Angela Passarello. Scritto in mare

La pittura contemporanea non smette di riservare sorprese. Soprattutto grazie a chi ha un bagaglio di esperienze tra le correnti, le ricerche, le scoperte dell’arte di questi anni. Nell’epoca in cui c’è molta considerazione dei giovani appena usciti dalle Accademie e ritenuti professionisti ancora prima di cominciare è giusto dare spazio a chi va costruendo un suo percorso, senza riferimenti precostituiti. È il caso di Angela Passarello che ha recentemente esposto alla Fondazione Mudima con la mostra Scritto in mare curata da Francesca Pasini. Arriva a questa personale dopo un percorso non lineare, uno slalom tra esperienze poetiche e tecniche artistiche visive. Ci racconta che già dall’infanzia creava i suoi giochi con la creta, usava il rosso dell’albero del gelso per colorare (quando è maturo è un rosso intenso e le mani rimanevano rosse, quindi le imprimevo su fogli per gioco). Ed ecco in mostra gli animali in terracotta: Pirò, Anfibio Terrestre, Blur e Cruro. E nei primi tre quadri che aprono la mostra troviamo, sul fondo rosso, un personaggio sospeso a un’asta, un funambolo. La sua asta serve a superare un confine. È una figura che viene dal nulla ma in movimento, una guida simbolica, come l’annunciante dei quadri successivi.

Nelle grandi tele cambiano le proporzioni ma non i personaggi che sono gli stessi, la barca, gli animali, la vegetazione, l’abitato. In una delle tele esposte la linea di demarcazione diventa un ponte. Nel trittico esposto in fondo alla sala due animali fluttuanti sopra un’isola, anche questa sospesa, sulla quale domina una natura morta. Nel primo quadro grande (5 metri per 1,60) un buio profondo domina la scena, un nero intenso da cui emerge nel centro una barca bianca, su una sponda dalle rocce si ergono caseggiati grigi, sull’altra si impone il colore violetto di un simil montone, capra, o stambecco. Nell’altro ancora buio profondo. Stavolta su una sponda svettano come dei tronchi biancastri e due animali, uno rosso e uno bruno, assistono all’arrivo di un inquietante flusso di imbarcazioni che prendono tutta la tela. Come per una zoomata, nel terzo tutta l’attenzione si concentra su un barcone affollato che sta approdando su una riva su cui in attesa ci sono ancora due animali.

Qui non si parla di storie recenti. Si parla di attese inconsce, del sentirsi stranieri, animali braccati, mostruosamente altri, dispersi in spazi immensi. Per questo guardiamo a questi quadri sorpresi di sentirci lì dentro anche noi confusi e attoniti.

Lo scultore Nunzio Quarto le regala un pezzo di creta e Angela riprende a lavorare. Una mano, un pugno, dei volti, teste, animali e figure antropomorfe, che porta da Curti a cuocere, che hanno già dentro gli sviluppi successivi. Poi l’incontro con le artiste femministe degli anni ’70 come Silvia Truppi, Mercedes Cuman, Adriana Monti, Diane Bond, tutte nella mostra “Il soggetto imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia” ai Frigoriferi Milanesi. Silvia Truppi scatta delle diapositive nel parco Sempione alle sue teste in terracotta con sopra un casco.

Entra anche in contatto con l’ambiente degli antroposofi in via Vasto che univano poesia (Rilke) e colore secondo la teoria di Goethe. Continua le sue ricerche usando pezzi di lenzuolo per fare esperimenti con l’acquerello (molti li ho regalati, quasi tutti) e trasferisce il colore sulla ceramica (da Giusi Brivio che lavorava per Domus e che teneva un laboratorio di ceramica). Realizza vasi schiacciati, teiere senza senso a forma di ferro da stiro e cose simili (ce ne sono ancora alcune con dentro segni grafici).

Sperimenta il bronzo in un intreccio anatomico tra l’umano e l’animale. Partecipa a seminari con Grotowski e i suoi collaboratori; con Ryszard Cieślak lavora sul corpo nella sua complessa espressività che avvicina l’uomo all’animale. E più avanti con Ludwik Flaszen sulla voce. Prende lezioni di flauto con Christina Kubisch che fa musica di ricerca (riferimento J. Cage). Nel frattempo continua a scrivere.

