READING

The Sound of Screens Imploding. Oltre lo schermo a...

The Sound of Screens Imploding. Oltre lo schermo alla Biennale dell’Immagine in Movimento

Solitamente si pensa che citare la presenza di opere d’arte nel cinema e di immagini filmiche nelle arti visive basti per definire la categoria informe di “film d’arte” o di arte che si rifà al cinema.

Se questo fosse vero, allora bisognerebbe essere capaci di indicare con precisione dove mettere capolavori come Le Mystere Picasso di H. G. Clouzot (1956) o Drawing Restraint di Matthew Barney (2005), oppure tutte le nuove video-installazioni presenti all’ultima Biennale dell’Immagine in Movimento che mescolano videoarte, cinema, performance, installazione, scultura, musica e danza. Di fatto la realtà è spesso più sottile di come la immaginiamo, e quando ci sembra che un artista si dedichi al cinema o che un regista sconfini oltre lo schermo, quasi sempre abbiamo a che fare con artefatti culturali apolidi, che ci costringono a ripensare sotto un’altra luce l’intero sistema delle arti e il senso del valore che le attraversa.

La Biennale de lImage en Mouvement (BIM) è un’occasione privilegiata per questo ripensamento. Nata a Ginevra nel 1985, oggi la BIM è una delle più affermate manifestazioni in Europa per la presentazione di installazioni video, film d’artista e opere multimediali, oltre che una delle piattaforme più importanti per la ricerca e la produzione di videoarte a livello globale.

Le opere di tutti gli artisti selezionati sono infatti commissionate e prodotte dall’Istituzione, in una visione che, proiettandosi verso il desiderio di sostenere le nuove generazioni di artisti, distingue la BIM dal consueto formato delle grandi Biennali internazionali.

L’edizione di quest’anno, The Sound of Screens Imploding, deve il suo nome alla ricerca di un display espositivo capace di superare lo schermo inteso come dispositivo figlio del televisore e, contemporaneamente, capace di superare un tipo di fruizione tradizionalmente associata al cinema e al circuito delle sale. Non a caso i due curatori, Andrea Bellini e Andrea Lissoni, hanno deciso non solo di aprire la mostra nello spazio espositivo italiano che per eccellenza conserva, tanto nella sua storia quanto nell’architettura, le tracce del movimento, l’ex fabbrica di treni oggi OGR Torino, ma anche di presentarla all’interno di un allestimento scenografico che si rifà con evidenza al mondo della scultura e dell’installazione.

L’opera che emerge da questo punto di vista è quella di Korakrit Arunanondchai e Alex Gvojic: la video-installazione rende palpabile questa relazione fisica con l’ambiente sia perché lo spettatore deve muoversi in una stanza quasi totalmente buia – il video non è proiettato su un unico lato di uno schermo ma sui due lati opposti di una parete, attorno alla quale possiamo girare come se fosse una scultura – sia perché lo slow motion di un performer che danza trasforma le immagini in un flusso continuo e pastoso, in cui l’esplorazione autobiografica delle radici dei due artisti si mescola a interrogativi sulla tecnologia, il corpo umano e sui rapporti di reciproca dipendenza tra essi. A completare l’opera c’è un odore acre di vegetazione, che genera un’esperienza al tempo stesso sensoriale e spirituale.

In generale, grazie anche alla scelta dei curatori di non stabilire a priori un tema a cui gli artisti dovessero attenersi, la mostra racchiude al suo interno molti racconti diversi; racconti  che corrono in parallelo fino ad arrivare alla loro negazione reciproca: la possibilità che il museo sia un luogo di resistenza, dove la cultura è l’unica modalità di sopravvivenza; il rischio e pericolo a cui è sottoposta la condizione di educated people; la fine di una condizione naturale vista come ontologicamente positiva; la necessità di narrazioni per poter ritrovare un valore condiviso dell’arte e riconoscersi come gruppo.

Info:

Biennale dell’Immagine In Movimento
a cura di Andrea Bellini & Andrea Lissoni
21 giugno – 29 settembre 2019
Artisti: Andreas Angelidakis, Lawrence Abu Hamdan, Korakrit Arunanondchai & Alex Gvojic, Meriem Bennani, Ian Cheng, Elysia Crampton,Tamara Henderson, Kahlil Joseph
OGR – Officine Grandi Riparazioni
Corso Castelfidardo, 22, 10138 Torino

Biennale dell'Immagine In MovimentoMariem Bennani, Party on the CAPS, 2018

Kahlil Joseph, Wildcat (Aunt Janet), 2016Kahlil Joseph, Wildcat (Aunt Janet), 2016

Korakrit Arunanondchai & Alex Gvojic, No history in a room filled with people with funny names 5, 2018Korakrit Arunanondchai & Alex Gvojic, No history in a room filled with people with funny names 5, 2018

image_pdfimage_print

RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.