opera d’arte. È chiaro come non sia tutto oro ciò che luccica, il mondo dell’arte del resto poggia su dinamiche speculative che talvolta generano bolle, che magari prima o poi scoppiano.

Andando più a fondo nella vostra esperienza, qual è il vostro modo di operare?
Le prime mostre sono nate da una riflessione e da decisioni condivise tra Enrico e Giuseppe, Carlo Favero, Federica Fiumelli ed Eleonora Ondolati, primi membri del progetto; poi il team di Markstudio si è strutturato con Enrico Camprini, Chiara Spaggiari, Angelica Bertoli, storica dell’arte, e Alessia Sebastiani, social media manager. Markstudio non è uno spazio espositivo o un project space convenzionalmente inteso, ma un progetto di curatela – se così possiamo chiamarlo – che ha assunto una natura itinerante, a partire dal 2021. Ovviamente – ne va della natura del progetto – lo spazio in cui interverrà l’artista fa tutta la differenza e ha priorità. In questo senso occorre trovare i giusti compromessi tra il lavoro e le ricerche degli artisti e gli spazi espositivi non convenzionali. È sempre un gioco di incroci e di dialoghi, tra la preminenza degli spazi e la leggibilità delle singole opere, che non va mai compromessa e, anzi, quando possibile amplificata in virtù proprio dello spazio scelto. D’altro canto, è questo l’obiettivo del nostro lavoro.

Dopo le prime tre mostre ricordate poco sopra, si è conclusa da poco Maisia di Grazia Amelia Bellitta. Vi andrebbe di raccontarci brevemente questi quattro progetti?
Giocoforza, causa Covid, in due anni siamo riusciti a proporre solo quattro progetti a cui siamo molto legati, sebbene per ragioni diverse. Ciò che li accumuna, al di là dell’impronta curatoriale di Marktstudio, è l’esigenza di riflettere su lavori di natura prettamente oggettuale. A questo proposito, l’ultimo intervento che citi di Grazia Amelia Bellitta è paradigmatico. Questa mostra è stata la prima incursione di Marktstudio fuori dalle mura del perimetro dell’Arte. L’artista, infatti, è intervenuta all’interno degli spazi del negozio di modernariato dei F.lli Cacciari, situato in via Santo Stefano, a Bologna. È uno spazio tanto suggestivo quanto complesso, connotato da opere di grafica e di design del Novecento. L’artista è stata in grado di lavorare alla grande in questo contesto, proponendo tre opere inerenti alla sua ricerca, che ha risemantizzato e rielaborato in chiave contemporanea come pratiche scaramantiche tradizionali del sud Italia. Tre oggetti diversi hanno dialogato per giustapposizioni contrastanti all’interno dello spazio: un coltellino conficcato in vetrina dal titolo Ti dono il cuore mio; Sciò, una giacca di pelle dall’estetica post-punk su cui sono cucite toppe prodotte dall’artista; e, infine, un paio di corna in terracotta intitolate Stellosa.

Tornando al periodo della pandemia, cosa è cambiato – se qualcosa è cambiato – nel mondo dell’arte rispetto a prima?
MERCE nasce da un’espediente di fortuna, proprio nel contesto della pandemia, così da permetterci di lavorare all’installazione di opere che fossero visibili principalmente dall’esterno del negozio, attraverso la vetrina. Abbiamo quindi rimosso dal nostro vocabolario il termine “mostra”, privilegiando quello di “intervento”, limitando ad un numero minimo i pezzi esposti, favorendo così uno sguardo più ravvicinato ai singoli lavori e garantendo sempre la presenza di una riflessione critica in forma scritta che accompagni l’intervento espositivo.

In occasione di ART CITY Bologna 2022, ospiterete una personale di Letizia Calori. Potete anticiparci qualcosa a riguardo?
Per ART CITY torneremo negli spazi del Perimetro dell’Arte. Il titolo dell’intervento di Letizia Calori sarà Hard Work e, mai come in questo caso nella breve storia di Marktstudio, sarà tematizzata la processualità del lavoro artistico, sebbene in modo non didascalico, attraverso due serie di opere scultoree. Vi aspettiamo a partire dal 12 maggio.

Qual è il bilancio di questi primi due anni di Marktstudio?
Il bilancio, al netto di tutte le peripezie che non sono state poche, è sicuramente positivo. Avendo avuto quasi un anno di intervallo tra gli ultimi interventi presentati, possiamo comunque ritenerci soddisfatti, la risposta è stata buona. Rimane nostro interesse organizzare questi interventi in modo cadenzato, in maniera non particolarmente assidua, sia per ragioni ovvie, legate agli spazi in cui interveniamo, sia perché crediamo che per lavorare in modo fruttuoso sulla scena artistica che vogliamo approfondire sia controproducente avere programmazioni troppo serrate. A metà tra eventi randomici e appuntamenti affastellati, speriamo di riuscire a proporre interventi in modo calibrato e, chissà, dai risvolti inattesi.

Antongiulio Vergine

Info:
Markstudio, via Don Minzoni 7/A, Bologna
https://marktstudio.art/
marktstudiobo@gmail.com
@markt_studio

Grazia Amelia Bellitta, Maisia, installation view, ph. Carlo Favero, courtesy Marktstudio, Bologna

Grazia Amelia Bellitta, Maisia, installation view, ph. Carlo Favero, courtesy Marktstudio, Bologna

Grazia Amelia Bellitta, Maisia, installation view, ph. Carlo Favero, courtesy Marktstudio, Bologna

Grazia Amelia Bellitta, Ricordo d’amore. Ti dono il cuore mio, 2021, ph. Carlo Favero, courtesy Marktstudio, Bologna

Grazia Amelia Bellitta, Sciò, 2022, ph. Carlo Favero, courtesy Marktstudio, Bologna

Grazia Amelia Bellitta, Stellosa, 2022, ph. Carlo Favero, courtesy Marktstudio, Bologna


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