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Jasmine Abu Hamdan. Hakawati, l’arte del raccontare

Le informazioni a nostra disposizione che parlano della storia dell’uomo, raccontano che uno dei modi più gettonati che aveva la comunità di tramandare le vicissitudini della quotidianità era raccontarle attorno al fuoco o disegnarle all’interno delle caverne. Migliaia di racconti sono stati tramandati da padre in figlio per generazioni e anche se talvolta le storie subivano cambiamenti sostanziali nei personaggi, nei luoghi o in altri dettagli, l’essenza del racconto rimaneva immutata. Mi viene da pensare a quei racconti della cultura araba (ma non solo) come Le mille e una notte che nascono come raccolte tramandate ai posteri a voce. Raccontare appunto è un’arte, il modo migliore per farlo è essere fedeli alla storia e cercare di trasmetterla senza troppi sconvolgimenti di trama. Il tema della memoria ricorre da sempre anche nell’arte: ciclicamente, alcuni artisti (contemporanei e storicizzati) ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia, ma in pochi hanno provato a tramandare un evento, un luogo o un personaggio al futuro.

Jasmine Abu Hamdan è sicuramente tra questi artisti. Architetto/artista libanese-palestinese cresciuta in Giordania, si laurea all’Architectural Association e oggi vive e lavora a Londra. Il suo lavoro si focalizza sulla ricostruzione di luoghi del patrimonio culturale distrutti dai conflitti socio-politici attraverso l’ausilio di media immateriali, sperimentando spazi narrativi da far esplorare al pubblico. Le sue ricostruzioni catturano le narrazioni di voci emarginate alle prese con questioni relative alle strutture sociali e politiche; l’artista concepisce per questo motivo spazi che consentono alle persone di interrogarsi su costrutti socio-politici dominanti e che innescano dinamiche rivelatorie ed esperienze intime con lo scopo di istigare cambiamenti e interrogare la ricostruzione e l’interpretazione del patrimonio.

La sua personale, in corso fino al 21 novembre 2021 presso Venice Art Projects a Venezia, è il sunto perfetto di tutto quello che ho appena raccontato: un’app che siete invitati a scaricare quando entrate in mostra, vi accompagnerà all’interno degli spazi e vi farà conoscere la figura del Hakawati che in arabo significa: narratore. Questo personaggio afferiva a quella tradizione ormai defunta del narratore, che raccontava nei bar e nei luoghi di incontro storie, episodi e aneddoti che riguardavano la comunità cittadina. All’interno di questa mostra potrete accedere a un paesaggio sonoro che vi renderà partecipi di un patrimonio realmente esistito, che è importante ricordare e tramandare.

L’opera di Jasmine Abu Hamdan, spinge l’ascoltatore a porsi domande concrete sul perché questa figura fosse un tassello importante in un tessuto culturale e politico come quello di Aleppo e su come sia possibile tramandare ai posteri un’esperienza di storytelling unica. La tecnologia in questo viene incontro: un’installazione immersiva che riprende il paesaggio sonoro del mercato di Aleppo prima della sua distruzione durante la guerra in Siria, ci permette di ascoltare i racconti dei vari abitanti del mercato, che narrano momenti intimi delle loro giornate o delle loro vite. Le persone sono invitate a circolare nello spazio ascoltando storie e voci realmente registrate tra i banchi del mercato. In questo senso, l’installazione mette in evidenza la perdita del patrimonio tangibile e intangibile e l’importanza di salvaguardarlo. La mostra di Jasmine Abu Hamdan è uno specchio su tutto quello che andiamo perdendo a causa di fattori esterni e ci suggerisce come ogni racconto andrebbe salvaguardato perché porta con sé l’intimità dell’essere umano, quella verità/essenza che ci rende tutti unici racconti nel grande libro del mondo.

Francesco Liggieri

Info:

Jasmine Abu Hamdan. Hakawati
23/10/2021 – 21/11/2021
VENICE ART PROJECTS
Fondamenta S. Gioacchin, 1830 Venezia

For all the images: Jasmine Abu Hamdan. Hakawati, 2021, installation view at Venice Art Projects, ph. Jasmine Abu Hamdan, courtesy by the artist


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