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59esima Biennale d’Arte di Venezia: Di Latte e Di Sogni con Cecilia Alemani

C’è una donna alla conduzione della 59esima Biennale di Venezia che inaugurerà nel 2022 ed è Cecilia Alemani: curatrice con esperienza internazionale, avviata molti anni fa a New York, città dove risiede. Va da subito detto che è la prima donna italiana a ricoprire questo incarico. La prima, finalmente. Già dalla scelta del titolo per questa Biennale, Il latte dei sogni, emerge un senso di immaginifico onirico e uno spiccato senso di maternità dove il simbolo del latte esprime, universalmente, anche una forza generatrice. Titolo che non poteva venire in mente a nessun curatore uomo, a eccezione forse di una creatura maschile, ma divina come Zeus, il quale partorì Athena dalla sua testa, aiutato da Efesto o Prometeo, che gli aprì il cranio con un colpo d’ascia. L’intento, qui, non è certo quello di creare una visione sconcertante o di deridere gli uomini o Zeus, ma semmai quello di far notare che alla prima curatrice italiana donna della Biennale delle arti visive vada riconosciuta la scelta di un termine “fertilizzante”, fluido ed evocativo. Infatti, questo vocabolo porta con sé tante suggestioni, se si associa all’idea di allattamento e di nutrizione o a quello della cultura pastorizia, in riferimento alla quale l’immagine del latte nel V secolo fu associata dal filosofo Chevalier Gheerbrant, autore del Dictionnaire des symboles (1977), alle parole di Dio, individuando proprio in questo nutrimento il potere di “far crescere i viventi”.

Ma con Cecilia Alemani questa bevanda lattiginosa farà crescere l’immaginario del pubblico con sogni visionari per riconsegnare il mistero della vita in modo onirico e suggestivo in un connubio con le nuove tecnologie verso una ridefinizione dell’idea dell’arte e dell’esistenza nella sua costante trasformazione. Non è un caso, infatti, se l’altro termine che fa parte del titolo sia la parola “sogni” che rimanda all’esplicita rievocazione della raccolta di favole misteriose della pittrice e scrittrice surrealista Leonora Carrigton, anch’essa titolata Il latte dei sogni.  Quindi, un’altra donna alla quale riferirsi: un’artista intimamente legata a uno dei maggiori artisti surrealisti come Max Ernst del quale fu compagna di vita per un lungo tempo. Un modo di riscattare anche la figura di Carrigton con i suoi voli pindarici artistici e visionari – le cui favole enigmatiche sembra che creassero inquietudine ai bambini e agli adulti – per sigillare questa 59esima Biennale all’insegna di utopie sognanti e ridare pelle e volto alle infinite possibilità dell’immaginifico con «nuove alleanze tra specie diverse» con «esseri permeabili, ibridi e molteplici, come le creature fantastiche inventate da Carrington» ha così dichiarato la Alemani.

La rassegna si articolerà su tre aree tematiche: il rapporto con le tecnologie; la metamorfosi dei corpi e la loro rappresentazione; la relazione tra il corpo e la terra. A tal proposito, come sostiene la curatrice, questa mostra nasce anche da una serie di confronti e dialoghi con gli artisti non solo sulla pandemia, ma anche sulla criticità della questione ambientale e sull’intensificarsi delle tensioni sociali. Da ciò emerge che da una parte «molte artiste e artisti ritraggono la fine dell’antropocentrismo, celebrando una nuova comunione con il non-umano, con l’animale e con la terra, esaltando un senso di affinità fra specie e tra l’organico e l’inorganico, tra l’animato e l’inanimato», dall’altra parte «altri reagiscono alla dissoluzione di presunti sistemi universali, riscoprendo forme di conoscenza locali e nuove politiche identitarie. Altri ancora praticano ciò che la filosofa femminista e attivista Silvia Federici descrive come il “re-incantesimo del mondo”, mescolando saperi indigeni e mitologie individuali, in modi non dissimili da quelli immaginati da Leonora Carrington». Insomma, un’altra donna citata dalla Alemani che già da queste dichiarazioni chiarisce e definisce alcune premesse per la prossima Biennale, la cui vocazione visionaria è rappresentata, fino ad ora, da un simbolico trittico di pensieri al femminile: Alemani, Carrington e Federici. Confermate, inoltre, le consuete sedi espositive per le Partecipazioni Nazionali ai Giardini, all’Arsenale e poi nel centro storico della città lagunare. Mentre saranno previsti eventi collaterali da parte di enti e istituzioni internazionali. Non resta che attendere questa edizione per una cosmogonia immaginifica e utopica nel buio opaco del nostro presente. Per capire, secondo le parole della curatrice, «chi e che cosa possiamo diventare».

Cecilia Alemani_Photo by Andrea Avezzù_Courtesy La Bienna_le di Venezia_Cecilia Alemani, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Arsenale, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Padiglione Centrale Giardini, Photo by Francesco Galli, Courtesy of La Biennale di Venezia


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