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Maria Eichhorn. Integralismo riduzionista

Maria Eichhorn. Integralismo riduzionista

La riduzione è il segno distintivo dell’opera dell’artista Maria Eichhorn (nata a Bamberg, Germania, 1962) in mostra al Migrosmuseum di Zurigo fino al 3 febbraio. Le 12 opere selezionate per l’esposizione – realizzate negli ultimi trent’anni – costituiscono un’esemplare campionatura della sua vicenda creativa, in costante tensione tra profondità analitica e integralismo riduzionista.

La pratica di Eichhorn sollecita l’esame critico delle norme radicate che regolano la vita quotidiana e l’arte, con particolare attenzione ai processi socioeconomici. Le questioni che solleva mettono in luce questioni di valore, tempo e proprietà, categorie che l’artista mina deliberatamente. Chiamare in causa le realtà normative per sensibilizzare riguardo alla struttura che ci circonda: questo è un obiettivo centrale della pratica creativa di Maria Eichhorn, che sottopone a revisione il meccanismo capitalista, le circostanze storiche e sociali e le premesse e le operazioni dell’arte stessa. Il suo lavoro sviluppa una vasta ricerca, durante la quale l’artista raccoglie molteplici informazioni e ricchezza di riferimenti che poi analizza e prepara per la presentazione pubblica. I suoi lavori, che tracciano complessi interessi tematici, spesso si rivolgono a un’estetica di base, a una deliberata sovversione dell’economia di attenzione del mercato dell’arte.

Con un caso individuale come punto di partenza, Eichhorn sviluppa analisi astratte delle strutture sociali; un esempio caratteristico è Prohibited Imports (2003), che esamina le pratiche restrittive di censura delle autorità giapponesi. Il progetto, punto di partenza per un esame della legislazione in costante evoluzione e della giurisdizione relativa alla libertà di stampa e alla libertà di parola, si riferisce specificamente alla prassi delle autorità doganali giapponesi di sottoporre a censura le pubblicazioni provenienti dall’estero. Tra il 2000 e il 2002, diversi pacchi di libri furono spediti da Berlino a Tokyo, partendo dal presupposto che le dogane giapponesi avrebbero aperto i pacchi e censurato i libri. Il libro Mapplethorpe. Die grosse Werkmonographie è stato inviato due volte: una copia è stata censurata all’aeroporto di Tokyo Narita, ma non l’altra. Nella mostra le due copie del libro di Mapplethorpe sono disposte l’una sopra l’altra sul ripiano superiore di una vetrina appositamente creata. Messi a confronto, i dettagli della stessa fotografia in forma censurata e non censurata possono essere visualizzati uno accanto all’altro. (L’immagine in questione mostra l’opera fotografica di Mapplethorpe Patrice, N.Y.C., 1977).

La concezione artistica di Eichhorn è influenzata dalla smaterializzazione dell’opera, come è evidente nei testi murali che dal 1989 l’artista si applica su muro bianco in più strati di vernice bianca, finché il testo non assume un leggero rilievo. I testi sono dipinti usando un’emulsione identica a quella del muro e solo il cartellino che ne indica la posizione e un’osservazione molto attenta permettono la loro individuazione. In occasione della mostra, è stato realizzato come opera site specific un testo a muro con l’indirizzo postale del museo. Ogni testo a muro è associato al rispettivo proprietario dell’opera. In caso di cambio di residenza, il testo del muro viene rieseguito utilizzando il nuovo indirizzo. La proprietà del lavoro può comprendere diverse iterazioni con indirizzi diversi, a seconda del numero di volte in cui si verifica un cambio di residenza. I testi a muro eseguiti nella vecchia posizione rimangono in possesso dei proprietari originali, ma i diritti di visualizzazione specifici del sito vengono trasferiti ai nuovi residenti.

