Thomas Hirschhorn. The Purple Line

Il museo MAXXI di Roma ospita fino al 6 marzo 2022 la mostra The Purple Line, dell’artista svizzero Thomas Hirschhorn: allestita all’interno della galleria 3 del museo, è curata dal critico e curatore cinese Hou Hanru, direttore artistico del MAXXI e dalla curatrice Luigia Lonardelli. Il nome della mostra allude alla teoria dei colori, al colore viola inteso come confine tra lo spettro dei rossi e quello del violetto. Confine che intercetta il ‘colore puro’, il più difficile da guardare e il più disturbante.

I 118 lavori esposti appartengono alla serie Pixel-Collage, concepita tra il 2015 e il 2017. Si tratta di collage realizzati dall’artista a partire da “almeno due elementi del nostro mondo, uniti insieme per crearne uno nuovo, un mondo che prima non esisteva”. Il collage secondo Hirschhorn è un linguaggio universale, divertente, semplice da fare e veloce. È la tecnica più utilizzata al mondo. Tutti almeno una volta nella vita hanno fatto un collage. I Pixel Collage mettono insieme scatti professionali, tratti da riviste di moda o campagne pubblicitarie, e immagini di stragi e persone martoriate, scattate da testimoni o passanti senza alcuna intenzione estetica.

Al centro della mostra il vivere contemporaneo saturo di immagini. Immagini che spesso vengono censurate. I contenuti ritenuti troppo forti o inappropriati vengono nascosti alla vista nel tentativo di proteggere l’osservatore. La censura avviene tramite la ‘pixellazione’, un metodo che implica una scelta politica: stabilire quale parte di un’immagine offrire allo spettatore e quale oscurare, rendendola irriconoscibile modificandone i pixel. Dietro l’uso della ‘pixellazione’ si cela l’autorità che sceglie cosa possiamo vedere e cosa no, cosa è motivo di turbamento e chi proteggere dal turbamento stesso. Hirschhorn decide di ribaltare l’uso comune del pixel utilizzandolo per negare la visione di ciò che normalmente è accettato ed esibito. Invece di celare dietro al pixel ciò che è considerato improprio, agendo da morale, assistiamo al procedimento inverso: nei suoi lavori a essere censurati sono i modelli degli scatti di moda, i capi d’abbigliamento firmati e gli accessori. Soggetti senza volto e definizione contrastano brutalmente con i corpi martoriati, esposti in tutta la loro verità allo sguardo del visitatore. Il risultato di questi accostamenti è, sul piano dei contenuti, un connubio inedito e stimolante di superficialità e profondità, di astrazione e realismo sul piano espressivo. Un esito felice che fa riflettere sulla convivenza degli opposti e sui suoi effetti.

Secondo Hirschhorn l’uso del pixel per censurare rende accettabili gli orrori della guerra e le violenze. Consente alle persone di guardare cose orribili pur mantenendo “il proprio comfort, la propria calma e il proprio lusso”. L’uso del pixel nei media è perciò ipocrita. Guardare immagini di corpi martoriati è l’unico modo per vedere la violenza, la crudeltà e la guerra per come sono davvero. Immagini deprimenti e negative, ma esiste un altro modo di vedere la guerra, un modo che non sia negativo? La censura ci consente solo di rendere più accettabile tutto questo. Ma perché dovremmo accettarlo?

L’artista vuole spingerci a sviluppare un senso critico e una certa forma di sensibilità, intesa come capacità di essere vigili e attenti e di confrontarsi con la realtà senza porre una distanza confortevole. Il pericolo che corre la società contemporanea secondo l’artista è quello dell’ipersensibilità, una forma di “autorecinzione ed esclusione”, che impedisce di sopportare la vista della realtà. Una realtà spesso troppo difficile da accettare a tal punto che preferiamo negarla attraverso l’auto-sedazione e la censura.

The Purple Line si concretizza in un percorso tanto articolato da risultare labirintico, definito da un muro viola alto 6 metri e lungo 250, disegnato appositamente per la mostra e pensato dall’artista come indipendente rispetto alla struttura del museo in modo tale da affermare la sua emancipazione. Un muro che è una linea spezzata, fatta di spigoli vivi e angoli ottusi. Un muro che si stringe attorno al visitatore come se percorresse un vicolo e poi se ne distacca per definire spazi più ampi. Un solo elemento architettonico che si fa supporto dell’intera mostra e che lascia al visitatore una totale libertà di movimento nel tracciare il suo percorso. L’allestimento non prevede perciò un percorso prestabilito, una fine o un inizio.

Due sono i formati delle opere: uno gigante che conquista l’altezza complessiva del muro spingendo l’osservatore ad allontanare il proprio punto di vista per appropriarsi di una visione d’insieme e uno piuttosto piccolo che invita ad avvicinarsi per cogliere a pieno il suo contenuto. Entrambi i formati campeggiano sul medesimo supporto in un continuo oscillare disorientante tra una dimensione e l’altra.

Una mostra per chi ha voglia di consapevolezza. Una mostra non instagrammabile. Una mostra che non fa sorridere, ma fa pensare. Una mostra come poche.

Info:

Thomas Hirschhorn. The Purple Line
20/10/2021 – 06/03/2022
a cura di Hou Hanru, Luigia Lonardelli
MAXXI
galleria 3

Thomas Hirschhorn, The Purple Line. Foto Vittoria SilvaggiThomas Hirschhorn, The Purple Line, installation view at MAXXI, Roma. Foto Vittoria Silvaggi per Juliet

Thomas Hirschhorn, Pixel Collage, 2015 – 2017. Foto Vittoria Silvaggi per Juliet

Thomas Hirschhorn, Pixel Collage, 2015 – 2017. Foto Vittoria Silvaggi per Juliet

Thomas Hirschhorn, Pixel Collage, 2015 – 2017. Foto Vittoria Silvaggi per Juliet


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