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Fasi Lunari alla Fondazione Carriero di Milano

Fasi Lunari alla Fondazione Carriero di Milano

Il continuo moto di rivoluzione della luna intorno alla terra fa si che l’aspetto offerto dal satellite allo sguardo dell’uomo sia sempre diverso.

Da questa trasformazione, che porta la forma del corpo celeste a mutare agli occhi dell’osservatore sia rispetto alla fase lunare in cui si trova, sia rispetto all’emisfero del globo da cui lo si osserva, Francesco Stocchi ha preso le mosse per ideare, insieme a Albert Oehlen, la mostra dal titolo metaforico Fasi Lunari presso la Fondazione Carriero di Milano. La peculiarità del progetto espositivo consiste nel fatto che centrale è la presentazione del punto di vista del singolo autore in relazione al proprio supporto pittorico. Come scrive Stocchi nel testo in catalogo “il problema dello spazio è il primo che si manifesta davanti a una tela bianca. Se infinite opportunità possono equivalere a nessuna, si ricorre a soluzioni che potrebbero offrire limiti a una libertà paralizzante”. Ecco, quindi, che è la sperimentazione l’attitudine da cogliere durante l’osservazione dei lavori esposti in mostra.

Fasi Lunari nasce, in primis, dalla volontà di presentare la ricerca pittorica dell’artista tedesco Albert Oehlen (Krefeld, 1954), da sempre tesa verso una decostruzione del codice pittorico; alle opere pittoriche si affianca l’installazione Baum 4 appositamente concepita per lo spazio. Quest’ultima accoglie il visitatore in una dimensione avvolgente dove pittura, suono e luce sono fusi insieme, e uniti dalla presenza di un albero vero e proprio la cui sagoma compare anche dipinta sulla tela. In particolare, però, la ricerca di Oehlen è presentata in relazione a quella dei sei giovani artisti – Peppi Bottrop, Andreas Breunig, Max Frintrop, Fabian Ginsberg, Yuji Nagai e David Ostrowski – suoi ex alunni alla Kunstakademie di Düsseldorf, dove l’artista ha insegnato tra il 2000 e il 2009. Come si evince dal titolo Fasi Lunari, l’idea alla base dell’intero progetto espositivo è di presentare contemporaneamente, nei due piani della Fondazione Carriero, una serie di lavori pittorici fortemente indipendenti gli uni dagli altri, mancanti di un legante stilistico, tecnico o formale e quindi vivi testimoni dei singoli approcci che ne evidenziano l’eterogeneità e la complessità degli stili. “Se accomunate, tali differenze si possono inscrivere in un movimento di crescita (o decrescita, a seconda del punto di vista), di intensità spaziali e tonali: dal novilunio, al plenilunio” scrive Stocchi nel testo in catalogo. Fasi Lunari, quindi, è un progetto espositivo che racconta visivamente, attraverso le opere, il rapporto intellettuale – fatto di scambi di vedute, confronti dialettici e incroci di punti di vista – tra Oehlen e i suoi studenti; un rapporto che, muovendo dalle aule dell’Accademia, è proseguito anche negli anni successivi.

La mostra, quindi, è strutturata in una successione di fasi, intese come singoli nuclei espositivi che però dialogano nello spazio grazie ad un allestimento sapientemente curato nei dettagli, fondato sull’idea di un piano orizzontale dove il “peso” di ogni lavoro è identico a quello degli altri. Questo fa sì che ogni opera esposta attivi, e allo stesso tempo ne sia anche il risultato, il dialogo con le altre opere esposte in un continuo gioco di contrasti, rimandi e opposizioni. Se i dipinti, assolutamente piatti e quasi monocromi, di David Ostrowski sfiorano il grado zero della pittura, ricordando al tempo stesso l’impossibilità di raggiungerlo, quelli di Andreas Breunig si riversano nello spazio grazie all’inserimento di strutture scultoree che ingombrano la sala espositiva. La contaminazione con lo spazio si attiva anche nella serie di Fabian Ginsberg dove i pannelli di polimetilmetacrilato portano il visitatore a vedere riflessi, mentre osserva il dipinto, se stesso, come anche la sala e le pareti posteriori. Max Frintrop invece dipinge tele dalle seducenti e astratte composizioni coloristiche, dove ciò che colpisce lo sguardo sono la corposità della pennellata e la densità del colore che vi viene steso. Il lavoro di Peppi Bottrop al contrario annulla la dimensione del colore a favore di una totale riduzione del dipingere a grafite pura. Questo porta lo sguardo dello spettatore a perdersi in neri garbugli di linee dalle forme eterogenee che, nonostante la bidimensionalità del supporto, hanno la forza di trasmettere l’incisività del gesto che le ha disegnate. Infine, le tele di differenti dimensioni di Yuji Nagai riportano lo spettatore a contemplare campi di colore dai toni pastello che accolgono minuscoli disegni di fiori, foglie e vegetali che, racchiusi in composizioni circolari dal tratto sognante, sembrano quasi essere avulse dal tempo presente.

Installation view, piano terra, Fasi lunari, Fondazione Carriero. Albert Oehlen – Baum 4, 2016. Apparecchio audio, console luci, faretto, suono, albero, base, olio su plexiglass. Dimensioni variabili. Courtesy l’artista. Ph. Agostino Osio

David Ostrowski – F (Love, Sex and War), 2015. Acrilico, smalto, cotone su tela, legno. 220 x 275 cm. © David Ostrowski. Courtesy Sprüth Magers. Ph. Agostino Osio

Installation view, piano terra, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Sinistra – Max Frintrop – No problem, 2015. Pigmenti, acrilico, inchiostro su tela. 260 x 180 cm. Courtesy l’artista. Centro – Andreas Breunig – Corrupted data: more intense II,  2016. Olio, grafite, carboncino su tela, cornice in legno. 213 x 173 x 83 cm. Courtesy Warhus Rittershaus. Dietro – Yuji Nagai – Valley, 2016. Olio su tela. 180 x 140 cm. Courtesy Warhus Rittershaus. Destra – David Ostrowski – F (Don’t Honk), 2015. Acrilico, smalto, cotone su tela, legno. 220 x 275 cm. © David Ostrowski. Courtesy Sprüth Magers. Ph. Agostino Osio

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