Le opere di Eichhorn fungono da punti di riferimento per comprendere meglio situazioni e circostanze esistenti. Ad esempio, l’opera Building as Unowned Property, creata in occasione del documento 14 di Atene, consiste nel convertire lo stato giuridico di un edificio ad Atene in quello di “proprietà senza proprietario”. Comprende tutte le attività e le procedure coinvolte in questo processo di conversione, come la ricerca legale, la ricerca di edifici disponibili, l’ispezione, la selezione e le conferme notarili del nuovo stato giuridico della costruzione e del lotto come l’iscrizione nel registro dei fatti e dell’uso dell’edificio. Il lavoro riguardava il tessuto urbano di Atene, dove l’alta concentrazione di edifici messi in vendita, soprattutto nel centro, sono un eloquente indicatore della crisi sociale ed economica in Grecia. Trasformando un edificio vuoto ad Atene in una proprietà non controllata, l’artista crea una scultura nello spazio urbano che non appartiene a nessuno (e che quindi è di tutti).

Accanto a questo genere di progetti, che innescano e si fondano su raffinati processi cognitivi, altri lavori appaiono brutalmente lapidari, ostentando una sorta di arte negativa che mette alla prova la capacità di resistenza del museo alla quasi completa sparizione dell’opera e del suo significato. Paper Bags (2009/2018), ad esempio, mostra consuete buste commerciali con la scritta stampata Data Quest Apple Premium Reseller, riempiti con imballaggi di prodotti vuoti raccolti da varie persone. I prodotti di uso quotidiano, come alimentari e cosmetici, erano stati utilizzati dalle persone incaricate di raccoglierli. Oppure Cart / 90 poster (1995/2018), una raccolta di manifesti (esposti alla rinfusa su un mobiletto di ferro con le ruote) continuamente aggiornati e ampliati con ogni mostra. I manifesti, raccolti da Maria Eichhorn, provengono dai programmi di attivisti e dal lavoro di Eichhorn Ilan Panosu / Billboard, concepito nel 1995 per la Biennale di Istanbul.

Altre opere sembrano riprendere tautologie concettuali in voga negli anni ’60, quando molti artisti inseguivano l’assoluta coincidenza formale dell’opera con il suo significato, la messa a punto di procedure univoche e impersonali e la nuda “presentazione” in aperta opposizione contro l’obsoleta “rappresentazione”. A questo gruppo appartiene ad esempio Four corners of a Removed Sheet of Paper (1992/2018), la cui edizione illimitata consiste in una scatola con tre fogli di carta piegati e una pagina contenente le seguenti istruzioni e specifiche tecniche: “Attaccare ad un muro un foglio di carta verticalmente o orizzontalmente con un nastro adesivo trasparente. Rimuovere la carta in modo tale che i quattro angoli nastrati della carta rimangano (incollati) al muro.” O Rolled up Banner (1988/2018), un rotolo di carta impilabile fissato a due bastoni di legno alle estremità e successivamente arrotolato oppure Curtain (1989/2001/2018), che comprende dieci tende di vario colore realizzate in diversi luoghi tra il 1989 e il 2001. Il colore delle tende (nella mostra vediamo quella arancione) e la loro cronologia sono state determinate al tempo della prima esposizione del progetto nel 1989.

Info:

Maria Eichhorn. Twelve works (1988-2018)
20 novembre 2018 – 3 febbraio 2019
Museo Migros für Gegenwartskunst
Limmatstrasse 270 Zurigo

Maria Eichhorn, Curtain (Orange) 1989/2001/2018. Curtain (cotton fabric, curtain gliders, curtain rail)
Dimensions variable, here: 436 x 1600 x 30 cm

Maria Eichhorn, Limmatstrasse 270, 8005 Zürich, 2011/2018
Postal address, wall text, bas-relief, white emulsion paint on a white wall, manual application of paint with a brush in multiple layers Typeface: Jigsaw Regular Dimensions variable, here: 27 x 98,3 cm Wall painting: Christian Eberhard

Maria Eichhorn, Paper Bags 2009/2018
Collecting empty packaging of products which have already been consumed; Data Quest Apple Premium Reseller paper bags, product packaging collected during a specific period of time, Various dimensions

Maria EichhornMaria Eichhorn, 輸入禁制品 / Prohibited Imports, 2003
Parcel shipments of books from Berlin to Tokyo; 19 reproductions from the book Robert Mapplethorpe. Die große Werkmonographie censored by Japanese customs; Japanese customs authority Notice of Prohibited Imports form; selection of the books mailed; Wall display case (wood, glass): 47.5 x 76.5 x 38 cm

For all images: Stefan Altenburger Photography, Zurich © ProLitteris, Zürich

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