Scrive i racconti come Asina Pazza e li pubblica con la prefazione di Vivian Lamarque e le illustrazioni di Coca Frigerio. Pubblica il primo libro di poesia La carne dell’Angelo con la prefazione di Donatella Biasutti. Alcuni testi vengono pubblicati su antologie, tra le quali Poeti per Milano, fa letture con Maiorino e la Mosca di Milano. Conosce Giampiero Neri, il quale la invita a partecipare al “gruppo di amici poeti del venerdì”.  Pubblica Ananta delle voci bianche con una nota di Giampiero Neri. Sono Prose poetiche dedicate agli animali della sua infanzia. È cofondatrice della rivista “Il Monte Analogo”. Continua a lavorare con la creta e la ceramica.

Alla fonderia Maffi di Pioltello cola in bronzo, alcuni soggetti umani e una scultura dedicata a Boccioni, in cui ritorna anche la figura animale. Marina Ferrante registra i suoi lavori con video e foto. Sperimenta un lavoro su tela usando un solo colore per figure animali. Lavorando all’aperto in alcuni cortili milanesi (video ripreso da Marina Ferrante e mai pubblicizzato).  Partecipa a una collettiva al Museo di Murgia (Trieste).

Conosce Giulia Niccolai, pubblica per le edizioni del Verri Piano Argento e Pani Scrittu edizioni del Pulcino Elefante, con un disegno di Giovanni Anceschi. Nell’ultima pubblicazione, Bestie sulla scena, raccoglie prose e poesie sugli animali con filastrocche in dialetto. È un linguaggio ibrido in cui il dialetto siciliano assume la funzione spiazzante che hanno gli animali, i luoghi, i colori, nelle opere pittoriche.

Nel 2018 dipinge una grande tela fronte-retro Rupe Affine per il progetto “Quarta Vetrina” alla Libreria delle donne di Milano. Che poi espone alla recente rassegna “Vetrine di Libertà” alla Fabbrica del Vapore (aprile-giugno 2019), dove Francesca Pasini ha riunito le trenta artiste che hanno partecipato a Quarta Vetrina e alcune opere e le grafiche, presentate da Lea Vergine,  di Carla Accardi, Mirella Bentivoglio, Valentina Berardinone, Tomaso Binga, Nilde Carabba, Dadamaino, Amalia Del Ponte, Grazia Varisco, Nanda Vigo, che hanno sostenuto la nascita della Libreria delle donne nel 1975.

Come scrive Francesca Pasini “Rupe Affine narra la sua storia, l’amata Rupe Atenea, sopra Agrigento, dove è nata. Dove ha conosciuto il complesso rapporto con gli animali domestici, con il mare che si dilata al centro del quadro, collegando la rupe incrostata di animali a un lembo di architettura urbana, lontana. I suoi animali sono compagni di pianeta che passano dalla strada, dalla stalla, dall’aria alla mitografia, alla fiaba. La sua grande passione per il terrestre si snoda nell’affinità aperta dei viventi. L’intensità della memoria arcaica si sovrappone all’intuizione quotidiana, alle figure, ai colori, ai libri esposti e ai suoi scritti poetici. Un equilibrio difficile, a cui, a volte, basta un segno, un colore”. (Catalogo Vetrine di Libertà- Nottetempo edizioni).

Info:

Fondazione Mudima

Angela Passarello, Elefante con fondo blu, 2013Angela Passarello, Elefante con fondo blu, 2013, acrilico su tela

Angela Passarello, I funamboli (trittico), 2011Angela Passarello, I funamboli (trittico), 2011, acrilico e tempera su tela

Angela Passarello, Viventi 1/2/3 con natura morta, 2014, tecnica mista su tela

Angela Passarello, L’annunciante di notte (trittico), 2010, tecnica mista su tela

Angela Passarello, Il funambolo, 2012, olio e acrilico su tela

Angela Passarello, Bestia in mare, 2016, acrilico e matite a olio su tela

Angela Passarello, I viaggianti, 2012, acrilico e matite a olio su tela

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