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Charlotte A. Cornish. Il mosaico contemporaneo

Charlotte A. Cornish. Il mosaico contemporaneo

“L’arte contemporanea è molto più musiva di quanto si possa immaginare” spiegava, nel 2017 in un’intervista su “Artribune”, Alfonso Panzetta, curatore della Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna, rassegna dedicata alla tecnica musiva, con lo sguardo rivolto alle sue manifestazioni nell’arte contemporanea. “Il musivo è ovunque, bisogna solo iniziare a riconoscerlo. Il mosaico oggi viene realizzato con oggetti diversi rispetto alla tessera. In questo senso, la tessera ha subito una metamorfosi. Ma quello di utilizzare oggetti per comporre una figura, come avviene nell’assemblaggio o nell’accumulo, è un concetto ereditato dalla tecnica musiva. Esiste anche in pittura, nella parcellizzazione della pennellata o anche nel più tecnologico concetto di pixel”. Quest’osservazione contestualizza immediatamente il lavoro di Charlotte A. Cornish, eclettica artista inglese attiva in vari ambiti (disegno, pittura, artigianato, design, arte digitale, moda, grafica, illustrazione, scultura, arte pubblica), che realizza un’importante parte della sua produzione creativa attraverso l’arte del mosaico, confermando l’attualità di questo genere artistico.

L’artista ha iniziato ad approcciarsi a questa tecnica nel 2007, con l’idea di produrre una selezione di opere che fossero di immediata lettura e che con la luce emettessero riflessi colorati e con quest’intento, dopo un primo periodo in cui si è focalizzata su inserti di marmo, si è avvicinata al vetro, un materiale affascinante nella sua versatilità, con una lunga tradizione artistica e simbolica alle spalle. La combinazione di frammenti di piastrelle e tessere di vetro crea un’impressione di movimento e tridimensionalità della superficie musiva che acquisisce un valore scultoreo, mentre la rifrazione della luce, sempre differente a seconda dell’avvicendarsi di fonti di luce nelle diverse ore del giorno e dell’inclinazione dell’opera, ne espande il raggio d’azione in scala ambientale. L’idea di riflessione appare centrale nella serie intitolata “Mirror”, composta di specchi sagomati che vengono circondati da schegge di piastrelle e da inserti di paste vitree, selezionate in base alla consistenza e al colore. Questi accostamenti creano una miscela cromatica puntiforme e vibrante, che l’occhio percepisce come gradazioni e sfumature.

L’elemento fondate e unificante di questi lavori è la luce, che diventa esperienza totalizzante e pensiero adamantino, mentre il valore espressivo è affidato alla ricerca cromatica e tattile dei materiali. La luce, elemento intangibile ma fisicamente percepibile, è l’essenza del visibile e funziona come un varco percettivo che rende possibile il superamento della forma per arrivare alla sensazione pura. Nella luce la materia perde consistenza e peso per esistere come pura immagine, in cui galleggiano segni sospesi nello spazio e nel tempo. Il mosaico è qui utilizzato come medium di linee, segni e colori in cui si cela una misteriosa memoria visiva, una sorta di prolungamento nel presente dell’esistenza delle cose e di persistenza simultanea di archetipi provenienti da varie culture visive. Il mosaico è oggi una disciplina sincretica che si pone all’incrocio di saperi tradizionali e di linguaggi portatori di identità differenti che diventano importanti veicoli di scambio con l’attualità. I lavori di Charlotte A. Cornish recepiscono infatti suggestioni e stilemi di vari periodi storici (a partire dall’inevitabile rimando orientale all’arte musiva bizantina per arrivare all’Art déco e al Futurismo) traslati in una superiore uniformità di linguaggio, che rispecchia la coerenza stilistica dell’autrice.

Ogni lavoro esprime una precisa ambientazione emotiva e deriva dall’accostarsi sensoriale dell’artista a un paesaggio in cui si riconosce o a una sua memoria personale. Ricorrono i riferimenti alla natura, che viene evocata da combinazioni di tessere in cui convivono diverse gradazioni di astrazione e figurazione: le foglie, i fiori, la terra, l’acqua e il cielo vengono infatti evocati attraverso le loro vibrazioni cromatiche, che nel loro insieme sintetizzano visivamente un’impressione complessa in cui convergono le intuizioni dei nostri organi percettivi e l’idea astratta che essi nel tempo hanno prodotto nel nostro immaginario. Allo stesso tempo gli inserti figurativi, estremamente stilizzati fino a essere talvolta assimilabili a segni astratti, restituiscono la stessa percezione come esito del millenario processo di appropriazione creativa attraverso il quale l’uomo ha elaborato differenti codici visivi per interpretare le forme naturali.

A proposito delle opere della serie “Mirror” si potrebbe parlare anche di ambientazioni, perché queste sculture si riferiscono al tempo e al luogo in cui l’artista le ha create, dove lo spettatore è invitato a immergersi con la mente e con lo sguardo. Come suggerito dal titolo, un altro elemento centrale di questi lavori è proprio lo specchio, che immette nuovamente nell’armonia cristallizzata del mosaico tutta la multiforme

Charlotte, a. Cornish, The Shield (Mirror) Mosaic Art, Mosaic Work on Board - Wood 2020Charlotte, A. Cornish, The Shield (Mirror). Mosaic on wood board, 2020

Charlotte, A. Cornish, Rocket (Mirror). Mosaic on wood board, 2009

Charlotte, A. Cornish, Recherché (Mirror). Mosaic on wood board, 2020

variabilità della vita che scorre. Il potere riflettente dello specchio restituisce infatti l’immagine di chi osserva, obbligandolo a un confronto diretto, come una sorta di memento mori, e contemporaneamente riverbera gli aspetti molteplici dell’identità umana che si propaga in un pulviscolo di tessere specchiate. Ma la continuità della vita si manifesta anche nell’attitudine dello specchio a creare spazi impossibili e a generare immagini che da un momento all’altro potrebbero trasformarsi in tutt’altro. Nel suo lavoro Charlotte A. Cornish sembra volersi mettere in secondo piano rispetto all’opera e suggerisce allo spettatore di fare altrettanto, rinunciando al vanitoso riflesso del proprio ego per utilizzare lo specchio come dispositivo di dissoluzione del sé negli elementi naturali che porta a termine il processo di scomposizione attuato dalle tessere del mosaico che lo circondano.

Info:

www.saatchiart.com/CharlotteACornish


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