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Hoonaz Afaghi. L’Anima Universale della Natura

Hoonaz Afaghi. L’Anima Universale della Natura

Sin dai graffiti nelle caverne preistoriche, l’uomo ha espresso tramite l’arte il suo profondo legame con la natura: inizialmente si trattava di segni elementari che rispondevano a esigenze di carattere magico e religioso, che con il tempo si sono evoluti in immagini più complesse. Da sempre la natura nutre l’immaginario collettivo e ispira gli artisti di tutto il mondo con il suo inesauribile archivio di forme, texture e gamme cromatiche. A partire dal secolo scorso la natura in arte ha inoltre recuperato il suo carattere misterioso, è diventata rifugio e via di fuga per l’uomo che, oppresso dalla frenesia della società contemporanea, cerca in essa segrete corrispondenze con i propri stati d’animo e un rinnovato senso di appartenenza con la vita dell’universo.

Queste istanze spirituali hanno radicalmente modificato le raffigurazioni pittoriche degli elementi naturali in direzione di un sempre meno accentuato realismo: gli artisti hanno cominciato a comunicare la loro visione del mondo attraverso linee geometriche, forme astratte e colori in modo che una forma appena abbozzata o un accenno di gradazione cromatica bastasse per far emergere in tutta evidenza il riferimento naturalistico.

Molti artisti nella loro ricerca dell’unità perduta tra uomo e natura si sono interessati alle culture arcaiche, che rifiutavano una distinzione netta tra l’uomo e gli altri esseri. Per i primitivi le cose avevano un’anima o forza che dava loro vita e la magia era basata sulla credenza nelle “connessioni nascoste” fra tutti gli esseri e quindi anche tra l’uomo e gli elementi naturali. Per evidenziare visivamente queste affinità formali e simboliche, i pittori che privilegiano un linguaggio astratto sottopongono la natura a un processo di analisi e di sintesi, al termine del quale la tela mostra un nuovo panorama mentale in cui la natura è manifestazione delle percezioni interiori dell’artista in relazione al paesaggio che sta guardando o immaginando.

A questa categoria appartiene anche Hoonaz Afaghi (1973, Tehran), artista iraniana che, dopo un iniziale approccio creativo al calligramma, ha scelto di allontanarsi gradualmente dalla linea per approdare alla pura pittura.

I suoi quadri, realizzati con una tavolozza opaca che recepisce tutte le sfumature animali e vegetali presenti in natura, lasciano trapelare quell’unica legge che regola il tutto di cui scriveva il pittore svizzero Paul Klee (1879 – 1940) nei suoi Diari. I silenzi e le epifanie evocati dalla sua pittura conducono lo spettatore alla scoperta di quello spirito, o principio vitale, che giace latente sotto la superficie della realtà e che genera e governa uomini, animali, alberi e montagne.

I soggetti privilegiati di Hoonaz Afaghi sono dettagli di alberi, rocce, foglie o animali in cui il dato visivo reale viene scomposto e frazionato per raggiungere l’unità minima e indivisibile della materia e arrivare alla sua essenza, quell’anima universale dell’esistente su cui si basa il ciclo della vita. L’artista circumnaviga mentalmente il soggetto da rappresentare e ne analizza tutte le parti per restituirlo in un’immagine condensata che supera il concetto di tempo inteso come cronologia di eventi per alludere a un’eterna simultaneità di attimi densi.

Nelle sue composizioni non c’è alcuna distinzione tra figura e sfondo e il colore acrilico simula ovunque la stessa indistinta pasta biologica di cui è fatto il mondo. In certe zone lo strato cromatico appare disteso in modo fluido, mentre in altre s’addensa in elaborate stratificazioni; a volte sembra espandersi liberamente sul supporto pittorico, a volte invece la sua propagazione appare disciplinata da linee e contorni che suggeriscono enigmatici abbozzi di strutture.

L’assenza di confini netti tra i vari elementi che compongono la visione e la loro natura metamorfica non implica che le immagini siano irresolute e poco strutturate, ma manifesta al contrario la consapevolezza di un ordine superiore che trapassa senza soluzione di continuità da un elemento all’altro. Emblematici a questo riguardo sono i dipinti della serie Tree, dove la materia-albero, indifferentemente intesa come chioma, foglia, legno, tronco, bosco o ramo, viene investigata come se fosse un’entità mitologica primaria che soverchia l’essere umano con la sua lussureggiante e multiforme bellezza.

Come per Paul Klee, anche per Hoonaz Afaghi la pittura naturalistica è il modo più immediato per esprimere una determinata Weltanschauung (idea del mondo), che non sarebbe fuorviante definire animistica. La sua simbiosi con il paesaggio è talmente accentuata che dall’esterno è quasi impossibile intuire se nei suoi dipinti i riferimenti visivi alla natura siano da interpretare come metafora di una condizione esistenziale o se siano invece le emozioni umane a essere plasmate dai suggestivi scenari biomorfi che raffigura.

La costante ricerca di armonia cromatica e di equilibrio formale (indipendentemente dal fatto che la visione abbia una connotazione calma, gioiosa, malinconica o inquietante) dimostra come alla base della sua poetica ci sia una concezione ciclica e circolare della vita, in cui ogni elemento si assesta e si trasforma in relazione agli altri. Particolarmente emblematico a questo riguardo è Disturbed, brillante saggio di pittura compendiaria in cui poche rapide pennellate gestuali abbozzano un’ambigua sagoma di donna in totale fusione con l’immaginario paesaggio che la circonda, al punto che ella stessa sembra assumere le sembianze di una roccia che si erge orgogliosa verso il cielo nonostante il vento e la neve.

E proprio il recupero dell’antica intuizione della totale compenetrazione del creato è all’origine del profondo senso di liberazione e piacere che si prova guardando la pittura di Hoonaz Afaghi, in cui l’inevitabilità di tutto ciò che accade sulla tela azzera ogni ipotesi di conflitto e rimpianto. La profondità della sua osservazione, che si applica con la stessa intensità all’infinitamente piccolo come all’universale, rende evidente come la pittura astratta possa essere uno strumento di ricerca spirituale intimamente connesso con le ancestrali forze che plasmano e perpetuano il mistero della vita sulla Terra.

Hoonaz AfaghiHoonaz Afaghi, Tree 2, Painting, Acrylic, 2019

Hoonaz Afaghi, Life-Cycle, Painting, Acrylic 2018

Hoonaz Afaghi, Wood, Painting, Acrylic, 2018

Hoonaz Afaghi, Disturbed, Painting, Acrylic, 2018

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