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L’artist-run space CONDOTTO48 presenta il terzo e ...

L’artist-run space CONDOTTO48 presenta il terzo e ultimo capitolo del progetto IPSE DIXIT in collaborazione con Mucho Mas!

CONDOTTO48, situato a Torre Angela, Roma, è un artist-run space nato nel 2021 dall’idea di cinque giovani artisti, Verdiana Bove, Francesca Romana Cicia, Luca Di Terlizzi, Emanuele Fasciani e Caterina Sammartino, che si sono conosciuti in momenti e circostanze diverse ma che condividevano l’esigenza, dopo la pandemia, di dare concretezza al loro desiderio di creare.

La prima mostra, Il giorno più lungo, è stata inaugurata il 21 giugno 2021 con il supporto curatoriale di Riccardo Paris, che da quel momento collabora in maniera costante. Durante il 2021 è stato realizzata anche la studio visit CURRY ON, e a dicembre lo spazio ha partecipato alla mostra Materia Nova, presso la GAM – Galleria d’Arte Moderna di Roma, che coinvolgeva giovani realtà artistiche nate in diversi quartieri della capitale. A partire dal 2022 è iniziato il progetto IPSE DIXIT, il cui tema centrale è il concetto di verità, con l’obiettivo di mettere in discussione gli strumenti attraverso i quali siamo soliti valutare la veridicità delle informazioni con cui entriamo in contatto. Il progetto, suddiviso in tre atti, ha visto numerose collaborazioni con artisti e personalità esterne.

Sabato 25 giugno è stato inaugurato IPSE DIXIT #3. – THE NARCISSISTIC COEXISTENCE OF ATTENTION, mostra personale di Luca Baioni (Milano, 1984), realizzata in collaborazione con l’artist-run space torinese Mucho Mas!, con lo scopo di evidenziare l’importanza della provenienza delle informazioni sulle quali basiamo il nostro concetto di verità e dimetterne in luce il potere e, allo stesso tempo, il suo lato più oscuro, quello corruttibile e manipolabile. All’interno dei diversi spazi di CONDOTTO48, tra le opere dei cinque artisti romani, si fa largo una voce continua, apatica, grottesca: è il contributo artistico di Luca Baioni, che tenta di trascinare l’osservatore-ascoltatore in una dimensione che ha le stesse caratteristiche della vita dell’uomo: un insieme incomprensibile di sensazioni sovrapposte e mescolate. Il grottesco e il violento, fortemente presenti nelle parole pronunciate nella serie di sette audio intitolata IL PIANETA TERRA DOPO LA SODOMIA, sono gli elementi che più di tutti sono in grado di esprimere le sensazioni di terrore derivanti dall’essere partecipi di un’esperienza che ci sommerge, ci butta in un caos irrevocabile e incontrollabile e ci fa sentire parte di qualcosa di incredibilmente più grande e complesso di quanto la nostra singola coscienza possa elaborare.

Ecco allora che le connessioni con le opere di ciascun artista diventano tangibili e più evidenti. Entrando nello spazio saltano subito all’occhio le opere di Caterina Sammartino, alle quali è abbinato il secondo audio. L’artista porta avanti una ricerca di elementi naturali poi trasposti su supporti in cotone, lino, canapa o carta. Spesso, dopo il proprio intervento di ricerca di una connessione con la natura e di elaborazione di un’emozione, l’artista, in un certo senso, si fa da parte e lascia spazio alla natura di agire autonomamente sulla tela, per permettere all’opera di seguire il suo corso. «È la ricerca, anche tragica, di un essere finito, di entrare in contatto con l’infinito».

