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Piano d’ascolto. L’inganno visivo di Andreas Zampe...

Piano d’ascolto. L’inganno visivo di Andreas Zampella

Quando si scrive una recensione di una mostra d’arte si tende a valutare lo scenario d’insieme, specialmente considerando, oltre alle opere, il lavoro complessivo. Questo non può prescindere dalla perfetta sinergia che si instaura fra l’artista, il suo mecenate e il suo curatore: è il caso della mostra «Piano d’ascolto», personale di Andreas Zampella, curata da Nicolas Martino presso Andrea Festa Fine Art, ancora visitabile fino all’8 luglio.

Saper decifrare una buona pittura è già di per sé un’attitudine che richiede zelo, impegno e molto approfondimento. Di contro, il giudizio di gusto è un procedimento che appare immediato anche all’occhio più inesperto. Cosa distingue, dunque, una pittura matura da una ancora acerba e sulla via di una crescita ipotetica? Per «l’occhio più inesperto», scrive Nelson Goodman, «la prova della fedeltà risiede nell’inganno», ma «ciò che conta», continua l’autore de I linguaggi dell’arte, «non è fino a che punto il quadro riproduca l’oggetto», ma in che misura «il quadro e l’oggetto […] danno luogo alle medesime risposte aspettative». Se è vero che «ciò che inganna dipende da ciò che si osserva, e ciò che si osserva varia con gli interessi e le abitudini», la buona pittura, come quella di Andreas Zampella, considerando le proprie opere come azioni teatrali, scardina il bisogno da parte dello spettatore di ricercare una chiave di traduzione certa dell’immagine.

Il dittico Arrendersi per sempre (2022), sulla scia di quanto detto da Goodman, inganna l’occhio umano che, persuaso dal vedere la rappresentazione di due mani nella prima immagine, non si accorge dell’inganno della seconda, la quale nasconde la sua vera natura: sono le due palme a diventare ossa di arti deformati, o viceversa? Interrogandosi spontaneamente sulla natura del titolo dell’opera, viene da chiedersi: a cosa ci si «arrende per sempre»? Forse all’inganno di una vita domestica che presumiamo di saper vedere?

Piano d’ascolto ruota attorno alla tematica dell’inganno. È comune, infatti, ritenere che sia colui che osserva l’autentico spettatore di un’opera d’arte, la quale deve necessariamente essere contemplata dal suo occhio. In Tutto torna come prima (2022), dei tappi auricolari disposti in serie lungo le cornici delle porte mettono in discussione i ruoli convenzionali di attore e spettatore: dall’alto, questi tappi diventano a loro volta gli spettatori delle azioni delle persone presenti in sala, impegnate nell’inevitabile gioco delle parti.

In balia dell’eterna soggettività e in continua ricerca di una risposta oggettiva, l’individuo recita un ruolo prestabilito all’interno della vita domestica. È lo stesso Zampella a invitare l’occhio ad accettare la presenza di un Sipario verde (2016-2022), fatto di vecchi stracci e di colore consumato, all’interno di uno spazio espositivo le cui fattezze originali rispecchiano effettivamente un ambiente di tipo domestico; un invito ad accettare forse l’inganno della rappresentazione? L’idea di casa come dimora di un nucleo di persone sembra andare in fiamme in Stanza rossa (2021), quasi suggerendo che sia essa stessa il risultato di tante finzioni e che, a sipario calato, essa riveli quella che è la sua vera natura.

Se, di fatto, di scena si discute, si tratta di una scena dove gli attori recitano il loro ruolo come fruitori e/o spettatori delle opere presenti in mostra divenendo, parafrasando le parole del sociologo Erving Goffman, i ruoli che sono chiamati a immedesimare e rappresentando il concetto che essi «si son fatti di loro stessi» – la maschera del loro «vero io», ciò che vorrebbero essere[1]. In Incastro#2 dei pezzi di carne cruda vengono rinchiusi all’interno di cilindri di resina che sono, a loro volta, inseriti in tubolari lisci di cemento quasi come se l’aspetto istintivo, «dionisiaco», insito nella carne venisse inibito dall’elemento razionale e «apollineo». Alla processualità tecnologica alla base della creazione del materiale artificiale (il cemento) si contrappone l’istintualità animale (la carne) che, nascondendo la sua vera natura, rappresenta una sorta di allegoria dell’arte stessa che, proprio nella confusione, cela il suo segreto. Un segreto, quello dell’arte, a cui Andreas Zampella ci fa accedere solo in parte, svelandoci solo alcune tra le illusioni che architetta, quelle più innocenti – come il suo Calendario à trompe-l’oeil – e lasciandoci, invece, totalmente in balia della trama principale, della macchinazione suprema.

Giulia Pontoriero

Info:

Andreas Zampella, Piano d’ascolto
27/05 – 08/07/2022
Andrea Festa Fine Art
Lungotevere degli Altoviti n. 1, Roma

[1] Erving Groffman, La vita quotidiana come rappresentazione, pp. 31-32, Il Mulino, 2009, Bologna.

Andreas Zampella, Piano d’ascolto, 2022 – Installation view at Andrea Festa Fine Art, Photo Credits Eleonora Cerri Pecorella, courtesy Andrea Festa Fine Art

Andreas Zampella, Arrendersi per sempre, dittico, 50 x 60cm, olio, argilla su lattice, 2022, courtesy Andrea Festa Fine Art

Andreas Zampella, Stanza Rossa, 60×70 cm, olio su tela, 2021, courtesy Andrea Festa Fine Art

Andreas Zampella, Piano d’ascolto, 2022 – Installation view at Andrea Festa Fine Art Photo Credits: Eleonora Cerri Pecorella, courtesy Andrea Festa Fine Art

Cover image: Andreas Zampella, Morso sorriso, silicone, farina, pietre, 30 x 40cm, 2022, courtesy Andrea Festa Fine Art


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