Il percorso prosegue verso l’area in cui lavora Francesca Romana Cicia; l’artista, incuriosita dall’inconscio e da come ciò che l’umano impara può essere rimosso o riemergere dopo molto tempo, ha iniziato la sua ricerca realizzando prima opere ispirate agli intrecci del sistema nervoso, per poi spostarsi su soggetti legati a percorsi e reticolati geografici, esteticamente e concettualmente simili al sistema dei neuroni in quanto costituiscono luoghi in cui perdersi, intrecci di vie e connessioni. A seguire, Luca Di Terlizzi esplora le radici dell’umanità accostando gli elementi ancestrali che riscontra essere in comune tra diverse civiltà. Nelle opere si ritrovano elementi figurativi uniti a gesti astratti. Una serie in particolare richiama pitture rupestri antiche e, attraverso tutte le opere, è possibile ripercorrere i gesti dell’essere umano che, come in un cerchio, si ripetono da sempre, e ancora.

Gli ultimi due spazi sono di Verdiana Bove e di Emanuele Fasciani. La prima tratta, attraverso la pittura, il tema del ricordo personale: partendo da una fotografia scattata da lei stessa, spesso riguardante situazioni familiari, realizza su tela un’opera che ripercorre le linee costruttive dell’immagine di partenza, ma con alterazioni cromatiche e figurative. Il risultato è una sorta di tuffo nei ricordi dell’artista, con colori caldi che evocano il senso di sbiadimento del passato e con figure alterate, a mala pena riconoscibili. Infine, Emanuele Fasciani mette tutto sé stesso nella realizzazione delle sue opere, spesso concluse in breve tempo, tanta è la forza e le emozioni che lo muovono e lo trasportano durante l’atto. La sua ricerca volge all’esplorazione di materiali e tecniche insolite, sia in senso più astratto, con l’individuazione di simboli e colori che rimandano a concetti alchemici di trasformazione della materia, sia da un punto di vista totalmente concreto, con l’utilizzo del fuoco che modella cere, carbone e qualsiasi altro elemento presente nell’opera. Sono lavori che si trasformano, che possono mutare e che si rigenerano, rinascendo ogni volta da sé stessi.

Il percorso audiovisivo termina nella project room inaugurata con la mostra, nella quale l’ultimo audio è abbinato alla proiezione di un video, realizzato dallo stesso Luca Baioni e intitolato ALFPC, le cui immagini danno l’impressione di essere uscite dallo stesso racconto udibile nella sala: un’alternanza stilistica di spezzoni moderni e vintage che rapiscono lo sguardo dell’osservatore conducendolo in luoghi sconosciuti e grotteschi.

All’interno di CONDOTTO48 si assiste quindi alla volontà di rendere concreto e visibile un aspetto della vita che riguarda ciascuno di noi: Luca Baioni porta alla luce il malessere generato da tutto ciò che non conosciamo e che continua a sfuggirci di mano, relazionandosi, in ogni angolo dello spazio, con la volontà pratica, espressa in modi diversi dai cinque artisti, di comprendere questo ignoto, di farne parte, di dargli un nome e di fermarlo nel tempo. La scelta di CONDOTTO48 come luogo di collocazione degli audio non è casuale, ma rende ancora più tangibili le sensazioni sopra descritte, in quanto luogo in cui gli artisti continuano a lavorare ogni giorno; pertanto, se possiamo definire stretta la connessione tra gli audio e le opere, lo è ancor di più quella tra gli audio e il continuo mutamento dell’ambiente in cui si trovano. La mostra, visitabile fino al 23 luglio, offrirà ogni giorno un aspetto diverso all’osservatore. 

Info:

AA.VV., IPSE DIXIT #3. – THE NARCISSISTIC COEXISTENCE OF ATTENTION
CONDOTTO48
via Carlantonio Grue 48, 00133 Roma

Caterina Sammartino, installation view. Ph. Francesca Pascarelli, courtesy l’artista e CONDOTTO48

Francesca Romana Cicia, installation view. Ph. Francesca Pascarelli, courtesy l’artista e CONDOTTO48

Luca Di Terlizzi, installation view. Ph. Francesca Pascarelli, courtesy l’artista e CONDOTTO48

Verdiana Bove, installation view. Ph. Francesca Pascarelli, courtesy l’artista e CONDOTTO48

Emanuele Fasciani, installation view. Ph. Francesca Pascarelli, courtesy l’artista e CONDOTTO48


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